LAYOUT, come tutti i libri che si rispettano, dovrebbe avere una prefazione. Dovrebbe. Forse sì, forse no. Abbiamo rinunciato, invece, preferendo dedicare questo spazio a un incontro con un architetto-progettista- pensatore. Ne è uscita un’intervista che, crediamo, sostituisce bene la prefazione, usando la forma del dialogo, della battuta, alla ricerca delle soluzioni e dei problemi che l’ideazione e la realizzazione dei layout impongono. L’intervista è la forma giornalistica scelta più pratica, come lo è questo libro, un grande affresco di case history, di benchmark per indagare su come sopravviverà il negozio fisico nell’era ultraveloce dell’e-commerce, quella del negozio virtuale contrapposto al negozio fisico.
Signor Noorda, quali sono le difficoltà, sempre che ce ne siano, alle quali va incontro un progettista quando approccia la definizione del layout di un punto di vendita?
Bob Noorda, architetto-progettista-pensatore, un lungo rapporto con i layout della grande distribuzione italiana, un tratto distinguibile, sbuffa, fuma, mi guarda a lungo, sorride, rifuma, risbuffa e d’un getto risponde:
Perché lo vuol sapere?
Penso che nell’introdurre un libro come questo sia importante sapere il suo parere, condividere la sua vision sul problema, sul layout, appunto.
È proprio necessario?
Sì, la prego.
Ci proviamo. All’inizio di quest’anno è successa una cosa insolita. Per Coop Estense abbiamo progettato un supermercato, escluso la facciata.
Tutto qui? Le pare insolito davvero? Via, architetto…
Mi spiego meglio, abbiamo potuto occuparci noi della progettazione dell’interno dall’inizio.
Perché, prima chi li governava?
Gli uffici commerciali.
Gli uffici commerciali?!
Ma sì. Erano loro che dettavano molte condizioni per lo sviluppo del layout. A noi rimaneva il compito di… Ma devo proprio dirlo?
Lo dica, lo dica. Questa è la sede in cui può.
A noi rimaneva il compito di… Beh, insomma, di tirare le righe.
Un compito arduo…
Eh sì. Perché oltre a quello ci prendevamo anche una bella responsabilità. Se il negozio andava bene i commerciali si godevano i meriti e se andava male noi ci assumevamo le colpe.
Via, non sia così meccanicista. Torniamo all’inizio di quest’anno e ci racconti la sua insolita esperienza.
Nel supermercato di 2.500 mq di Ferrara abbiamo costruito qualcosa di speciale. Nel senso che in mezzo al layout siamo stati liberi di congegnare un rettangolo con una serie di reparti assistiti: la pasticceria, la pescheria, la gastronomia e la rosticceria per i cibi pronti e il take away.
E la carne, l’ortofrutta, il forno?
Non sono distanti, ma li abbiamo allocati sul perimetro. È stata una piccola rivoluzione. Centralizzare le vendite a servizio, alternandole al libero servizio, dando loro uno spazio ben visibile, è stato davvero innovativo. Il mercato, adesso, vive su più equilibri: lo scatolame e la drogheria, disposti in modo tradizionale, e i freschi, i lavorati, al centro della superficie di vendita.
E per l’illuminazione che scelte avete adottato?
L’illuminazione è un problema serio nella costruzione del punto di vendita. A Ferrara abbiamo lavorato per focus, eliminando i classici filari di neon, privilegiando grandi lampade industriali per illuminare sia le macro categorie e i percorsi sia le singole gondole, con punti luce ben focalizzati, come nel caso dell’ortofrutta. Per rendere più luminoso l’intero spazio di vendita abbiamo
adottato particolari piastrelle per il pavimento e anche il colore alle pareti è cambiato, come le strutture portanti del tetto, in legno lamellare, i condotti dell’aerazione. Il tutto si presenta con grandi aperture di luce naturale sul tetto. L’intero lato del perimetro che dà sull’ortofrutta e sulle promozioni è, poi, una lunga vetrata che si affaccia sul parcheggio.
Passiamo alla leggibilità del punto di vendita.
A questo proposito siamo più avanti. Le grandi categorie merceologiche sono state divise da apposite pareti per sottolineare la presenza di veri e propri universi. Abbiamo lavorato, poi, sulle directory, più chiare, basse e leggibili. Gli stessi elementi arredativi che abbiamo utilizzato vanno nella direzione di una miglior leggibilità.
E sui servizi?
Sempre a Ferrara proprio all’ingresso il banco di accoglienza è finalmente ampio e gli addetti sono a diretto contatto con la clientela. Sempre all’ingresso uno spazio chiuso è adibito a momento di ristorazione dove il cliente può riscaldare un piatto pronto, bere una bevanda calda o fredda. A sua disposizione trova anche posate e tovaglioli di carta. Di fronte alle casse, in uno spazio conchiuso il cliente può portare carta e plastica per essere riciclate. Le promozioni, infine, sono state circoscritte in un’area precisa. E siamo su una superficie di 2.500 mq. Negli ipermercati i servizi possono essere molteplici, ben distribuiti e gradevoli.
Intervista raccolta da Luigi Rubinelli
































