Insomma, le donne oggi considerano la tecnologia una parte integrante della loro vita. E magari anche un mezzo privilegiato per ottenere le pari opportunità. Perché dietro lo schermo di un computer le differenze tendono a sfumare.
Sta di fatto che le donne stanno superando gli uomini nell'acquisto di computer, videogiochi e Dvd, tanto che prima o poi qualcuno scoprirà che sono loro la fascia di pubblico di riferimento a cui gli operatori del settore dovrebbero rivolgersi. L'acquisto di dispositivi tecnologici “al femminile” ammonta oggi negli Usa a 55 miliardi di USD l'anno: e la cifra è destinata a salire.
Dal sociale al tecnologico
La questione, che potrebbe essere dibattuta all'infinito (riuscirà la tecnologia a liberare la donna, o quanto meno a farle guadagnare qualche scampolo di tempo tra la lezione di inglese del figlio maggiore e l'aereo per la riunione a Roma?), diventa sempre più attuale. Perché le donne, la tecnologia e il web li utilizzano sempre più. Studi recenti (dati Oxfam) hanno registrato il sorpasso: il 56% degli utenti Internet è infatti oggi costituito dal pubblico femminile. Attenzione, non stiamo parlando dei “soliti” Strati Uniti, ma dell'Italia. Che guida la classifica tra I Paesi analizzati (stranamente, trattandosi di web) davanti a Giappone e Spagna (dove il 55% dei naviganti sono donne) mentre Francia e Regno Unito sono alla pari, e gli Usa addirittura in contotendenza, con il 48%.
La chiave di tutto sembra essere per ora la comunicazione con amici e parenti e il desiderio di instaurare relazioni e incontrare nuove persone: internet viene utilizzato insomma soprattutto come un social medium, tanto che la presenza femminile nei social network è consistente. E ci si aspetta che questa tendenza in futuro continuerà: entro il 2011 si prevede che il 72% delle donne oltre i 3 anni sarà online rispetto al 69% degli uomini.
Che il web sia tutto meno che un club per soli uomini del resto è provato dalla pletora di siti “per donne” o blog al femminile che affollano la rete, da quelli di scambio e approfondimento (The f World: da leggere Pity in Pink, l'esilarante descrizione dell'autrice che va ad acquistare un laptop per scoprire che produttori e venditori pensano che il modo migliore pre vendere un computer a una donna sia colorarlo di rosa) a quelli apertamente commerciali (ce ne sono centinaia, in genere molto incentrati sulle neomamme), da quelli che spiegano come vendere alle donne ai tempi del web 2.0 (Marketingtowomenonline), a quelli che sul web organizzano cene per donne appassionate di tecnologia (i Girl Geek Dinner, ci sono anche in Italia), alle serie sulla maternità vista da un punto di vista “reale” (In the motherhood, ora acquistata dalla Abc: in Italia c'è il più casereccio sito di video-reality Mamme nella rete) è tutto un fiorire inarrestabile.
Insomma si parte con utilizzare la rete come social medium, o magari per distrarsi mentre il pargolo appena nato dorme, ci si appassiona e si finisce nello store hi-tech ad acquistare l'ultimo gadget multimediale, magari facendo un'entrata da grande dame ondeggiando sui tacchi a spillo che - data la crisi - saranno probabilmente quelli dell'anno scorso.





































