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Articolo pubblicato su MARK UP 165 Marzo 2008
MARK UP LAB - Le running shoes di Nike+, aggressive sì, ma déjà vu
Una marca espressiva declinata su un prodotto pensato appositamente per la corsa
M. Baroni, P. Fontana e L. Rubinelli

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• Un brand globale che ha fatto dell’aggressività la cifra caratteristica della sua presenza sul mercato
• Le scarpe Nike+ promettono al runner performance elevate grazie al sodalizio di branding con Apple

Un background storico di tutto rispetto

Apartire dagli anni ‘90 Nike instaurò un legame sotterraneo con la filosofia della new economy e ancora oggi fa parte, nell’immaginario collettivo, della cultura tipica della rete. D’altronde lo “swoosh”, ovvero il baffo di Nike, ispira movimento e rimanda a quelle forme ellittiche che collimano con l’espressione di un nuovo capitalismo, di un’impresa dinamica e non immobile.
Velocità, fantasia e creatività, sapientemente orchestrate in una comunicazione efficace e pervasiva, sono le caratteristiche che hanno portato questo brand sportivo a diventare un vero e proprio maker sociale coerente con la personalità degli atleti-divi che nel corso degli anni si sono succeduti, o affiancati, in qualità di ambassador del marchio. Dal 2000 in poi, tuttavia, qualcosa è cambiato. Il brand ha dovuto rielaborare il dissenso proveniente dalla cultura antagonista e, per tutta risposta, ha affermato con maggior forza la sua connotazione di marchio energico e squisitamente americano. Anche grazie alle relazioni instaurate con Apple con cui ha voluto e saputo creare luoghi ideali, non fisici, per aggregare sottogruppi distinti di nuovi consumatori.

     
 

IL METODO di lavoro

 
 
Cinque diverse sensibilità professionali al cospetto di una marca e del relativo prodotto. MARK UP LAB ha riunito un economista, un futurologo, un creativo, un consumerista e un semiologo per ragionare sul nuovo modello di running shoes di Nike.
Il lavoro è stato scandito in due distinti momenti analitici: la riflessione sulla marca e il successivo scandagliamento sul prodotto.
Ciascun professionista, a turno, ha dovuto ragionare in base a categorie percettive rilevanti: VISIBILITÀ, ESPRESSIVITÀ, COERENZA, AGGRESSIVITÀ, CENTRATURA DEL TARGET per quanto riguarda la marca, mentre ACCESSIBILITÀ-ERGONOMIA, DESIGN, INNOVAZIONE, GRADO DI SERVIZIO, CICLO DI VITA, VALORE AGGIUNTO, INFORMAZIONE per quanto riguarda il prodotto.
 
     

 

Lo swoosh vive sul prodotto. Ma il brand è ormai un’icona

     
  CHI LO DICE   VISIBILITÀ   ESPRESSIVITÀ   COERENZA   AGGRESSIVITÀ   CENTRATURA DEL TARGET
  Thomas Bialas
Futurologo
  Sul prodotto, sia sulla scarpa sia sul pack, il marchio è ancora ben riconoscibile con tutti i suoi connotati grafici  

Il messaggio “Just do it” è ancora principale e forte, ma, secondo me,
in via di rapida obsolescenza

 

La marca è certamente coerente rispetto alla sua mission. Manca, invece, l’aderenza con il futuro dell’innovazione aperta e modulabile dal consumatore

 

Nike si conferma una marca aggressiva in linea con le cifre stilistiche che caratterizzano i suoi più famosi spot e messaggi pubblicitari

 

Il brand qui espresso ha forse
più presa sul mercato asiatico, meno su un mercato (e quindi un target) più evoluto in termini di gusto

  Paolo Dossi
Semiologo
 

Un baffo che, via via pulito da altri segni espressivi, si fa notare con prepotenza anche se sul prodotto in questione si presenta monocromatico

 

 

Una marca superata dal modello tecnocratico del prodotto che, con la sua morfologia articolata, è estremamente visibile

 

La marca è coerente con l’alta performance implicitamente promessa nel connubio con la tecnologia innovativa dell’iPod

 

Il baffo è un graffio appuntito che sintetizza compiutamente l’indole della marca. Da sempre rappresenta la sua forza e la sua energia

 

Con l’associazione alla tecnologia digitale dell’iPod, Nike sembra voler puntare a un target giovanile

  Stefano Rallo
Strategic planner
McCann Erickson
 

Un brand ormai iconizzato e come tale visibile anche quando non si vede (bianco su bianco)

  I colori pieni (l’arancione del pack) e il segno “+” accostato al logo danno tono alla marca e forza al messaggio “Just do it”

 

 

Se nella comunicazione Nike strizza l’occhio al team building, la marca risulta, invece, individualista e centrata sull’“io”

 

Dna aggressivo nelle sue varie declinazioni. Anche in quella femminile.
Inoltre, il motivo “black” è ricorrente nella comunicazione del brand

 

Con l’iPod l’intento è di segmentare, ma il richiamo alla tecnologia fornisce, secondo me, solo una ragione funzionale all’acquisto

