Coop Alleanza 3.0: atto di liberalità in soccorso dei prestatori di Coop Carnica

La più grande cooperativa italiana ed europea interviene con un piano di rimborso triennale al 50% cash e 50% dalla liquidazione di CoopCa

Era forse una mossa inevitabile per scongiurare una reazione a catena devastante per tutto il mondo della distribuzione cooperativa. Il fallimento della Coop Operaia di Trieste e Coop Carnica ha di fatto scoperchiato il vaso di Pandora dei prestiti sociali, strumenti finanziari fondamentali per il mondo cooperativa, ma sostanzialmente non spiegati adeguatamente ai prestatori. Il prestito sociale prevede la possibilità da parte dei soci, di erogare fondi alla cooperativa di appartenenza, ricavandone un reddito senza costi commissori tipici del sistema bancario. Tuttavia si tratta di uno strumento finanziario rischioso, non protetto da nessun fondo di garanzia, solido tanto quanto lo è la cooperativa che lo riceve. In altre parole, se la cooperativa fallisce, il denaro è perduto come accaduto recentemente. Ultima in ordine di tempo a fallire è stata Coop Carnica, già in concordato preventivo dall’aprile del 2015. Un crack che ha mandato nella disperazione circa 3.000 soci prestatori, per un totale di 26,5 milioni di euro di prestiti. Una perdita non recuperabile neppure dalla procedura fallimentare considerato che i beni liquidabili sono insufficienti.

La reazione del sistema Coop
I fatti delle ultime settimane hanno però ridato speranza (anzi molto più di una speranza) ai soci Coop Carnica grazie all’intervento Coop Alleanza 3.0, un gigante del mondo cooperativo nato dalla fusione tra Coop Estense, Coop Consumatori Nordest e Coop Adriatica con 2,7 milioni di soci, un fatturato che sfiora i 5 miliardi di euro per 419 punti vendita e più di 22.000 dipendenti. Ma a che titolo si sostanzia l’intervento? Coop Alleanza interviene con un atto di liberalità, in altre parole un intervento solidale che rifonderà i prestatori di Coop Carnica dei denari perduti. Occorre sottolineare che l’operazione è a stampo solidale e volontario e ha come obiettivo “soccorrere” le persone rimase intrappolate nel crack.
L’atto di liberalità è l’ultimo atto di un movimento iniziato nell’estate 2015 quando la regione Friuli e Coop Nordest (oggi in Coop Alleanza) avevano dichiarato di impegnarsi nell’operazione, unitamente all’azione di recupero di sette punti di vendita. Secondo il Sole 24 Ore, dei circa quaranta supermercati di CoopCa, sette saranno riaperti il 22 gennaio e 13,5 milioni di euro (pari al 50% dei crediti accumulati dai prestatori), saranno rimborsati con la seguente cronologia: 6 milioni nell’aprile 2016, 4 milioni a distanza di circa un anno e la rimanenza (3,5 milioni di euro) nella primavera 2018. Come riportato da Il sole 24 Ore, secondo Adriano Turrini, presidente di Coop Alleanza, il 50% mancante si potrà recuperare dalla liquidazione degli asset di CoopCa. In sede previsionale sono 56,5 milioni di euro i denari recuperabili dalla liquidazione.

La tenuta del sistema
Nonostante l’atto di liberalità sia una scelta encomiabile all’insegna della solidarietà tra persone, consumatori e risparmiatori (questi di fatto sono i prestatori), occorre dire che probabilmente si tratta di una scelta inevitabile. Lo strumento del prestito sociale è un asset portante di tutto il sistema cooperativo distributivo che se minato potrebbe determinare una reazione a valanga devastante. La mancanza di fiducia genererebbe una riscossione non sostenibile per molte realtà come una semplice analisi dei numeri dimostra. Secondo Radio 24 attualmente le più grandi cooperative distributive hanno un’esposizione sui prestiti sociali rilevante: in Toscana UniCoop Tirreno ha ricevuto prestiti da 122.000 soci per oltre un miliardo di euro pari a 6,22 volte il patrimonio a bilancio. Coop Centro Italia ha 72.000 soci prestatori per 582 milioni di euro di fondi ricevuti, cifra superiore a 3 volte il patrimonio. Si capisce quindi, quanto il tema prestiti sociali sia delicato.

Ma qualcosa cambierà
Finora lo strumento del prestito sociale cooperativo non è stato assoggettato a controlli e regolamentazioni. Ma considerati i valori in campo e le insidie legate al perpetrarsi della trasformazione economica in atto, il problema si pone. Nel sistema delle Coop, nei conti soci ci sono 15 miliari di euro di cui 12 miliardi nelle 9 cooperative più grandi. Una cifra enorme pari al 10% del Pil che non può essere lasciata senza vigilanza. Partendo da questo assunto e dai recenti crack, Banca d’Italia sta valutando di fissare dei paletti restrittivi tra il rapporto del patrimonio della cooperativa e i prestiti raccolti dai soci. Si ipotizza di fissare un moltiplicatore che non vada oltre a tre volte il patrimonio a bilancio, in modo da limitare le perdite in caso di fallimento.

La palude grigia
Se uno strumento di regolamentazione per i prestiti sociali è opportuno, occorre assolutamente evitare che con esso si ponga una pietra tombale sull’attenzione verso le regole non scritte su cui vivono i mercati. Regole che assegnano al rapporto fiduciario tra i soggetti in campo un valore non fungibile con strumenti regolamentativi. Questa considerazione diventa urgente in quanto davanti al crack della Coop Carnica, più di un economista ha alluso a una corresponsabilità dei prestatori che non hanno, a loro dire, una cultura finanziaria adeguata a comprendere il prodotto. Tuttavia questa posizione è la pietra miliare di partenza per un viatico che porta alla fine di ogni economia di mercato. Che deve avere regole semplici, chiare e separare nettamente gli onesti dai ladri. L’azione fraudolenta di un operatore finanziario che vende un prodotto qualsiasi senza specificarne in modo inequivocabile al consumatore la valenza di opportunità e rischio, non può mai essere giustificata o attenuata nella sua gravità imputando ignoranza alla controparte. Altrimenti si crea una zona grigia, una palude, in cui le responsabilità vengono attenuate e che progressivamente inquinerà la componente fiduciaria senza la quale ogni mercato è destinato a scomparire.
Il prestito sociale non è un prodotto di risparmio tutelato, ma uno strumento rischioso. Se è “venduto” in modo diverso, alla base vi è una truffa. E va punita.

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