Futuro a rischio per l’industria degli elettrodomestici

Ricerche – L'ultimo rapporto del Ceced segnala come la concorrenza a basso costo e la costante erosione dei margini stiano incidendo in maniera pesante sull'andamento del comparto

L'industria italiana degli elettrodomestici vive un periodo molto difficile, a causa della concorrenza dei mercati emergenti e per la continua erosione dei margini. La conferma, dopo le notizie delle scorse settimane sulle centinaia di licenziamenti in un'azienda simbolo come Electrolux, è arrivata dal rapporto “Per una nuova crescita sostenibile”, elaborato dall'Osservatorio di Ceced Italia, l'associazione dei produttori di apparecchi domestici e professionali.

Una crisi figlia della globalizzazione
La situazione di crisi che emerge dai numeri della ricerca ha una storia abbastanza recente: nella seconda metà dello scorso decennio, il settore era riuscito a mantenersi su un percorso di crescita sostenuta, fino a raggiungere nel 2002 il suo punto di massimo sia in termini di livelli di attività che di export. Nella prima metà degli anni Novanta, il comparto aveva registrato tassi di sviluppo a due cifre, raddoppiando in pochi anni il saldo positivo del commercio con l'estero. Ma negli anni successivi lo scenario è profondamente mutato, tanto da -sottolinea il rapporto- mettere in forse la permanenza dell'attività industriale in Italia. Nonostante un fatturato complessivo di 16 miliardi di dollari (di cui 9,3 di export) , il settore degli elettrodomestici sta infatti soffrendo di una forte contrazione della redditività e per una riduzione dei livelli di attività più intensa della media dell'industria manifatturiera. La globalizzazione dell'economia internazionale e, più recentemente, l'allargamento della UE, hanno indebolito il punto di forza della produzione italiana, basato su alti volumi ed elevate competenze di progetto e industrializzazione. Accanto a costi del lavoro non paragonabili a quelli italiani, in molti paesi di nuova industrializzazione si sta assistendo al rapido apprendimento dei processi industriali, tanto che il Ceced ritiene sempre più difficile il mantenimento in Italia delle attività più standardizzate. In alcuni comparti, la riduzione ha assunto connotazioni drammatiche: per esempio, la produzione di frigoriferi ha registrato un crollo dei volumi produttivi passando da 7,5 milioni di pezzi nel 2002 a circa 4 milioni nel 2007. È stata così annullata tutta la crescita dei 20 anni precedenti.










Scarica la ricerca completa del Ceced (file.pdf)


Non decolla l'efficienza energetica
Le difficoltà hanno dapprima colpito i prodotti di minori dimensioni, contrassegnati da bassi costi di trasporto e un processo produttivo fortemente modulare, facilmente replicabile e, quindi, trasferibile. Attualmente la crisi sta invece interessando in modo rilevante alcune tipologie di grandi elettrodomestici: frigoriferi, congelatori, cucine con forno. Sintomi analoghi si osservano nel settore delle cappe, in cui l'Italia è leader mondiale, e nel comparto dei componenti, punto di forza dell'Italia. A questi problemi si aggiunge il fatto che l'offerta dei prodotti a elevata efficienza energetica ha trovato, finora, riscontri parziali sul mercato. Secondo il rapporto, la mancanza di modalità efficaci per la sorveglianza del mercato avrebbe finito col generare confusione nei consumatori.

Le difficoltà continueranno anche nel futuro
Per gli analisti del Ceced, la persistenza e l'intensità dei fenomeni che stanno caratterizzando l'economia mondiale rendono pessimisti sulla possibilità che in futuro si possano affievolire le tensioni competitive che il settore si trova a fronteggiare. La convenienza alla delocalizzazione delle attività manifatturiere più standardizzabili è destinata a permanere a lungo. È probabile infatti che, anche ipotizzando ritmi di crescita dei livelli salariali medi dell'Europa Centro-Orientale più accelerati di quelli attuali, questi non eguaglieranno l'Europa Occidentale per parecchi decenni. In un panorama di margini in calo, con l'eccezione del comparto dei caminetti e stufe e con il rilancio del settore delle cappe (in cui l'Italia è leader mondiale), le imprese, auspica il Ceced, dovranno impegnarsi a rinnovare le proprie competenze, investendo in innovazione. Al tempo stesso, gli imprenditori non dovranno rinunciare alla sfida della competizione produttiva attraverso le innovazioni di processo e la ricerca di flessibilità industriale.

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