L'ultima edizione dell’Edelman Trust Barometer evidenzia una contrazione della fiducia a livello globale. Nel nostro Paese il business se la cava bene rispetto alla media, ma con differenze interne: la Csr conferma il proprio valore, gli Ad perdono invece terreno.

Fiducia globale complessivamente in calo, come registra la diciassettesima edizione dell’Edelman Trust Barometer. L’indice globale Trust index ha infatti perso 3 punti rispetto alla scorsa edizione (da 50 è passato a 47) e diminuisce in 21 dei 28 Stati esaminati dalla ricerca.

In Italia confermato un trend negativo, sebbene il calo sia di un solo punto (da 48 a 47). Avanzano di poco il governo e le associazioni non governative, mentre arretrano i media (-11 punti i social media) e le aziende. Queste ultime, tuttavia, si collocano al secondo posto come indice di fiducia su scala globale tra le quattro categorie, secondo solo alle Ong. Inoltre, il nostro Paese è il secondo in Europa con maggior fiducia nel business dopo l’Olanda.

Il 78% degli italiani crede infatti che le imprese possano compiere azioni specifiche mirate non solo al profitto ma anche alla crescita economica e sociale delle comunità in cui operano. Un dato che fa da cartina tornasole a tutte le iniziative di Csr messe in atto sempre più di frequente dai vari player.

Fattori di diffidenza nel business
3 italiani su 5 sono contro gli accordi di libero scambio perché danneggiano i lavoratori locali, il 77% pensa che si debbano privilegiare gli interessi nazionali a scapito di quelli del resto del mondo e addirittura l’84% pensa che il governo debba proteggere i lavoratori e l’industria locale anche se questo comporta una crescita più lenta dell’economia. Gli italiani chiedono anche controlli più severi per le aziende: il 90% del campione chiede per esempio maggiori regole per l’industria farmaceutica e il 70% non è d’accordo sul fatto che le riforme dei mercati finanziari abbiano aumentato la stabilità economica. Se si considera la paura di perdere il lavoro, la prima motivazione è il trasferimento verso Paesi con costo del lavoro più basso (87%), al secondo posto i competitor stranieri e solo al terzo posto gli immigrati con il 67%. Da rilevare che in Italia il 68% crede che la globalizzazione non stia andando nella direzione giusta, un dato nettamente superiore al 50% della media globale.

Il gap tra élite e opinione pubblica
Un dato molto significativo di questa edizione è il crollo della fiducia nei confronti degli amministratori delegati che su scala globale perdono ben 12 punti (10 in Italia). Una crisi notevole se si pensa che in Italia solo il 28% del campione pensa che gli amministratori delegati siano credibili (al di sotto della media globale del 37%), ancor meno dei rappresentanti delle istituzioni (30% del campione). Dall'altro lato, il 56% si fida di "persone come loro” e il 53% degli accademici.

Malissimo il sistema. La fiducia nei confronti di quest'ultimo nel suo complesso (giustizia sociale, speranza nel futuro, senso di fiducia) è a livelli molto bassi: solo il 4% del campione ha fiducia e il 72% degli italiani pensa non funzioni, un record mondiale.

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