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Come eravamo: 40 anni di consumi
Ere geologiche a confronto
Come eravamo: 40 anni di consumi
Più tlc, informatica e sanità, ma aumentano anche le spese obbligate legate alla gestione dell’abitazione. E il biennio 2008-09 è stato il peggiore dal 1971. Lo rivela un’indagine Confcommercio.
Anna Muzio
01 Aprile 2010
La contestazione studentesca, l’Apollo 14 sulla luna, i telefoni grigi della Sip e Imagine di John Lennon. Se anche il pioniere Ray Tomlinson proprio in quell’anno spedì la prima e-mail della storia, pc e telefonini non erano previsti nemmeno dagli scrittori di fantascienza. Correva l’anno 1971, circa due o tre ere geologiche fa. Ci si potrebbe quindi chiedere: come sono cambiati i consumi degli italiani negli ultimi 40 anni? Lo ha fatto Confcommercio che ha anche dato una risposta, a suon di dati. Ecco cosa ne ha ricavato

Abbigliamento low cost, itc per tutti
Un viaggio affascinante perché dà uno sguardo sui cambiamenti epocali che hanno investito il nostro paese dal 1971 a oggi. Nel quale si scopre che ad esempio per l’abbigliamento si spende in percentuale sul totale meno della metà: una moda meno totalizzante e l’ingresso di nuovi player hanno dato la possibiltà di vestire con una spesa minore. Mentre dal 1970 al 1990 - anni di crescita dei consumi, seppure viziata dalla modalità di finanziamento attraverso lo sviluppo del debito pubblico - le mode procedevano per onde corte e frequenti che richiedevano un notevole dispendio di risorse per il ricambio del guardaroba, con l’acquisto di capi classici di elevato importo unitario.
In generale, dopo gli anni del cosiddetto boom, con gli anni ‘90 la sistemazione, rilevante anche se parziale, dei conti pubblici e dei conti con l’estero ha portato ad un aggiustamento al rialzo delle aliquote legali. Il reddito disponibile si contrae e i riflessi sui consumi sono quasi immediati.
Ma ci sono voci che dal 1970 ad oggi schizzano in alto: in primis quelle riferite a nuove aree di spesa come telecomunicazioni e informatica di massa che hanno beneficiato di prezzi progressivamente decrescenti e di una tecnologia fruibile da una platea sempre più vasta. Ma aumenta anche la voce sanità, altro grande driver di modificazione della spesa. Con due spiegazioni: il quasi raddoppio della popolazione degli over 65 passata in 40 anni dall’11,3% al 20% con una conseguente maggiore richiesta di servizi sanitari e cure mediche, ma anche un differente approccio che ricerca non solo l’assenza di malattia ma il benessere di base, lo stare bene.
Da considerare poi il continuo aumento delle spese obbligate - affitti, utenze domestiche, servizi bancari e assicurativi - passate da una quota del 18,9% sul totale dei consumi nel 1970 ad oltre il 30% nel 2008 il che ha, di fatto, limitato le possibilità di consumo delle famiglie.

2009, la peggiore crisi per i consumi
Consumi in caduta libera e turisti stranieri in fuga: passando all’oggi, è questo il quadro. Il biennio 2008-2009, insieme al 1993, segna la peggiore caduta dei consumi in Italia e fa registrare una riduzione della domanda da parte dei turisti stranieri di oltre il 10%; e nel 2009 si è ridotta, per la prima volta dal 1970, la spesa reale per i servizi.
In calo gli alimentari (-3,5%) e la spesa per alberghi, bar e ristoranti (-2,7%). Ma soprattutto in picchiata c’è stata la spesa per le comunicazioni, sia hardware sia servizi (-4,7%), settore che dal 1993 aveva vissuto un periodo ininterrotto di forte crescita (circa +300% in termini di volume). Segno chiaro della criticità del momento, cui nessuna voce di spesa, tra quelle sotto il reale controllo del consumatore, può sottrarsi.



Sul futuro prossimo aziende ancora caute
Piccoli segnali di ripresa, ma massima cautela e volontà di non sbilanciarsi: questi i risultati dell’indagine periodica (riferita al II semestre 2009) che Indicod-Ecr raccoglie sulla base di 35.000 aziende di produzione e distribuzione. Se va segnalato un risultato che dopo circa due anni torna a delineare un sentiment positivo, il trend di crescita è decisamente inferiore rispetto alla rilevazione precedente, ed evidenzia una maggior cautela nei confronti del futuro.
“Quest’ultima rilevazione consolida la convinzione che, seppur la fase più critica del ciclo economico stia passando, al futuro non si legano aspettative particolarmente brillanti, in linea del resto con le aspettative europee di una ripresa lenta e difficile” commenta Bruno Aceto, direttore generale di Indicod-Ecr.
In primo piano c’è ancora uno degli elementi più critici del momento, l’occupazione: disilludendo le aspettative del semestre precedente, gli imprenditori hanno registrato una ulteriore diminuzione. Cala la propensione agli investimenti. Le imprese industriali però dichiarano di aver vissuto un miglioramento del proprio giro d’affari specie nel segmento correlato al mondo del largo consumo. La Gdo si mantiene su tassi positivi, ma registra un rallentamento della crescita (+0,7%). Le imprese del Nord con il fatturato più alto hanno manifestato il miglioramento più consistente.

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