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Sorpresa, l’e-commerce soffre meno la crisi
Secondo un'indagine Usa che analizza i dati del primo quadrimestre 2009, le vendite online non crescono, ma soffrono meno di quelle in negozio. Viaggi (-1% sul 2008) e attività fuoricasa i settori più colpiti. Per l’Italia prevista una crescita 2009 dello 0,4%.
Anna Muzio
25 Maggio 2009
Dove va l'e-commerce? Avanti, anche se con un rallentamento rispetto ai tassi degli anni precedenti. La risposta viene dall'ottavo Rapporto annuale sullo stato dell'eCommerceB2c in Italia di Netcomm con il contributo della School of Management del Politecnico di Milano. La ricerca, che riguarda le vendite effettuate da siti italiani, per il 2008 registra ancora una crescita positiva: +18% sul 2007 con 5.914 mio di euro fatturati. Di cui ben il 55% (contro il 34% di Usa ed Europa) riguardano il settore turismo, e il 68% i servizi in generale. Segno della cautela con cui nel nostro Paese si decide di acquistare online i prodotti “concreti”, preferendo per questi il canale tradizionale. Ancora peggio va il settore food, con solo un'azienda su 10 che pratica l'e-commerce (addirittura in arretramento: erano 1 su 5 nel 2005), mentre nel non food la percentuale sale al 27%. In linea con la situazione globale i dati del primo trimestre 2009, che vedono le vendite stabili rispetto allo stesso periodo del 2008. La previsione è di una sostanziale tenuta del settore, che dovrebbe chiudere l'anno con un incremento intorno allo 0,4%, con un leggero calo per il turismo che potrebbe lasciare sul terreno il 2%. A fronte di un fatturato stabile si prevede un aumento degli ordini del 10%: quindi meno valore medio per scontrino (da 250 a 225 euro circa). Previsto invece un aumento della vendita di prodotti, dall'abbigliamento all'It, al grocery, all'editoria, del 13%.

Ma come stanno i primi della classe?
Insomma tutti soffrono, questo è chiaro. Ma Internet, in questo momento di difficoltà economica a livello mondiale, è considerato più come una risorsa che come una commodity di cui si può fare a meno. Tutto questo è confermato da uno studio effettuato sul mercato americano, interessante per cogliere quelli che potrebbero essere i trend futuri da noi, e anche per avere una fotografia dello stato dell'arte dell'e-business nel suo mercato più maturo. La ricerca effettuata da comScore, azienda americana specializzata in marketing digitale e monitoraggio su web, è stata effettuata su un panel di due milioni di utenti internet e arriva alla fine di aprile, coprendo quindi il primo quadrimestre del 2009
Le vendite online, in costante aumento negli anni hanno registrato un trend negativo solo alla fine del 2008 e hanno già cominciato a riemergere. In generale solo i redditi più bassi hanno voltato le spalle all'acquisto online, con un -10%, mentre sopra i 50.000 dollari di reddito l'e-commerce ha tenuto, con crescite del 2-3% sul 2008. Allo stesso tempo, e non sorprendentemente, le fasce più giovani (fino a 44 anni) continuano a spendere online, mentre i più anziani si ritirano, presumibilmente non tanto per mancanza di fondi (stiamo parlando delle fasce di reddito più alte), quanto per una maggiore propensione al risparmio, incrementato del 32% sul quadrimestre precedente.

Andamento vendite Usa on e offline



La percezione del consumatore
Dall'indagine emerge un consumatore “preoccupato come mai prima d'ora del futuro economico” (con quote che raggiungono l'80% per redditi sotto i 50.000 dollari e l'83% nella fascia 50-100.000 dollari di reddito annuo) la cui preoccupazione principale, a tutti i livelli di reddito, è quella di perdere il lavoro. Un problema concreto, visto che un intervistato su quattro ha dichiarato che nel suo nucleo familiare nell'ultimo anno qualcuno ha perso il lavoro, e che il tasso di disoccupazione Usa è giunto oggi all'8,9%.
Lo spettro disoccupazione porta a una maggiore sensibilità ai prezzi: il loro aumento è il secondo motivo di preoccupazione. E infatti il consumatore obiettivamente consuma meno. Rispetto all'anno passato le vendite al dettaglio sotto di quasi 10 punti a livello nominale, un po' meno come vendite reali.
Una delle risposte all'aumento dei prezzi sono le promozioni e i buoni sconto. La loro ricerca su web è aumentata del 90% rispetto all'anno scorso, mentre il 60% degli internauti intervistati dichiara di usarli di più: reperendoli classicamente nel quotidiano della domenica o nei negozi, ma sempre più spesso su internet.

Su fitness e libri, giù spettacoli e musica
Ma cosa si vende di più online al momento? Andando nel dettaglio dei vari settori merceologici, gli incrementi sono dalla parte di attività da svolgere a casa o all'aperto, come attrezzatura per sport e fitness, libri e riviste e videogame. A conferma di un generalizzato ripiegamento verso il famigliare e di una fuga dai locali e dai luoghi pubblici di intrattenimento, diminuiscono le vendite dei biglietti per spettacoli (-9%) e viene dato un taglio netto all'acquisto superfluo o rimandabile (materiale per ufficio, gioielli, ma anche accessori per il Pc e mobili).
È interessante notare come per le stesse categorie di prodotto, le vendite “reali” hanno registrato trend sempre più negativi rispetto alle vendite online, con scarti che vanno dai 2 ai 10 punti percentuali.

Vendite online per settore, variazione 1° quad 09 su 08
Sport e fitness 23%
Libri e riviste 19%
Videogame console e accessori 12%
Software (giochi per Pc) 12%
Abbigliamento e accessori -1%
Computer e periferiche -2%
Gioielleria e orologi -7%
Elettronica di consumo (x Pc) -8%
Giochi e hobby -8%
Mobili per casa e giardino -9%
Biglietti per spettacoli -9%
Fiori e regali -11%
Musica film e video (esclusi download)
-22%
Forniture per ufficio -28%

Fonte: comScore

Internet sempre più presente, Google e Twitter le star
A domanda diretta, la risposta è forte e chiara: sette consumatori su 10 ritengono che internet sia per loro più importante rispetto a un anno fa. E il 74% dichiara che, anche prima di decidere di comprare in negozio, “passa” prima per il web. Consultando i motori di ricerca (nel 72% dei casi, +5% sul quadrimestre precedente con Google sul podio incontrastato con la sua quota che viaggia intorno al 64%), i siti dove trovare buoni sconto (54%), di comparazione prezzi (46%) e le aste online (44%). Tra i social network, che influenzano le vendite (20% di probabilità di acquisto in più rispetto alla popolazione internettiana totale), il più influente è al momento Twitter, un sito che in un anno (aprile 08/aprile 09) è cresciuto del 3000% e che scavalca alla grande i “vecchi” Facebook e Myspace. ComScore ha rilevato come i frequentatori di Twitter hanno il 76% di probabilità in più di visitare un sito che offre buoni sconti. E le aziende se ne sono accorte, tanto che utilizzano sempre più Twitter per informare su nuovi prodotti o promozioni, ma anche per lanciare offerte “Twitter only”, solo per iscritti.

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