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Sacchetti biodegradabili o borse riutilizzabili: chi è più amico dell’ambiente?
Retail
Sacchetti biodegradabili o borse riutilizzabili: chi è più amico dell’ambiente?
Dal 2009 parte il divieto per i retailer di utilizzare buste di plastica, non riciclabili. Tra sacchetti derivati da materie prime vegetali e borse riutilizzabili, come si muove la Gda.
Nel 2009 entrerà in vigore in Italia l'emendamento che vieta le buste di plastica nei punti di vendita al dettaglio, recependo la normativa europea EN13432, un provvedimento ancora oggi sconosciuto al grande pubblico. L'eliminazione di tutti i sacchetti in plastica per la spesa alimentare non lascia molte alternative: le due principali opzioni sono il contenitore in Mater-Bi® o le borse riutilizzabili in rafia di polipropilene. Ogni anno, nella sola provincia di Milano, i cittadini consumano 420 sacchetti di plastica l'anno pro capite. Chi fa la spesa in supermercati e ipermercati ne utilizza, mediamente, un centinaio a testa l'anno. Secondo lo studio di Green Management Institute, dai punti di vendita riconducibili alle imprese della Gd e Da, esce, infatti, il 23% di tutti i sacchetti di plastica (1,3 miliardi) consumati ogni anno nella sola Provincia di Milano. Quasi il 50% dei 300 milioni di shopping bags distribuiti dalla Gda di Milano e provincia (143 milioni) è veicolato dalle 5 catene aderenti all'iniziativa della Provincia: Coop, Esselunga, Pam, Sma e Unes. Se questi sacchetti fossero tutti biodegradabili la produzione di CO2 si ridurrebbe di 3.000 tonnellate, con un risparmio di 1.500 tonnellate di petrolio. Gli oltre 2,3 milioni di sacchetti biodegradabili distribuiti tra febbraio e aprile 2009 dai punti di vendita delle 5 insegne aderenti all'iniziativa, costituiscono dunque un piccolissimo contributo (1,8%) all'impatto ambientale: la riduzione di CO2 è, infatti, pari a 49 tonnellate, con un risparmio di 25 tonnellate di petrolio. Con l'eliminazione di tutti i sacchetti utilizzati nella Provincia di Milano (1,3 miliardi) si taglierebbero, infatti, 26.600 tonnellate di CO2.
L'iniziativa sottoscritta da Bruna Brembilla, assessore dell'Ambiente a Palazzo Isimbardi, e Massimo Viviani, direttore generale di Federdistribuzione, con il suo obiettivo di sostituire il 5% dei sacchetti distribuiti dalle insegne partecipanti, rappresenta dunque più un pretesto per affrontare un problema - il consumo di buste di plastica in polietilene - che ha raggiunto dimensioni esorbitanti, se visto su scala mondiale: ogni anno si producono, infatti, da 500 miliardi a 1.000 miliardi di sacchetti, quasi 1 milione al minuto.
L'Italia consuma un quarto di tutte le plastic bag prodotte in Europa. Nel nostro paese si producono 260.000 tonnellate di sacchetti in polietilene: il 28% diventa rifiuto (72.800 tonnellate).

Nelle catene si spinge per il riuso
In Italia la maggior parte dei sacchetti biodegradabili è realizzata con Mater-Bi®, materiale che combina amido di mais e derivati di oli vegetali. I principali e più noti vantaggi di questa borsa amica dell'ambiente sono la biodegradabilità e la non tossicità per organismi acquatici e terrestri. Ma l'ortodossia nell'applicazione di soluzioni e interventi a favore della sostenibilità ambientale spingerebbe la distribuzione a incentivare l'uso delle borse riutilizzabili. È quello che stanno facendo Esselunga nell'alimentare e Ikea nel non-food. “Stimiamo la possibilità di ridurre il consumo di circa 30 milioni di sacchetti di plastica nel 2009 ampliando l'assortimento di borse riutilizzabili” spiega Vittorio Brinati, responsabile acquisti materiali di consumo in Esselunga. La catena di Limito è stata fra l'altro fra le prime in Italia a sperimentare il sacchetto biodegradabile in Mater-Bi, una decina di anni fa. Trenta milioni di sacchetti di plastica corrispondono a 1 milione di borse riutilizzabili: l'effetto sostituzione riguarderà dunque il 20% del consumo complessivo di plastic bag in Esselunga. La stima si basa sull'ipotesi verosimile che una borsa riutilizzabile si usa 100 volte (= 2 spese settimanali), a fronte delle 3 di un sacchetto in plastica. Per incentivare l'uso delle borse riutilizzabili Esselunga regala 1 punto fragola per ogni utilizzo successivo: l'iniziativa è circoscritta alla Toscana, ma sarà estesa da marzo a tutti i punti di vendita della catena.
Ikea sta pensando di introdurre un sacchetto di carta costituito per il 50% da fibra riciclata: l'unico limite è rappresentato dalla resistenza e dalla durata, inferiore a quella dei sacchetti di fibra vergine. Parallelamente, la catena svedese incentiverà l'uso delle sue borse riutilizzabili.
Sulla stessa linea, anche se in termini meno sistematici e intensivi, procede Unes, attiva nella provincia di Milano con 63 supermercati a insegna Unes e U2 (43 diretti e 20 in franchising) attraverso i quali viene promosso - ogni giorno con campagne di comunicazione mirate - l'utilizzo delle borse porta spesa usa e riusa in Tnt.

