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Pay Tv, sempre più
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Pay Tv, sempre più
Nel 2012 è previsto il passaggio al digitale. E dei 21 miliardi di Euro pagati per i consumi media tra tre anni dagli italiani, la gran parte andrà alle televisioni a pagamento, che proporranno nuove offerte e canali.
Anna Muzio
28 Ottobre 2009
Il digitale avanza: entro il 2012 sarà l'unica forma di trasmissione consentita. Parallelamente Internet propone sempre più non solo contenuti multimediali, ma vere e proprie web tv, mentre su banda larga passano canali e contenuti on demand (iPTv). E ancora, la tv sbarca sul telefono cellulare, e si prevede che entro il 2012 (dati Informa) ci saranno 335 milioni di utenti connessi.
Si allontanano sempre più i tempi dello scatole tv con una manciata di canali che propinavano a orari fissi programmi tutti un po' simili, vuoi il varietà del sabato sera vuoi il telegiornale delle 20, a milioni di telespettatori con poca possibilità di scelta.
Oggi aumentano i canali, le possibilità di fruizione e l'offerta. Sia libera sia a pagamento. E si prevede che gli italiani per i contenuti multimedia pagheranno sempre di più. e-Media Institute, Istituto Internazionale di Ricerca specializzato in Economia dei Media, ha fatto il punto su un mercato tv che si sta trasformando tramite una ricerca presentata al convegno Tv Revolution 2009 tenutosi la scorsa settimana a Roma.

Famiglie in transumanza verso il digitale
Sembra un'era geologica fa, ma solo nel 1992 la tv era analogica, con poco più di 20 milioni di famiglie che possedevano il loro bravo televisore, e un'antenna sul tetto. Entro il 2012 saranno 15 milioni le famiglie italiane che usufruiranno del solo digitale terrestre, poco meno di 10 milioni passeranno al satellite mentre le briciole andranno a chi si avvarrà della iPTv.
Sta di fatto che, aumentata l'offerta di contenuti e canali, negli anni è aumentato il business. Tant'è che tra il 1992 e il 2008, la spesa complessiva delle famiglie italiane per il consumo di prodotti e servizi media è quasi raddoppiata, passando da 10 miliardi di euro a quasi 19 miliardi. E, secondo e-Media Institute, nel 2012 l'esborso delle famiglie potrebbe attestarsi a circa 21 miliardi di euro. Ma attenzione: non solo si spende di più, in vent'anni è molto cambiata la ripartizione dei consumi. Con la PayTv a collezionare nel 2012 il 22% circa del totale spesa, e i mezzi a stampa in caduta libera dal 76% del 1992 al 50% del 2012. Le spese di connessione sono nel frattempo triplicate.
Addirittura, per il 2012 e-Media prevede il sorpasso, con i ricavi da pagamento diretto degli utenti che sorpasseranno in quota percentuale e in valori assoluti i ricavi da inserzioni commerciali sulle reti nazionali. Il canone si attesterà al 19%.

La tv del futuro in 5 punti
Insomma tutto cambia, e i canali generalisti analogici affilano le armi (o quanto meno ci provano) in vista del passaggio al digitale e per arginare l'avvento di nuovi competitor sempre più multimedialmente agguerriti.
Ma come sarà la tv del futuro? e-Media ha individuato cinque tendenze:

  • Dt gratis, largo ai minigeneralisti. Sul mercato italiano si rafforzerà la competizione nell'ambito delle offerte free-to-air (ovvero gratuite). Non tanto un maggior numero di canali specializzati e di nicchia, però, quanto nuovi canali minigeneralisti sul digitale terrestre. Sulla scorta del modello britannico, dove già nel 2008 raccoglievano il 52% del totale degli ascolti, tolti i 5 maggiori canali tv tradizionali.
  • Nuovi paganti. Aumenterà anche l'offerta di tv a pagamento, con modalità diverse dall'ormai tradizionale abbonamento tipo Sky (oggi leader incontrastato della PayTv con 4,7 milioni di abbonati a giugno 2009). Le famiglie che nel 2012 potrebbero acquistare servizi Pay Tv sono stimate dai 5 ai 7 milioni, mentre uno zoccolo duro di 10 milioni di famiglie non sarà disposto a pagare per guardare.
  • Sempre più hi-tech. Aumenterà parimenti la domanda (e quindi l'offerta) di servizi aggiuntivi e di tecnologie avanzate per arricchire il consumo televisivo e renderlo più flessibile. Per ora appannaggio del satellitare, atterreranno anche sul digitale alta definizione, videoregistrazione, multiroom (ovvero la distribuzione di segnali audio e video ad una o più utenze collocate in varie stanze della casa) e Catch up Tv (possibilità di vedere in qualsiasi momento programmi già trasmessi).
  • Questo lo pago, questo no. Sempre più diffuse nei prossimi tre anni saranno le offerte ibride broadcast- broadband. In un primo tempo tramite là valorizzazione della Catch up Tv (gratis) sia via televisore sia via Pc. In seguito, si punterà spediti sulla Over the Top Tv (a pagamento) che sul mercato conta già numerosi sistemi e servizi sperimentali.
  • Web troppo libero? Lo sviluppo di offerte audiovisive via Internet pare di fatto frenato dalla attuale mancanza di tutela dei contenuti, dalla generale, marcata propensione (e abitudine) degli internauti alla visione gratuita, ma anche da contesti d'offerta per lo più semiamatoriali, senza dimenticare i fenomeni di pirateria dei contenuti a pagamento. Insomma, le condizioni tecniche per una crescita delle offerte televisive e via broadband c'è, manca la certezza del diritto di sfruttamento.



Fonte: stime e‐Media Institute su fonti varie.
Nota: il dato 2012 è frutto di stime. Esclusa la spesa delle imprese.



Dalla Tv a YouTube


Che il vecchio tubo catodico sia oggetto di archeologia industriale è ormai un dato di fatto. Ma il passaggio dallo schermo tv a quello del computer, di fronte al quale si trascorrono sempre più ore tra social network, e-mail e ricerche per gli acquisti, è un'altra tendenza incontestabile.
Deve avere pensato così Channel 4, emittente inglese storica che gli spettatori va a cercarseli sul computer, grazie a un accordo di tre anni con la piattaforma che ha di fatto riscritto la gerarchia dei contenuti internettiani aprendo ai video: You Tube.
Il canale tv inglese è infatti il primo che ha deciso di rendere disponibili
sul sito
alcuni dei suoi programmi di punta in versione integrale subito dopo che sono stati trasmessi, nonché un archivio di 3000 ore di programmi passati.
Per Channel 4 un modo per ottenere visibilità (ed entrate pubblicitarie) in rete, per YouTube un passo verso la proposta di video più lunghi e di qualità più alta rispetto ai classici post amatoriali per i quali è diventato famoso.
Channel 4 continuerà comunque a utilizzare il suo canale di video on demand, 4oD, accessibile dal sito web dell'emittente
.


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