Alle liberalizzazioni le Regioni rispondono indietro tutta

Urbanistica, Real Estate & CCI – Con la conversione nella legge n. 27 del 24 marzo 2012 del dl 1/2012 il Parlamento italiano ha fatto fare un altro piccolo passo indietro al processo di liberalizzazione economica lanciato con tanta foga nei primi trenta giorni del Governo Monti. (da MARKUP 209)

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Dopo il mantenimento dei vincoli autorizzativi su taxi, auto a noleggio, rivendite di quotidiani e periodici, e dopo aver subìto una sconfitta sulla vendita dei farmaci, anche il termine entro il quale le Regioni avrebbero dovuto adeguare le proprie normative ai principi di libertà insediativa delle attività economiche previsti dall'articolo 31, comma 2, della legge 214/2011, è stato spostato dal 26 marzo al 30 settembre 2012.
Sei mesi non sono un termine irragionevole: potrebbe anche essere motivato dalla complessità dell'iter istituzionale che una revisione normativa complessa comporta. Ma è una spia importante sulle prospettive di quello che è stato definito "il tempo delle liberalizzazioni" e che ha visto fin dai primi momenti un atteggiamento quantomeno contraddittorio da parte delle Regioni che, ricordiamolo, sono un passaggio decisivo per il concretizzarsi di un sistema di regole in cui la nascita di nuove imprese e lo sviluppo di quelle esistenti siano davvero liberati da lacci e laccioli.

Il caso del Piemonte
Con la modifica del titolo V della Costituzione (legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001) alle Regioni sono state attribuite competenze esclusive in molti campi e non è facile tornare indietro su questo passaggio, come ha dimostrato la recente sentenza (n. 80 del 2 aprile 2012) della Suprema Corte che ha dichiarato "costituzionalmente illegittima" buona parte del codice del turismo (Dlgs n. 79 del 23 maggio 2011) approvato lo scorso anno dal Parlamento. Forti di questo principio, le maggiori pressioni per un rinvio del termine sono dunque venute dalle Regioni, le quali nei 3 mesi trascorsi dal 27 dicembre 2011, non hanno neppure avviato l'iter di modifica, anzi. La regione Piemonte, per esempio, ha scritto a chiare lettere in una circolare (prot. 4353 del 21 marzo 2012) inviata a tutti i Sindaci, che fino a quando (quindi senza alcun termine) l'ente regionale non adeguerà la propria disciplina in materia di commercio, non si applicheranno le leggi statali, ma la vecchia disciplina regionale. Una disciplina che, tanto per citare un caso, prevede un sostanziale blocco autorizzativo biennale per il rilascio di autorizzazioni di grandi superfici di vendita.

...e della Regione Lombardia
La Regione Lombardia ha completato l'iter di approvazione di una propria legge (legge regionale n. 3 del 27 febbraio 2012, denominata "legge harlem"), già in itinere dallo scorso giugno, in contrasto sostanziale con i principi liberalizzatori: per esempio, vengono ripristinati i piani comunali del commercio e sottoposte a criteri comunali le medie strutture di vendita. Viene, inoltre, stabilito che, attraverso l'individuazione di zone in cui, per ragioni di decoro, di congestione e/o di traffico veicolare, i Comuni possono vietare l'insediamento delle piccole attività commerciali e di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, stabilendo altresì la conoscenza della lingua italiana come condizione per l'accesso all'attività commerciale. In sostanza, un'interpretazione molto ampia dei motivi imperativi di interesse generale richiamati dal Dlgs 59/2010 (recepimento della direttiva europea 2006/123/CE, Bolkestein) estesa anche ai valori di tipo sociale. Nel frattempo le 6 regioni economicamente più importanti hanno fatto ricorso contro lo Stato alla Corte Costituzionale in materia di libertà degli orari dei negozi, dopo aver tentato (con sonore bocciature da parte dei Tar) di impedire le aperture domenicali e festive. Alle Regioni spettano i criteri attuativi della normativa sulle farmacie: se questo è il concetto di liberalizzazioni, quanto tempo servirà per revisionare le piante organiche ed aprire questo mercato all'ingresso delle nuove farmacie? E per le rivendite di quotidiani e periodici? La legge 27/2012 ha mantenuto la totale competenza alle Regioni nelle direttive ai Comuni per il rilascio delle autorizzazioni: se rimarranno identiche a quelle finora viste, dove finirà lo spirito innovativo del Governo Monti? Oggi dunque le liberalizzazioni sono di fronte al nodo Regioni, un nodo che si rileva molto difficile da sciogliere e sul quale il tempo delle liberalizzazioni rischia un brusco arresto, se non un naufragio vero e proprio.

Allegati

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