Gli alimenti per l’infanzia sono un mercato flessibile, sicuro, tracciabile

I protagonisti –

La contrazione registrata in questi anni sposta maggiormente l’attenzione sull’affidabilità (da MARKUP 202)

cibo bimbi

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1. La diminuzione del tasso di natalità concorre al decremento delle vendite
2. Formulazioni e requisiti definiti per legge
3. Negli acquisti la Gda è preferita al canale specializzato

Gli alimenti per la prima infanzia generano un mercato molto articolato, a livello sia di prodotti sia di canali distributivi, che in Italia muove più di 800 milioni di euro annui a valore e oltre 80.000 tonnellate di prodotto. Si tratta di un mercato che negli ultimi due anni ha registrato una contrazione, seppur contenuta, determinata non solo dalla crisi economica generale ma dalla diminuzione del tasso di natalità e dalla concorrenza dei prodotti per adulti acquistati nel periodo dello svezzamento. In ogni caso il costante calo delle nascite è il vero fattore che ha condotto a una flessione della domanda: l’Istat stima nel 2010 557.000 nascite, 12.200 in meno rispetto al 2009. Da notare che le nascite da madri italiane, pur rappresentando una quota prevalente, registrano un calo di oltre 13.000 unità nel 2009, mentre le mamme di cittadinanza straniera hanno messo alla luce 104.000 pargoli (18,8% sul totale). Un numero in crescita se si pensa che nel 2000 le nascite da madri straniere erano 35.000. Questo trend può aprire il mercato a nuovi prodotti legati alle diverse tradizioni gastronomiche e religiose di popoli diversi da noi. Si pensi, per esempio, a omogeneizzati halal o kosher realizzati con una diversa lavorazione della carne oppure a pappe a base di riso che potrebbero incontrare i gusti delle famiglie asiatiche. Oltre a etichette con le informazioni nutrizionali leggibili in diverse lingue.

Specificità nutrizionali
In tema di sicurezza alimentare, i prodotti destinati a un pubblico infantile devono essere realizzati secondo requisiti di composizione nutrizionale e tossicologica ben precisi. A garantire un grado di affidabilità inconfutabile ci pensa il decreto legislativo n. 111 del 27 gennaio 1992, in cui è stata recepita la direttiva Cee 398 del 1989. Il decreto regola quei prodotti destinati a un’alimentazione particolare (Adap), quali prodotti dietetici, ovvero quelle tipologie di alimenti ideati e formulati per far fronte a specifiche esigenze nutrizionali legate al processo di assorbimento intestinale o in condizioni fisiologiche particolari, e alimenti per l’infanzia, cioè prodotti destinati a lattanti (bambini di età inferiore ai 12 mesi) e bambini fino a tre anni. Con questo decreto, che ingloba anche i prodotti specifici per bimbi da 0 a 3 anni, si vuole garantire, dunque, la formulazione nutrizionale e salubre degli alimenti per l’infanzia che, solo se rispondono ai punti contenuti nel provvedimento, possono contenere in etichetta un riferimento specifico all’età di consumo. Nel decreto si ribadisce, inoltre, che produzione e importazione di questi alimenti sono soggetti all’autorizzazione del ministero della Sanità. Ma non basta: al fine di monitorare ulteriormente il comparto, l’Istituto superiore di sanità coordina una serie di programmi di vigilanza annuale ai quali si affiancano i controlli qualità che le imprese produttrici avviano sull’intera filiera produttiva. Ne derivano, così, delle materie prime esenti da rischi tossicologici, selezionate e controllate, a garanzia di sicurezza e qualità.