  Roberto
La Pira
Consumerista
  -  

La marca è espressa in cinque ripetuti richiami: sulle scarpe, sulla confezione arancione e sul libretto informativo

 

-

  Una marca aggressiva che utilizza aggressivamente la leva della comunicazione. L’obiettivo, da sempre perseguito, è colpire l’immaginario  

-

  Edoardo
Sabbadin

Economista
  Il logo c’è ma senza enfasi. La marca è poco ostentata probabilmente per raggiungere un consumatore meno “street” e più maturo   Nel prodotto, la marca si pronuncia in modo soft pur essendo presente in maniera visibile   La marca “raccontata” dal prodotto sembra sotto tono rispetto suo vissuto e al carattere aggressivo   -   Rispetto al target elettivo, in questo caso Nike sembra “parlare” a un consumatore più adulto
                       


Nike, il futuro non è ancora qui
Dai giudizi dei cinque esperti riuniti al tavolo di MARK UP LAB emerge che Nike è un brand vivo. Ciononostante, dinanzi all’ultimo modello di running shoes griffate dal baffo, le considerazioni in parte concordano, in parte divergono. Il marchio resta, agli occhi di tutti, un segno espressivo impattante e in grado di cavalcare gli stili e le ere di consumo. Persiste il collegamento con la new economy, anzi il prodotto in esame rivela quell’anima multitasking propria dell’iPod a cui, in potenza, è unito commercialmente. Tuttavia, a un’analisi più approfondita, il brand calato nella fisicità del prodotto si mostra coerente con il suo retaggio valoriale storico, ma poco proiettato al futuro mutevole della digital economy. Nike insiste sul claim “Just do it”, senza però manifestare la volontà di aggiornarlo pienamente rispetto alle istanze del social networking, della condivisione e della partecipazione tipiche della cultura della rete. In futuro, allora, il brand potrebbe accompagnarsi a “Just wik it”, espressione che, mutuata dal neologismo di ”Wikipedia”, vorrebbe dire “Cambialo!”. Questo potrebbe essere, insomma, un messaggio programmatico verso la open innovation e, insieme, un chiaro invito al consumatore ad assumere un ruolo autoriale e attivo.

Sì al colore
Arancione, un colore vitaminico per il pack. Una scelta dettata dall’intenzione di dare risalto al logo e alla scritta “Just do it” in bianco. Un piumaggio che rientra nella filosofia espressiva del brand: energia e immediatezza

Cartone pulito
Il pack senza colla, dal colore sgargiante e di fattura semplice, è completamente di cartone e rimanda alle logiche di responsabilità sociale

La reason why di Shox
Il sistema di ammortizzazione “Shox” conferisce alla scarpa da corsa un’allure tecnica, ma appare come un elemento più decorativo che funzionale

Scarsa chiarezza
Il visual del leaflet può essere fuorviante: il modello di scarpa rappresentato è diverso da quello contenuto nella confezione. L’immagine dell’iPod, inoltre, non fa chiarezza su che cosa sia effettivamente venduto insieme al prodotto

 

+

 
 

• Il brand è sempre un’icona universale

 
 

• Il prodotto esprime chiaramente la sua funzionalità

 
  -  
  • “Just do it” è un claim un po’ stanco
 
  • Design datato, poco cool  
     


Luce sul prodotto
Nike si presenta alla platea mondiale dei consumatori con un codice genetico ben preciso comunicando il “vero” sport accessibile a tutti. Questo Dna distintivo ha fatto di Nike il grande dominante del settore. Niente la limita: la pubblicità è uno dei suoi vantaggi competitivi e, nel tempo, si è conquistata l’intera arena percepibile da parte dei giovani, firmando grandi campioni e occupando tutti i generi narrativi. Un bagaglio acquisito molto impegnativo che ogni nuovo prodotto della casa deve dimostrare di saper gestire ed evolvere. Nello specifico, l’ultimo modello di running shoes gioca la sua partita grazie alla collaborazione di Apple. Le scarpe Nike+ presentano, infatti, una tasca integrata progettata per ospitare il sensore iPod sotto la soletta. Insomma, il prodotto offre a chi corre la possibilità di misurare velocità e altri parametri fisici per vivere appieno il momento sportivo.

