Art. 62 e pagamenti: effetti sul sistema

ECONOMIA & ANALISI –

Cresce il dibattito sui tempi di pagamento inseriti nel decreto liberalizzazioni. Le possibili conseguenze sulle filiere (da MARKUP 207)

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+ Cresce il ricorso a finanziamenti bancari da parte gdo

– Si riducono i tempi di pagamento per deperibili e food

Per antonomasia, i rapporti tra industria e distribuzione sono sinonimo di conflittualità. L’articolo 62, contenuto nel decreto liberalizzazioni e intitolato “Disciplina delle relazioni commerciali in materia di prodotti agricoli e agroalimentari”, rischia di accentuare non solo sui tempi di pagamento (30 giorni per i freschi e 60 per il resto del food) stabiliti con accordo scritto, quanto per gli effetti sulle relazioni commerciali. “Ci preoccupa soprattutto, oltre al punto sui tempi di pagamento di cui si chiede comunque una modifica, il comma 2, che inserisce vincoli destinati a complicare la situazione invece di semplificarla -chiarisce Massimo Bongiovanni, presidente di Centrale Adriatica Coop-. Ad esempio, sottoscrivere contratti quadro annuali, individuando (in anticipo) le quantità, non tiene conto di variabili, come cali dei consumi, impatto di promozioni, effetti delle variazioni meteorologiche, che incidono in maniera elevata sulle quantità richieste. Il rischio è di aumentare in maniera esponenziale il numero dei contratti, con effetti non positivi sull’efficienza. Ma, oltre questi effetti contingenti, è l’impianto complessivo dell’articolo a creare asimmetria tra le parti, puntando a un cambiamento epocale unilaterale nelle relazioni commerciali tra retail, mondo produttivo e Idm, di cui, forse, non tutti riescono a intravedere gli effetti di medio e lungo periodo”.

Ipotesi sul tappeto
Per smussare le difficoltà, i distributori stanno lavorando per modificare alcuni aspetti: il più importante riguarda il fatto di non mettere sullo stesso piano piccole e medie imprese, soprattutto agricole, e multinazionali. “Si potrebbero inserire griglie con suddivisioni delle imprese per classi di fatturato o tipologia di prodotti”, precisa Bongiovanni, secondo il quale, già con la normativa attuale alcuni retailer, tra cui certamente Coop, sono riusciti a stringere partnership con piccole imprese agricole valorizzando i rispettivi posizionamenti. “Invece di un intervento così dirigistico, auspichiamo la creazione di un tavolo di confronto tra tutti gli attori, che, entro tempi definiti, trovi accordi accettabili per tutti”, conclude Bongiovanni. Vero è -aggiungiamo noi- che di tavoli del genere si è molto parlato in questi anni, con soluzioni scarse, sotto gli occhi di tutti. Chi non ricorda i tavoli per evitare l’applicazione di una legge Galland anche in Italia?

Squilibri finanziari
L’articolo 62 non impatta solo sulle relazioni industriali. “Premesso che ci auguriamo che l’attuazione del decreto abbia tempi simili a quelli di altri Paesi europei (vale a dire circa 3 anni) non cambieranno tanto i rapporti commerciali, ma gli equilibri finanziari -sostiene Maniele Tasca, direttore generale di Selex-. Questo soprattutto con i piccoli e medi produttori, poiché le grandi aziende hanno sempre imposto termini di pagamento inferiori agli attuali 60 giorni di legge”.
Non solo: le difficoltà di equilibrare i flussi finanziari non riguardano solo le Pmi agricole o industriali, ma anche quelle commerciali. “Va ricordato che il 30% della gdo nazionale ha difficoltà finanziarie: il 70% del nostro sistema è composto di piccole e medie imprese, che, con questi obblighi, rischiano di essere messe in ginocchio”, chiarisce Camillo De Berardinis, presidente Ancd. Un campanello d’allarme per la do? “Non credo che la distinzione sia tra gd e do -chiarisce Tasca-, ma tra operatori che pagano già alla scadenza ed operatori che, facendo concorrenza sleale, non rispettano gli impegni. Questo significa che le conseguenze saranno gravi, in termini di oneri finanziari, minori investimenti e minore occupazione. Senza dimenticare le difficoltà di accesso al credito che, per decreto, vengono spostate sui distributori”.
Se l’insieme di questi interventi implicherà anche una maggiore efficienza complessiva del sistema è auspicabile, ma non certo. “È uno scenario possibile, ma oggi risulta difficile quantificare i benefici -conclude Tasca-. Soprattutto richiederanno tempo: ecco perché è fondamentale attuare il decreto su un periodo ampio”.

     
  La parola ai produttori:
il caso delle filiere della carne
e dell’ortofruttai
 
 

Le forti perplessità dei distributori non sono affatto condivise dai produttori. Confagricoltura, Coldiretti e cooperative agricole sono convinti che il contenuto dell’articolo 62, così come impostato, debba essere confermato. Sentiamo il parere di alcune filiere.

Filiera carni
“Per noi, questa norma presenta diversi aspetti positivi, legati alla creazione di un circolo virtuoso che avvantaggia l’intero sistema-precisa Giuseppe Borin, direttore di Azove-. Uno degli elementi più significativi riguarda il fatto che i tempi certi di pagamento facilitano i flussi di liquidità delle nostre imprese, oltre a permettere una riduzione degli oneri finanziari con le banche, soprattutto in tempi, come gli attuali, di forti difficoltà nell’accesso al credito. Inoltre, diminuisce il rischio sia di esposizione verso i nostri clienti sia di insolvenza fuori controllo, in particolare nei confronti delle piccole imprese distributive, del normal trade e dei grossisti. Senza contare i rischi dello slittamento dei termini di pagamento, che innesta, di nuovo, difficoltà finanziarie e gestionali per le nostre imprese. In questo contesto -conclude Borin- auspichiamo anche una migliore programmazione da parte del trade nella gestione delle quantità consumate”.

Filiera ortofrutta:il quadro europeo
Sul fronte della filiera ortofrutticola, Paolo Bruni, presidente di CSO-Centro Servizi Ortofrutticoli e di Cogeca, Confederazione Generale Cooperative Agroalimentari dell’Unione Europea, mette in luce alcuni legami a livello europeo. “Mi auguro che le misure sui tempi di pagamento contenute nel decreto liberalizzazioni possano contribuire ad accelerare la discussione in corso a Bruxelles sulle relazioni contrattuali in seno alla catena alimentare -chiarisce Bruni-. Del resto, la problematica dei tempi di pagamento, insieme ad altre pratiche sleali e abusive con le quali i produttori e le cooperative europee debbono troppo spesso confrontarsi, sono da tempo oggetto di attenzione da parte delle istituzioni comunitarie e sono state discusse nel Forum costituito dal vice-presidente della Commissione Europea Antonio Tajani. In quest’ottica, l’iniziativa del Governo italiano potrà contribuire ad una rapida definizione di una iniziativa legislativa organica valida per i 27 Stati membri della Ue”.

 
     

     
  Approvazione a ostacoli  
 

Al momento della chiusura del giornale (27 febbraio), l’iter di approvazione del decreto legge sulle liberalizzazioni non si è ancora concluso. Infatti, il disegno di legge n. 3110, intitolato “Conversione in legge del decreto-legge 24 gennaio 2012, n° 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza” è ancora in fase di discussione all’interno della Commissione. L’approvazione potrebbe avvenire entro la fine della settimana, anche se non mancano coloro che prevedono ulteriori slittamenti. Per quanto ci riguarda, continueremo a seguire la questione in tutti i suoi aspetti.

 
     

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