Digital deflation: crea ricchezza nascosta a valutazioni statistiche

Esperti – I limiti del sistema di misurazione ideato da Clark e Keuznets. (Da MARK UP 197)

1. Sparisce valore nelle vendite tradizionali, mentre il consumo resta

2. Valore disponibile per investimenti differenti

3. A patto di mantenere inalterato il reddito


A parte il pasticciaccio brutto creato dal processo tecno-burocratico di Unione europea in combinata con gli eccessi finanziari americani e le incongruenze della moneta unica, un osservatore attento può cogliere oggi i prodromi della imminente, grande e sotterranea ripresa del potere di acquisto delle classi medie occidentali.
Dissacrando il feticcio del Pil, si può affermare che questa e le altre variabili della statistica economica mostrano una capacità decrescente di rappresentare la realtà. Ideate negli anni Trenta da Colin Clark e Simon Kuznets diedero un senso empirico alle costruzioni del pensiero macroeconomico. Oggi i loro limiti (ben noti anche a quei grandi economisti) sono viepiù evidenti. La trasformazione da un'economia industriale a una dei servizi rende il problema della misura del valore e del volume di quel che viene prodotto e consumato un vero incubo. Clark e Kuznets sapevano che la litigiosità fa aumentare il Pil grazie al maggior numero di parcelle pagate agli avvocati, che l'uso dell'auto privata invece del taxi lo fa diminuire e che, paradossalmente, il benessere misurato dal Pil pro capite di un paese arretrato, aumenta se cresce la mortalità infantile.

Non più marginale
Per gran parte del secolo scorso, tutto questo poteva essere considerato una imprecisione marginale che non inficiava l'utilità degli indicatori macroeconomici. Oggi la questione si aggrava e il problema di rapportare la misura della produzione e del consumo in valore (cioè ai prezzi correnti) alla dimensione volumetrica, cioè “reale” (ovvero pulita dall'inflazione dei prezzi), quella effettivamente goduta dalle famiglie si complica. Prendiamo la digital deflation: che azzera il prezzo di molti beni e servizi grazie alla loro dematerializzazione. La pratica (illegale o meno) di scaricare illimitatamente film, musica, testi gratuitamente da internet, ha un effetto: sparisce il valore delle vendite tradizionali, ma l'utilità effettivamente goduta è la stessa se non maggiore. L'e-commerce cancella molte funzioni bancarie o commerciali; distrugge “lavoro”, ma non intacca la produzione reale di viaggi, assicurazioni, abbonamenti, ticket ecc. In pratica il progresso tecnologico si diffonde capillarmente in ogni settore e altera la valutazione statistica di ciò che viene offerto e consumato dalle famiglie. Molte voci della contabilità nazionale ne risentono, per quanto la vita reale non cambi.

L'ottimismo
Queste brevi considerazioni mi rendono ottimista circa le prospettive che ci attendono (indipendentemente da chi ci governerà). I ventenni e, domani, i teenager godranno di risorse e opportunità del sistema invisibili a coloro che elaborano teorie economiche e sociologiche “retrò”. Viaggiano per i continenti con i low cost. Scoprono in internet i prezzi migliori e le promozioni. Cambiano i fornitori per assicurarsi attraverso il rinnovo dei contratti a condizioni più vantaggiose. Si scambiamo gli alloggi grazie ai social network. Non pagano i servizi culturali e di intrattenimento. Si montano i mobili da soli e praticano il bricolage, ma le statistiche non lo dicono. Aggiungiamo gli effetti del commercio estero per cui un'auto italiana o un succo di frutta sono il risultato di un assemblaggio di componenti prodotte in altri paesi che lavorano generalmente con costi più bassi.
La sostanza è la stessa ma la produzione nazionale cala. Sono tendenze che combinate tra loro aumenteranno il potere di spesa delle future classi medie che pagheranno di meno per prestazioni migliori. Certo! Questi ceti dovranno godere di un certo reddito da scambiare con le merci altrui. Ma se in Italia sapremo ancora estasiare turisti con il Canal Grande o il Colosseo, firmare griffe di successo, produrre specialità alimentari famose ed eccellere in altri campi, allora il progresso tecnologico e commerciale giocherà a nostro favore producendo una deflazione nascosta e rivalutando allo stesso tempo il nostro potere di spesa.

Il paradosso evidente
A titolo di esempio.
A) la mia famiglia decide di produrre la passata di pomodoro in casa (8 ore di tempo libero) e contemporaneamente chiama un artigiano per attaccare la nuova carta da parati: il Pil e i consumi ammontano a 300 € e l'Iva a 60 €.
Nel caso A la famiglia Tirelli è soddisfatta come nel caso B, ma è meno ricca mentre il paese produce e consuma di più. Ci torneremo.

B) la mia famiglia decide di comperare la passata al supermercato e procede autonomamente alla sostituzione della carta da parati (8 ore di tempo libero): il Pil è di 100 €, i consumi di 150 € e l'Iva di 30 €.
Nel secondo caso B la famiglia risparmia 150 €, ma il Pil diventa un terzo del precedente e i consumi la metà così come le entrate dello Stato.

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