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Recessione e formati, bisogna ripensare i modelli d’impresa
Articolo pubblicato su MARK UP 173 - gennaio 2009
Recessione e formati, bisogna ripensare i modelli d’impresa
Nell'attuale panorama socio-economico l'andamento dei consumi dipende dall’umore dei consumatori e dal sentiment delle aziende. Vincenti i modelli d'impresa a rete in grado di adattarsi alla realtà locale
Paolo Bertozzi
1. Crescita dimensionale: mancano le risorse per lo sviluppo di tipo succursalista
2. Le strutture multilivello (cooperative di consumo e gruppi d’acquisto) non sembrano a lungo sostenibili
3. Tornano alla ribalta modelli d’impresa a rete ma con capacità di adattamento locale


Nel mese di gennaio 2009 Barack Obama, primo presidente afro-americano nella storia degli Usa, si insedierà ufficialmente alla Casa Bianca. La sua elezione rappresenta una svolta di proporzioni epocali, risultato di un processo di trasformazione paragonabile ai grandi cambiamenti climatici che hanno scandito l’evoluzione del pianeta. La svolta decretata dalle urne americane è la conseguenza di notevoli mutamenti avvenuti in un panorama, quello sociale ed economico, nel quale si muovono consumatori e imprese. Il contesto è cambiato radicalmente nel corso degli ultimi anni: nel 2008 si sono concentrati alcuni effetti che amplificano l’intensità dei movimenti ciclici. Il crollo delle Borse ha moltiplicato la debolezza, in parte strutturale, in parte congiunturale, della nostra economia. Lo scenario che si prospetta per il 2009 offre agli osservatori di settore un ambiente modificato nel quale i consumi rappresentano un’incognita legata non solo all’umore e ai nervi di consumatori e risparmiatori, ma anche al “sentiment” delle imprese, del loro management e dei loro azionisti.

Adattamenti possibili
Per quanto riguarda i consumatori, le preoccupazioni sul fronte occupazionale, con le ricadute negative sulla capacità di reddito e quindi di spesa, stanno frenando, come prevedibile, i consumi di beni durevoli, mentre per gli altri prodotti e servizi si osservano comportamenti più complessi. A fronte di una ricerca di risparmio complessivo si amplia la varietà di livelli di prezzo e di servizio richiesti tra le diverse categorie di spesa: alcuni aspetti legati alla “convenience” (piatti pronti e food service in genere) sono ormai per molti difficilmente rinunciabili così come l’acquisto di beni e servizi con forti valenze di socialità e intrattenimento.
Alla luce di queste considerazioni sorge spontanea una domanda: le imprese sono in grado di sviluppare gli adattamenti necessari per rimanere (o ritornare a essere) competitive? Per quanto riguarda il retailing l’adattamento si traduce innanzitutto nella proposta di format coerenti al nuovo ambiente (si veda anche l’articolo di Luca Pellegrini su MARK UP n. 169 di settembre 2008, a pag. 31), ma anche una riflessione sulle forme d’impresa è necessaria. La crescita dimensionale finalizzata al presidio del territorio e alla ricerca di economie di scala deve essere accompagnata da un’elevatissima efficienza nei processi (le gelate dei consumi richiedono strutture di costo molto essenziali) e da elevate capacità di adattamento a livello locale. Il controllo della rete permette inoltre il presidio degli obiettivi e dei livelli di efficienza e costituisce il servizio “venduto” ai fornitori. Oggi non sembrano esserci, né all’interno delle imprese né tanto meno nei mercati finanziari, le risorse per sostenere modelli massivi di sviluppo succursalista. Tornano quindi alla ribalta modelli d’impresa a rete ma con elementi di adattamento. Lentezza e duplicazione di costi operativi delle strutture multilivello (cooperative di consumo e gruppi d’acquisto) non sembrano a lungo sostenibili perché non tutto si risolve con le centrali e le supercentrali d’acquisto. Il franchising richiede forti capacità di controllo e governo che vanno al di là di quanto scritto nei contratti di affiliazione e comunque comporta la duplicazione di alcune funzioni di supporto. In questo panorama si sta diffondendo l’Aip (Associazione in partecipazione), una forma che, scaricando una parte di rischio e responsabilità sull’affiliato ma consentendo al tempo stesso elevate capacità di governo al centro, si adatta particolarmente ai tempi e al clima, come dimostra un settore già da qualche tempo sottoposto a forti pressioni come quello delle agenzie di viaggio. Il modello Aip è adatto a tutti o è solo per piccoli format?


L’Aip (Associazione in partecipazione) è una forma che, scaricando una parte di rischio e responsabilità sull’affiliato ma consentendo al tempo stesso elevate capacità di governo al centro, si adatta particolarmente all’attuale clima recessivo.
Fonte: elaborazione dell’autore

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