Le dimensioni del mercato nel canale Gda
Vendite a volume (€) Var. % 2010 vs 2009 Vendite a valore (€) Var. % 2010 vs 2009
(iper+super+Lsp)
Omogeneizzati 24.443.568 -0,4 203.885.217 -4,1
Biscotti 12.503.186 -5,5 77.557.404 -6,8
Latte 5.645.870 14,9 94.019.126 5,3
Pastine 3.994.449 -2,6 16.576.408 -5,5
Succhi 2.688.406 -5,7 10.499.385 -6,4
Cereali, farine 1.401.715 2 15.713.451 -1,2
Piatti pronti 574.557 6,9 4.404.265 5,5
Infusi 486.036 -10,3 9.600.204 -11,6
Altri alimenti 251.028 43,2 3.142.501 30,6
Liofilizzati 176.465 -4,3 7.998.023 -4,9
Totale 52.165.280 -0,5 443.395.984 -2,7
Fonte: SymphonyIri Group
Le vendite per area geografica
Vendite a volume (€) % Vendite a valore (€) %
(iper+super+Lsp)
Nord-ovest 17.081.440 32,7 141.254.916 31,8
Nord-est 8.858.964 17,0 77.408.947 17,5
Centro +
Sardegna
12.671.268 24,3 107.729.920 24,3
Sud 13.553.608 26,0 117.002.201 26,4
Totale Italia 52.165.280 100 443.395.984 100
Fonte: SymphonyIri Group

Come si suddividono
Quando si parla di alimenti per la prima infanzia occorre far ricorso a una segmentazione che segue la ripartizione per fasce d’età. A far chiarezza ci pensa il legislatore che suddivide gli alimenti per bambini in formule per lattanti e di proseguimento (direttiva 2006/141/Ce attuata con decreto del 9 aprile 2009 n. 82) e alimenti a base di cereali e baby food (direttiva 96/5/Ce attuata con Dpr 128/1999, le modifiche successive sono codificate con la direttiva 2006/102/Ce). Rivolti a un target dalle esigenze nutrizionali specifiche, gli alimenti per l’infanzia devono sottostare a limiti e restrizioni nell’uso di particolari ingredienti nonché a modalità di comunicazione e di etichettatura particolari definite per legge. Le formule per lattanti sono alimenti diretti ai bambini fino ai sei mesi di vita in grado di soddisfare il fabbisogno nutritivo di quell’età, mentre quelle di proseguimento sono indirizzate a lattanti dopo il sesto mese da affiancarsi a un’alimentazione complementare. La loro composizione è ben definita per legge così come la pubblicità delle formule per lattanti è vietata, a eccezione di pubblicazioni scientifiche destinate a medici pediatri. L’etichettatura deve essere chiara e seguire specifiche descrizioni in modo da distinguere senza dubbio un prodotto per lattanti da uno di proseguimento. I baby food sono alimenti che soddisfano, invece, le esigenze di lattanti nel periodo dello svezzamento e di bambini che gradualmente si devono abituare a una dieta normale. Si dividono in alimenti a base di cereali e alimenti diversi dagli alimenti a base di cereali. La legge definisce per questi cibi criteri di composizione essenziali valutati sulla base di dati scientifici accettati dalla comunità e il divieto dell’uso di sostanze che possono nuocere alla salute dei piccoli. La sicurezza tossicologica è, infatti, uno dei capisaldi di questi alimenti le cui materie prime non devono contenere pesticidi né sostanze geneticamente modificate. Come già detto, solo gli alimenti che soddisfano le norme di legge possono scrivere in etichetta il riferimento specifico all’età.

Il mercato dietetico nel canale farmacia
000.000 di euro Quota % Var. %
(primo trimestre 2010)
Dietetici per l’infanzia 48,4 41,1 -6,6
Alim. senza glutine e proteici 42,0 35,6 4,2
Alim. per adulti 8,0 6,8 1,6
Prod. spec. artif. nutr. enter. 6,9 5,9 5,0
Dolcificanti 3,6 3,0 -5,1
Dolciumi 3,2 2,7 0,1
Prodotti dimagranti 3,1 2,6 8,1
Alimenti per diabetici 1,2 1,0 -4
Alimenti integrali 1,1 1,0 2,1
Altri prodotti nutrizionali 0,3 0,3 -18,7
TOTALE MERCATO 117,8 100 -1,1
Fonte: Ims Health

