1. Fiducia da Isae
L'indice di fiducia degli italiani è sinonimo di Isae, l'istituto statale che studia il sentiment e che mensilmente aggiorna la business community. È riconosciuto come super partes. Oltre che quello dei cittadini indaga anche quello delle imprese e le sorprese non sono mai troppe. A volte i due indici si divaricano, altre volte sono paralleli. Gli analisti aggiungono i loro commenti e i giornali e le televisioni li riportano ma molte volte non sono convincenti. Parliamo dei commenti, non del numero rilasciato da Isae. I commenti sono generali, mentre bisognerebbe, per essere credibili, che approfondissero il sentiment di singoli segmenti di popolazione o di comparto economico per essere indicativi di una tendenza. Senza un simile studio è difficile credere all'applicazione del numero mostrato da Isae. L'andamento del commercio di arredamento non è uguale al largo consumo alimentare che a sua volta è diverso dall'elettronica. La produzione di servizi informatici è differente da quella automobilistica e via dicendo. Ogni settore, insomma, fa caso a sé. E la fiducia anche. L'attuale crisi finanziaria ed economica presenta comunque, parlando di fiducia, alcuni tratti simili sul versante del sentiment dei cittadini.
Eccone alcuni:
- la famiglia, gli amici: un network fisico e virtuale;
- la casa;
- ciò che è vicino e ben conosciuto, come il negozio sotto casa;
- il brand. Centromarca pensa che le sue aziende realizzeranno nel 2009 un +4% di vendite.
2. Sfiducia da Pil
Per approfondire il tema della sfiducia bisogna sempre risalire all'indice elaborato da Isae e leggere lo stesso come un momento di avversione anziché di fiducia. Parlando di negatività e di cambiamento, è utile riprendere quanto elaborato dall'economista Serge Latouche (vedere MARK UP di ottobre 2008) e rilanciato recentemente da Giampaolo Fabris: il Pil (Prodotto interno lordo) è un indice non più attuale, addirittura parziale, perché vincola l'analisi sul solo andamento macroeconomico. Roba da società industriale stretta e non di una società che si basa sul terziario e i consumi. Ci aveva già pensato Bob Kennedy a metterlo in discussione nel 1968: “Il Pil misura tutto a eccezione di ciò che rende la vita degna di essere vissuta”. Ed ecco, invece, emergere l'economia del sociale con tutto quello che si può trascinare. Ma ritorniamo alla sfiducia. Verso chi la manifestano oggi gli italiani? Ecco alcuni item sui quali riflettere:
- la finanza americana;
- la politica italiana;
- la globalizzazione;
- il diverso, gli extracomunitari;
- lo spreco: su quest'ultimo item è bene confrontarsi a fondo per l'importanza che ha assunto nel largo consumo. Non si tratta di avere una posizione radicale ma di adottare come virtuoso un requisito del consumo post moderno: consumare meno ma meglio.
Il problema resta la congiuntura internazionale a cominciare dagli Usa. Una ricerca di Price WaterHouse Coopers, Global Ceo survey, ha chiesto ai presidenti di un vasto panel di aziende quanto, secondo loro, durerà la crisi. Il 21% dei rispondenti ha fiducia in una ripresa nei prossimi 12 mesi, mentre il 29% è decisamente pessimista nel breve periodo. Ma nel complesso cala la fiducia nell'andamento economico dei prossimi due, tre anni. Sfiducia da Pil?





