Petrolio vs mais e girasole
I sacchetti di plastica che usiamo tutti i giorni, o tutte le volte che facciamo la spesa, sono realizzati in polietilene (PE), prodotto derivante dal petrolio. Lo shopping bag classico crea soprattutto problemi nella fase dello smaltimento: è riciclabile, ma riciclato solo in parte, perché viene raccolto come rifiuto indifferenziato ed avviato a smaltimento tramite inceneritore. Sacchetti abbandonati si possono osservare ovunque, anche, purtroppo, nei boschi, e nelle acque lacustri e fluviali.
Uno dei vantaggi del sacchetto in materiale bio-degradabile consiste nel contributo alla riduzione delle emissioni di gas serra, oltre naturalmente agli innegabili plus legati al dissolvimento del materiale senza danni per l'ambiente. Un aspetto critico è invece rappresentato dal consumo di acqua per la produzione di bio-plastiche, anche se per il momento questo segmento non è più idrovoro dei bio-carburanti. Secondo Green management, che rielabora dati Coldiretti, con coltivazioni su una superficie inferiore a 3 milioni di ettari a granoturco e girasole (solo l'1,5% della superficie coltivata nell'UE a 27) è possibile sostituire circa 100 miliardi di sacchetti tradizionali in plastica. Con 0,5 kg di mais e 1 kg di olio di girasole si producono 100 shopper biodegradabili.
I biocarburanti al momento coinvolgono a livello europeo circa 10 milioni di ettari su un totale di terreni agricoli pari a 1,5 miliardi di ettari e su un'area totale dedicata ai pascoli pari a 4,5 miliardi di ettari. Lo sfruttamento del terreno per le bio-plastiche è di gran lunga inferiore. In Italia, per esempio, la quantità totale dell'amido di mais usato per la produzione di bio-plastiche è stata pari allo 0,05% (circa 540 ettari) della totalità del terreno italiano adibito a produzione di mais.
Da Novamont fanno sapere che se anche per un'ipotesi estrema si dovessero rimpiazzare tutti i sacchetti di plastica con quelli in Mater-Bi®, l'impatto sulla produzione totale di mais in Europa equivarrebbe a circa il 2,5%.

Shopping bags in polietilene: alcune cifre chiave
  • 1.345 i sacchetti di plastica ricavabili da 1 barile di petrolio*
  • 10 i kg di petrolio necessari per produrre 100 sacchetti tradizionali
  • 0,5 i kg di mais, e 1 kg di olio di girasole, le quantità necessarie per produrre 100 sacchetti biodegradabili
  • 3 milioni i barili di petrolio necessari per la produzione nazionale di sacchetti tradizionali (260.000 tonnellate).
* assumendo che un sacchetto di plastica pesi circa 7 grammi e ricordando che un barile di petrolio contiene circa 135 kg di greggio

3R: cosa fa Esselunga
RICICLO
  • Raccolta di plastica e cartone all'interno dei punti di vendita per convogliarla a un riciclatore. Nel 2007 Esselunga ha raccolto circa 1.800 tonnellate di plastica e 45.000 tonnellate di carta.
  • Recupero contenitori polistirolo. Esselunga raccoglie ogni anno circa 250 tonnellate.
  • Sacchetti in materiale riciclato da utilizzare nella consegna della spesa on-line: è un progetto in sperimentazione che eviterà un'immissione di nuova plastica per un totale di 55 tonnellate.

RIUTILIZZO
  • Borse riutilizzabili in alternativa ai sacchetti in plastica. Se ne prevede un forte incremento anche grazie a un'iniziativa di fidelizzazione che coinvolgerà tutti i punti di vendita. Si stima che l'effetto sostituzione ridurrà il consumo di circa 30 milioni di sacchetti di plastica, che per la sola provincia di Milano rappresenta il 10% del totale dei sacchetti consumati nella Gda.

RIDUZIONE
  • Sacchetti biodegradabili e compostabili. Esselunga, oltre 10 anni fa, è stata fra le prime catene a introdurre il sacchetto per la spesa in Mater-Bi come supporto alla raccolta dell'umido, allora in fase embrionale.
  • Ottimizzazione dei contenitori in polipropilene per frutta e verdura con l'obiettivo di ridurre il materiale del 18% annuo, equivalente a circa 180 tonnellate di plastica. Il progetto ridurrà l'emissione di CO2 pari a 500 tonnellate all'anno. Questi contenitori saranno poi destinati a un processo di riciclo che darà origine a una produzione di contenitori identici adibiti allo stesso uso.
  • Nuova borsa realizzata interamente in cellulosa vergine da un produttore certificato FSC (Forest Stewardship Council). Si avrà così una borsa più leggera (circa il 17% in meno di materiale) a parità di prestazioni.

3R: cosa fa Coop
RICICLO
  • Raccolta differenziata per frazioni: carta e cartone pesano per il 68%, seguiti da organico (19%), misti (6%), legno e plastica (2%), oli alimentari esausti, metalli e altre raccolte (1%).

RIUTILIZZO
  • Nell'ambito del Progetto Buon Fine, sono stati ridotti i rifiuti di 1.422 tonnellate nel 2007 con il recupero di prodotti alimentari freschi invenduti, vicini alla scadenza.

RIDUZIONE
  • La riduzione degli imballaggi dei prodotti a marchio Coop ha permesso, nel 2007, una riduzione di 1.427 tonnellate (di cui 798 di plastica)
  • Analisi delle prestazioni energetiche e delle emissioni di gas serra relative ai fornitori, per ridurre il volume di CO2 per kg di prodotto. A partire dal 2004 sono stati analizzati gli indici emissivi di 101 stabilimenti produttivi italiani ottenendo la riduzione da 0,157 kg di CO2 per kg di prodotto nel 2004 a 0,147 nel 2007 (-6,4%)
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