Con il carrello digitale come adattare la supply chain?

Gli opinionisti di Mark Up (da Mark Up n. 267)

Il rito tradizionale della spesa verrà mandato in pensione dal digitale? In Italia ci vorrà sicuramente ancora del tempo, all’estero, però, le cose procedono più velocemente. Nei prossimi due anni metà della crescita grocery degli Usa sarà da attribuire solo a questo canale. Un campanello d’allarme e un’opportunità per il largo consumo, che dovrà rapidamente adattarsi alle nuove realtà, compresa la propria supply chain. Focalizziamoci sullo schema di un precedente articolo “Pure play retailing”: distributori che prevedono per lo più la consegna degli acquisti direttamente a casa, senza ausilio di negozi tradizionali. Per servire questi clienti retail i produttori dovranno affrontare quattro sfide principali per la propria supply chain. La prima sfida impone l’aggiornamento delle proprie competenze di demand planning per via della volatilità del canale online. Basti pensare a un prodotto venduto su Amazon, i cui volumi aumentano più che proporzionalmente per effetto del miglioramento della sua posizione in classifica. La seconda sfida riguarda il portafoglio prodotti con la funzione supply chain che dovrà discutere con il marketing per sperimentare nuove tipologie di sku che, fra l’altro, dovranno essere più space-efficient e con un pack adatto a un trasporto più articolato. La terza sfida riguarda il conflitto fra la tendenza a ordini sempre più parcellizzati e livelli di servizio dei clienti retail sempre più ambiziosi. La quarta sfida, infine, è organizzativa. Bisogna investire in competenze e in processi adeguati ai cambiamenti in atto. Ad esempio, Unilever negli Usa ha creato un team dedicato Amazon, con cui prepara piani condivisi e analizza dati end-to-end lungo l’intera supply chain.

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