Così la Polonia abituata a pesanti scivolamenti sulla cartina geopolitica d'Europa, spinta a destra e a manca, verso nord o verso sud alla stregua di un pacco (ancora oggi i suoi confini risultano alquanto geometrici, come capita agli Stati che vengono disegnati sulla mappa da mani potenti), si trova nelle vesti di beneficiaria della neo-Europa.
Centro di gravità
Portati via i resti del Muro, riavvolte le cortine di ferro, avviata e consolidata l'Unione a 27, sdoganata la Russia all'interno dei Grandi 8, la Polonia si gode la sua posizione al centro dei giochi. Diventa, per chi vuole e soprattutto per le aziende comunitarie, la piattafroma ideale per produrre e, successivamente, movimentare le merce nei 4 punti cardinali.
Il caso Brembo illustrato nel corso della tavola rotonda moderata da Luigi Rubinelli, direttore responsabile MARK UP, nel corso del convegno Italia-Polonia: sinergie, opportunità e sviluppo per le aziende italiane organizzato in collaborazione con ItalianWayExpo, è esemplare per risaltare questo concetto di paese Ce-Di.
Czestochowa è il baricentro
Avviata la società polacca all'inizio degli anni '90, Brembo si è presa i suoi tempi di implemetazione per mettere a regime standard interni, formazione ai massimi livelli, aggiornamento dei macchinari di produzione. Per poi conseguire, in un secondo momento, il risultato di best plant in the group, andato di pari passo con il quadruplicamento della produzione complessiva. Oggi Czestochowa è l'assoluto baricentro continentale del gruppo bergamasco, pronto a incrementare ulteriormente l'intera integrazione di filiera, attraverso un nuovo potenziamento degli impianti di fonderia. Che l'aspetto logistico-strategico sia predominante in Brembo è dimostrato dalla scelta di massima automazione delle linee produttive: rinunciando a cercare, cioè, il risparmio sulla forza lavoro per puntare sulla standardizzazione della robotizzazione.
Aspetti critici
Fra gli aspetti critici messi in luce da Enrico Bologna, direttore generale di Brambo Poland, c'è l'attuale difficoltà dello zloty polacco a rimanere agganciato all'euro (il cambio è passato in pochi mesi da un rapporto 5-1 a 3,2-1, per poi risalire a 3,8-1). Altalena che dovrebbe essere superata con l'ingresso nella moneta unica fra qualche anno e la progressiva riduzione dello spazio di oscillazione fra le due valute. Di maggiore preoccupazione, invece, il boom dei prezzi energetici (30 punti nel 2007 e 38 punti nel 2008). Che per un'impresa ad elevato consumo d'energia può comportare il ripensamento a determinati investimenti. Ma non va dimenticato che, a pochi km di distanza, c'è l'Ucraina con i suoi impianti nucleari.






































