
2. Spesso il raffronto sui costi non avviene con gli stessi pesi
I lettori di MARK UP, diversamente da molti sedicenti esperti, commentatori e giornalisti economici, sono in grado di seguire un ragionamento basato su valutazioni quantitative. Ne approfitto, quindi, per mettere in evidenza, con un paio di esempi, come l'uso strumentale dei numeri e delle statistiche possa condurre a risultati paradossali, puntualmente riportati senza vaglio critico dalla maggior parte dei nostri media. Quasi ogni giorno alcuni rappresentanti delle associazioni dei consumatori dicono che l'incremento dei prezzi della pasta di semola porterà a un aggravio della spesa pari a 146 euro per una famiglia che consumasse un chilo di prodotto al giorno. Ora, se la differenza di prezzo al consumo è di circa 40 centesimi tra il 2007 e il 2008 (in realtà è un po' meno, in media d'anno, ma lasciamo perdere), il prodotto tra 0,40 e 365 giorni effettivamente fa 146. Nulla da dire, sembrerebbe, e, invece, questo è il classico esempio di rappresentazione corrotta della realtà mediante un'affermazione giusta che ne induce un'altra, ben più rilevante, del tutto falsa, cioè che mediamente l'aggravio è di 146 euro per famiglia. Infatti, se moltiplichiamo 24 milioni di nuclei per un chilo di pasta al giorno otteniamo un consumo di pasta pari a 8,76 miliardi di kg/anno. Il consumo di pasta di semola per usi domestici in Italia è nel 2007 pari a meno di un decimo di tale cifra, poco meno di 800 milioni di kg/anno. Dunque il ragionamento realistico sarebbe: consideriamo 800 milioni di kg/anno (informazione reale) e dividiamo per 24 milioni di famiglie per ottenere 32,5 chili di consumo domestico annuo pari a un consumo di circa 2,8 kg/mese. 40 centesimi (l'incremento del prezzo) per 2,8 kg fornisce 1 euro e 12 centesimi, che è l'aggravio mensile di spesa per una famiglia media italiana. Il che equivale a un maggior costo della vita di 3-4 centesimi al giorno e 14,50 euro all'anno. È tanto o poco, non so. Di questo, comunque, stiamo parlando.
L'esempio del grano
Un altro esempio, utile da analizzare, riguarda l'affermazione da parte di un'associazione di agricoltori che il prezzo del grano oggi è pari a quello di 30 anni fa mentre il costo di un pacco di spaghetti è cresciuto molto. Come si può sostenere questo? Semplice. Immaginiamo di segnare su un foglio di carta il prezzo del frumento all'origine ogni anno, dall'inizio degli anni '80. Su un altro foglio di carta segniamo il prezzo di un pacco di normali spaghetti nel tempo. Nel 2008 ci troviamo quindi con due serie storiche di prezzi (che convertiamo in euro a cambio fisso per la parte in lire). A questo punto prendiamo la serie dei prezzi del frumento all'origine e la moltiplichiamo per la serie dei coefficienti di rivalutazione della lira pubblicata dall'Istat, che fornisce appunto una misura dell'inflazione generale subita da tutti i beni e servizi prodotti e consumati nel paese nel corso del tempo. Otterremo una serie “rivalutata”, in cui il prezzo della materia prima è espresso in potere d'acquisto del 2008 (coefficiente pari a 1). Poiché nel corso del tempo la moneta ha perso valore, i coefficienti di rivalutazione nel passato saranno maggiori di 1, perché indicano quanti euro di allora sarebbero stati necessari per acquistare 1 euro di beni e servizi ai prezzi di oggi. Poiché il frumento ha subito un'inflazione molto minore di quella media, da ciò emergerà che il suo prezzo alla tonnellata era effettivamente maggiore negli anni '80 rispetto a oggi. Confrontando la serie rivalutata del frumento con quella nominale della pasta si ottiene la tesi. Come volevasi dimostrare? No, perché, infatti, anche al prezzo della pasta bisognerebbe riservare analogo trattamento e si perverrebbe alla conclusione, magari spiacevole o controintuitiva, che anche la pasta costa oggi meno che 25 anni fa (in termini di quanti beni e servizi si potevano e si possono acquistare con il ricavato della vendita di un chilo di pasta). Semplicemente quest'ultima operazione di rivalutazione viene dimenticata oppure omessa. Tralascio il commento. Ci sono poi notizie poste in modo leggero o surreale relative a questioni di grande impatto sull'economia e sulle nostre tasche. A metà novembre gli Stati della Ue hanno abolito la validità di molti disciplinari che regolavano la commercializzazione di prodotti alimentari non trasformati che stabiliscono forma, aspetto e altro che i diversi prodotti devono rispettare per essere legittimamente venduti. Ebbene, nel testo (Ansa, 12-11-08, h 12:03) di questo provvedimento, dalla forte valenza liberalizzatrice dei mercati, osteggiato da molte lobby a Bruxelles, leggo: “Una nuova era comincia per i cetrioli curvi e per le carote nodose”. Non è uno scherzo. È il commento della commissaria Ue per l'Agricoltura, Mariann Fischer Boel.
Un ordine di grandezza di differenza
(al consumo - pasta di semola)
| Differenza di prezzo 2008 vs 2007 |
Ipotesi di consumo giornaliero |
Incremento di prezzo annuo |
|
| AUMENTI TEORICI | +0,40 € al kg | 1 kg |
146 € |
| |
Differenza di prezzo 2008 vs 2007 |
Reale consumo mensile medio |
Incremento di prezzo annuo |
| AUMENTI REALI |
+0,40 € al kg | 2,8 kg |
13,44 € |





































