
1. Reddito disponibile: incremento di soli 8 punti base nel 2010
2. Quoziente qualitativo del benessere: Italia si allinea ai… paesi dell'est Europa
3. Contrazione della ricchezza immobiliare delle famiglie
La congiuntura dei consumi e la debolezza strutturale della nostra economia contribuiscono a disegnare il peggiore scenario di contrazione della spesa delle famiglie dal secondo dopoguerra a oggi. Secondo Il Rapporto Consumi curato dall'ufficio studi Confcommercio, alla fine del 2010 il mercato dei consumi potrebbe registrare un livello di spesa pro capite inferiore a quanto sperimentato nel 2005. Dal 1992 a oggi la spesa delle famiglie sul territorio è stata caratterizzata da una forte crescita, raggiungendo nel 2007 un valore al di sopra dei 900 milioni di euro. Ma per avere una visione più chiara del reale aumento di benessere delle famiglie italiane è necessario considerare la variazione della spesa reale per famiglia e pro capite. Nel lungo periodo, 1993-2010, la spesa sul territorio è cresciuta a un tasso medio dell'1%, pari a circa metà di quello registrato nell'ultimo ciclo espansivo lungo della nostra economia che risale al periodo 1984-1989. Nel 2007 il reddito disponibile nominale delle famiglie italiane ha superato di circa 13.000 unità il miliardo di euro e arriverà a collocarsi, secondo le previsioni Confcommercio, al di sopra del miliardo e cento milioni di euro. Questa voce, cresciuta nel 2008 dell'1,1% in termini reali, registrerà un incremento di soli due punti base nel 2009 (0,2) e di 8 punti base nel 2010 (0,8), superando di soli 3 punti base la variazione media annua nel periodo 1991-2006. Se Confcommercio esclude contrazioni dei consumi in termini reali del 3-4%, che rappresenterebbero un crollo, non si può dire che le prospettive da qui al 2010 siano brillanti: le uniche funzioni di spesa in attivo saranno nel 2009 il tempo libero, nel 2010 il tempo libero e i viaggi e vacanze che non registreranno più però gli incrementi nel 2008 (+2,6%).
Italia bocciata in Qqb
Una rappresentazione compatta, anche se approssimativa, della posizione dell'Italia in termini di consumi e benessere nel confronto internazionale, può essere fatta attraverso il quoziente qualitativo di benessere (Qqb), che mette in relazione le spese legate alla fruizione del tempo libero con quelle basiche, comunque, che rimandano alla gestione ordinaria dell'economia familiare. Maggiore è tale rapporto, migliore la posizione del cittadino medio rappresentativo di un paese, almeno nella misura in cui i consumi, in termini di quantità e qualità, si avvicinano al benessere mediamente fruito.
Nel 2007 l'Italia trova in posizioni arretrate della graduatoria del quoziente soltanto alcuni paesi dell'est europeo che comunque si avvicinano sensibilmente alle posizioni medie. Nessun paese con un Pil maggiore del nostro presenta un Qqb inferiore a quello dell'Italia, eccettuata marginalmente l'Olanda. Ciò vuol dire che le condizioni dei mercati oltre che le dinamiche dei redditi consentono ai cittadini degli altri paesi di ottenere dalla spesa per consumi una maggiore soddisfazione rispetto a quanto accade in Italia, depurando questo fenomeno dalle differenze nei redditi pro capite. A questo fenomeno contribuisce il più alto livello dei prezzi in Italia di tutte le spese legate all'energia che entrano a vario titolo nella gestione dell'abitazione. Se i mercati presso i quali si approvvigionano i cittadini-consumatori sono, per esempio, nell'area dell'energia e dei servizi pubblici locali, gestiti in condizioni di scarsa trasparenza o di monopolio locale, questo fenomeno si tradurrà in oneri maggiori per i clienti, sottraendo risorse per le spese libere. È il riflesso delle liberalizzazioni incompiute in termini di struttura della spesa, che si riflette a sua volta sulla crescita economica.
In generale, la posizione dell'Italia nelle coordinate Pil-Qqb è largamente insoddisfacente, né può consolare l'evidenza che Germania e Francia non siano particolarmente distanti. Questi paesi hanno comunque un reddito maggiore e un Qqb di 65 contro il valore di 63 per l'Italia: noi spendiamo mediamente 63 euro in spese libere per ogni 100 euro di spese obbligate, contro un valore di 70 per l'Austria, di quasi 90 per la Spagna e attorno a 100 per Inghilterra e Irlanda.
La ricchezza immobiliare
Anche in termini di numero di volte in cui la ricchezza immobiliare eccede il reddito disponibile, il picco è stato raggiunto nel 2007 con un valore pari a poco più di 6, destinato a ridursi nel triennio di previsione fino al 5,6 circa del 2010, un valore cioè inferiore a quello del 2006. Naturalmente il 2009 è l'anno di svolta negativo anche per i valori unitari della ricchezza immobiliare, in quanto sia in rapporto al numero di abitanti sia in rapporto al numero di famiglie tali livelli si riducono entrambi di poco più del 3% rispetto a un 2008 già in rallentamento per riportarsi solo nel 2010 sugli stessi valori del 2006. Sotto il profilo della valutazione dell'effetto ricchezza generato dal valore delle proprietà immobiliari rispetto alla spesa per consumi delle famiglie va sottolineato che lo scenario del Rapporto prevede una contrazione in termini reali della ricchezza immobiliare già dal 2008 (-2%) che si accentua fortemente nel 2009 (-5%) e si arresta solo nel 2010, senza tuttavia invertire la tendenza e tornare su incrementi di segno positivo, a conferma che l'effetto di correzione al ribasso determinato dalla attuale crisi finanziaria dai suoi impatti sull'economia reale si prolungheranno oltre il triennio dell'esercizio previsivo. Fra tutte le funzioni di consumo quella per la casa rappresenta una voce di grande rilievo sia per il peso che ha dal punto di vista della domanda (è il 28,2% della spesa totale sul territorio economico) sia perché coinvolge importanti settori della nostra economia (industrie tessili, del mobile e di elettrodomestici). Fanno parte di questa funzione la maggior parte delle spese obbligate (fitti, manutenzione, acqua, elettricità, e combustibili) ma anche voci di consumo di beni per arredamento, gli elettrodomestici, i servizi domestici e l'igiene domestica. Secondo le previsioni Confcommercio il periodo 2008-2010 sarà contraddistinto da una crescita di poca entità se non addirittura da un calo.
Le 10 voci che cresceranno di più: 2008-2010
(variazioni % in termini reali)
| Rank/Funzioni | Var. % cum. |
Var. media annua |
| 1. Telefoni ed equipaggiamento telefonico | 11,1 | 3,6 |
| 2. Prodotti medicinali, articoli sanitari e altro | 8,7 | 2,8 |
| 3. Servizi ricreativi e culturali | 4,5 | 1,5 |
| 4. Elettrodomestici bruni | 3,9 | 1,3 |
| 5. Elettrodomestici bianchi | 3,9 | 1,3 |
| 6. Acque minerali, bevande gassate e succhi | 3,7 | 1,2 |
| 7. Alberghieri e alloggiativi | 3,4 | 1,1 |
| 8. Altri beni durevoli per ricreazioni e cultura | 3,2 | 1,1 |
| 9. Servizi postali | 3,2 |
1,0 |
| 10. Altri articoli ricreativi ed equipaggiamento | 3,0 | 1,0 |
Fonte: elaborazione e previsioni ufficio studi Confcommercio su dati Istat






































