I cinesi di Yida metterebbero sul piatto 7,5 miliardi di euro: la cessione di Esselunga torna ancora sotto i riflettori. La proprietà ha rassicurato i dirigenti e le maestranze che Esselunga non è in vendita

Dopo il Milan e l'Inter, un altro simbolo milanese, ma di interesse nazionale sotto il profilo distributivo ed economico, attira l'interesse dei cinesi: secondo il quotidiano La Repubblica, Yida, megagruppo con sede sul lago Qinglong, a ovest di Beijing (Pechino), un altro dei non pochi colossi pluri-business di lingua mandarina con presidi e interessi disparati su industria, immobiliare, entertainment, sport, sarebbe disposto a staccare un assegno da 7,5 miliardi di euro per acquistare Esselunga, tutto il pacchetto, compreso l'immobiliare: è circa il 25% in più di quanto offrivano Cvc e Blackstone che valutavano la catena di Bernardo Caprotti, oggi di proprietà della figlia Marina Sylvia e della moglia Giuliana Albera, tra i 4 e i 6 miliardi di euro.
Quella cinese sarebbe un'ottima valutazione (corrisponde al fatturato della catena), se non includesse gli immobili che fanno capo a un'altra società del gruppo. Se l'offerta riguarda anche gli immobili allora forse potrebbe essere inferiore alle ipotetiche attese della proprietà; che, comunque, la sera stessa con un comunicato interno ha rassicurato dirigenti e maestranze che Esselunga non è in vendita.
Il mittente della proposta d'offerta è appunto Yida Zhang, un giovane miliardario cinese che gestisce un fondo d'investimento da circa 25 miliardi di dollari, e che da Pechino ha inviato la sua offerta per rilevare tutta l'azienda, sia la catena di superstore sia l'immobiliare. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la proprietà di Esselunga ha tempo per decidere fino al 7 luglio. Sembra che dietro le quinte di questo nuovo vaudeville si muova, in guisa di mediatore, Giulio Malgara, un amico storico di Bernardo Caprotti, capitano di lungo corso nell'industria alimentare italiana.
L'orientamento dell'attuale proprietà, soprattutto di Marina Sylvia, è non vendere; ma potrebbe trattarsi di uno stand-by. Ben diverso il pensiero di Giuseppe e Violetta Caprotti, i figli di primo letto di Bernardo, i quali, sempre secondo il Corriere, erano e sarebbero decisi a vendere; se fosse così (ma abbiamo qualche dubbio in merito) perché non cedere le loro quote minoritarie, ma consistenti, allo stesso Yida Zhang o a qualche fondo americano come Blackstone?
Ma potrebbe risolversi tutto nel classico ballon d'essai. I quotidiani vendono il doppio di copie quando parlano di Esselunga. Negli ultimi dieci anni sulla cessione di Esselunga si è scatenata una tale ridda di voci e di rumours giornalistici, più o meno verosimili (Esselunga fa notizia di per sé), che con i nomi delle insegne e delle catene internazionali spuntati dai titoli dei giornali si potrebbe fare un album delle figurine: Wal-Mart e Kroger in Usa, Tesco e Waitrose in Uk, Mercadona dalla Spagna,  poi le Coop (ovvove: mai dire Coop in casa Esselunga), senza dimenticare Ahold Delhaize, un gruppo che piaceva molto a Bernardo Caprotti che ebbe con Gruppo Delhaize negli anni Novanta rapporti di lavoro ai tempi della centrale Sedd.

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