Nike+: c’è vita oltre lo sport?
Un prodotto funzionale. Su questo punto i pareri degli esperti riuniti al tavolo di MARK UP LAB concordano. Le running shoes di Nike richiamano la fluidità della falcata. Essendo estremamente basic, hanno la caratteristica di comunicare chiaramente lo scopo per cui sono state pensate e per cui bisognerebbe acquistarle: la corsa. Sul fronte dell’estetica, invece, il modello sembra meno convincente. Linee plastiche e pronunciate imprimono un carattere aggressivo coerente con il Dna del brand, ma vincolato a una specificità tecnica. Le forme carenate fanno della scarpa una sport choice, una scelta di sport, e non già una life choice, una scelta di stile.Il design è stato pensato per suggerire una performance, non una qualità, un modo di rappresentare se stessi attraverso un prodotto di marca. Una considerazione, questa, che non ha mancato di influire anche sull’analisi del ciclo di vita atteso. Tutti concordi, infatti, nel dire che la scarpa è al di là della moda attuale e perciò meno vulnerabile ai cambi di tendenze. La curiosità è stata calamitata, poi, dal presunto valore aggiunto fornito dall’iPod. Si tratta di un servizio a favore della prestazione o di un gadget? L’abbinamento appare sin da subito per quello che probabilmente è: un’operazione di marketing fondata sulle affinità tra due brand estremamente evocativi e di sicuro impatto. Un espediente che di certo ha nel cross-selling un obiettivo concreto, ma che punta, prima di tutto, a sostenere l’auxologia della marca, a incrementarne l’appeal presso il target da sempre più interessante: i giovani.

 

Nessuna pigrizia, ma poco design per le Nike+

 
  CHI LO DICE   ACCESSIBILITÀ
ED ERGONOMIA
  DESIGN   INNOVAZIONE    
  Thomas Bialas
Futurologo
  Una scarpa un po’ pesante anche se si propone come prodotto tecnico  

Un’estetica decisamente anni ’80 che rievoca modelli introdotti allora sul mercato dall’azienda

 

L’innovazione è sbilanciata: scarpa deludente rispetto all’abbinamento con l’iPod

   
  Paolo Dossi
Semiologo
 

L’imballaggio è semplice, la scarpa è immediata nel comunicare le sue prestazioni

 

 

Un design affilato che convoglia al concetto di aggressività racchiuso simbolicamente dallo swoosh

 

Pochi segni forti di novità. Un modello che si attesta essenzialmente sulla tradizione

   
  Stefano Rallo
Strategic planner
McCann Erickson
 

Un prodotto della “new semplicity”: non c’è elaborazione, ma onestà e trasparenza

  Un’elaborazione molto plastica ma poco sorprendente. Direi quasi familiare

 

 

La carica innovativa risiede principalmente nell’elemento tecnologico del sensore

   
  Roberto
La Pira
Consumerista
  L’ergonomia è assolutamente curata, ma presenta elementi, come le sospensioni, più estetici che realmente funzionali  

Un design un po’ superato, già visto e già conosciuto in passato. La parte migliore è la suola

 

Si tratta di un prodotto che certamente non fa dell’innovazione la sua promessa trainante

   
  Edoardo
Sabbadin

Economista
  La funzionalità ben espressa conferisce al modello una vocazione precisa   Il design rimanda coerentemente allo stile che contraddistingue i prodotti Nike   Il grado d’innovazione non sembra particolarmente elevato sebbene Nike sia un’azienda innovativa    
                   

 

Nessuna pigrizia, ma poco design per le Nike+

 
 
  CHI LO DICE   GRADO DI SERVIZIO   CICLO DI VITA   VALORE AGGIUNTO   INFORMAZIONE  
  Thomas Bialas
Futurologo
 

Il servizio è rappresentato unicamente dall’elemento tecnologico fornito dall’iPod

 

Probabilmente queste scarpe pensate per il running possono durare un anno

  Per lo user non vedo benefit se non quelli forniti dall’eventuale accostamento con l’iPod   Il libretto illustrativo sembra overpromise: mostra un prodotto più evoluto di quello che si trova dentro la scatola  
  Paolo Dossi
Semiologo
 

-

 

Considerando la principale destinazione d’uso,
sembra un prodotto un po’ delicato per via del sensore e della fattura in pelle

  Non c’è valore aggiunto neanche con l’iPod. L’abbinamento sembra, più che altro, una furbizia di marketing   Gli elementi informativi sono ben leggibili e comprensibili. Si vuole chiaramente dare del “tu” al consumatore  
  Stefano Rallo
Strategic planner
McCann Erickson
 

Quando non c’è personalizzazione non si può parlare di servizio che in questo caso manca del tutto

 

Dipende dal target. Di certo il fatto che la scarpa sia basic la fa durare nel tempo, oltre le mode

  Nell’area della coolness e dal punto di vista dello stile il modello non offre alcun valore aggiunto   Il libretto informativo sembra povero in termini di engagement e di experience  
  Roberto
La Pira
Consumerista
  Il rapporto prodotto/servizio appare basso: l’iPod sembra essere solo un gadget potenziale  

Dipende dall’utilizzo che se ne fa. Indicativamente, direi 6 mesi per il running, 2 anni per passeggiare

  Non si individua un elemento o una funzione che possa rappresentare pienamente un plus differenziante   Scarsa informazione circa
i materiali
e la loro manutenzione. Preferibile una maggiore enfasi sull’utilizzo della pelle
 
  Edoardo
Sabbadin

Economista
  Un modello che offre una particolare leggerezza per la corsa grazie ai materiali appositamente studiati   Una scarpa non tipicamente modaiola e quindi destinata a resistere nel tempo e per più stagioni   -   Il leaflet rimanda al sito,
il pack riporta i criteri etici secondo cui la scarpa è stata prodotta
 
                     



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