Le vendite per canale
Vendite a volume (€) % Vendite a valore (€) %
(primo trimestre 2010)
Ipermercati 16.794.092 32,2 137.551.700 31,0
Supermercati 29.687.480 56,9 255.527.639 57,7
Lsp 5.683.708 10,9 50.316.645 11,3
TOTALE 52.165.280 100 443.395.984 100
Fonte: SymphonyIri Group

     
  Nestlé con BabyNes mette in capsula il latte per bambini
Nestlé punta sull’innovazione e lancia in Svizzera il sistema Baby- Nes, una macchina con capsule per la preparazione del biberon in meno di un minuto. Forte di sei varianti in base alle esigenze del bambino (4 formule per il primo anno di vita e una formula per il secondo e il terzo anno), BabyNes si avvale di capsule ermetiche che introdotte nell’apposito sistema forniscono un biberon dosato e alla giusta temperatura con la semplice pressione di un pulsante. Il costo è di circa 5,60 franchi per tre biberon.
 
     

I canali di vendita
Gli acquisti di alimenti per l’infanzia continuano a spostarsi dal canale specializzato (la farmacia) alla Gda. Complici i prezzi più convenienti e un’ampia offerta a scaffale, i prodotti food per i bambini fino a 3 anni registrano una flessione delle vendite nella farmacia tanto da rallentare lo sviluppo dei prodotti dietetici in questo canale che, secondo i dati di Ims Health, nel primo trimestre 2010 hanno registrato -3,5% a volume e -1,1% a valore. Un fenomeno che si ricollega principalmente all’andamento negativo degli alimenti per l’infanzia che nel primo trimestre 2010 hanno registrato una contrazione pari al 6,6% a valore rispetto al periodo analogo dell’anno precedente. Questa flessione abbraccia un po’ tutte le categorie merceologiche dei dietetici per l’infanzia, dai latti ai biscotti fino agli omogeneizzati, complice la concorrenza non solo della grande distribuzione con reparti ad hoc ma anche delle parafarmacie e dei corner farmaceutici presenti nelle gallerie dei centri commerciali. Una competitività complessa supportata dal potere contrattuale più forte della grande distribuzione che riesce rispetto alle farmacie a contenere maggiormente i prezzi oltre a vantare uno spazio lineare a scaffale più ampio e conseguentemente una maggiore esposizione e offerta. La farmacia resta in ogni caso il punto di riferimento per la categoria dei latti, ma omogeneizzati, biscotti, pastine sono più facilmente acquistati nella grande distribuzione. Anche in Gda, in ogni caso, si registra una flessione del comparto: SymphonyIri Group rileva una variazione a volume del -0,5% e del -2,7% a valore (2010 vs 2009). Una contrazione contenuta dovuta alla diminuzione del tasso di natalità ma che vede, in ogni caso, gli omogeneizzati e i biscotti tra le categorie più vendute seguite dai latti e dalle pastine dietetiche. In Italia i consumi maggiori si registrano nell’area a nord-ovest del paese con il 32,7% delle vendite a volume, seguita dal sud con il 26% sul totale. I consumatori prediligono il supermercato nel 56,9% dei casi e in seconda istanza l’ipermercato che raccoglie il 32,2% delle vendite. In un mercato dove i primi tre produttori (Heinz, Danone e Nestlé Italiana) coprono a valore l’89,5% del canale ipermercati, supermercati e Lsp, gli store brand raggiungono una quota del 3,2%.

Il parere dell’esperto: parliamo di alimentazione del bambino con R osanna Moretto, medico pediatra
Perché nell’alimentazione i bambini sono soggetti più a rischio rispetto agli adulti?
La premessa di fondo è che il bambino non è un piccolo adulto. Ha un organismo che richiede delle attenzioni particolari che sono dettate dal fatto che è un organismo in crescita e quindi da un punto di vista nutrizionale ha bisogno di un’alimentazione equilibrata in termini di nutrienti. Sappiamo, però, che il cibo, oltre a fornire i nutrienti, può essere un vettore di rischio in quanto può contenere delle sostanze che possono interferire con la normale crescita del bambino. Nelle fasi di crescita l’incameramento delle sostanze nutritive è esaltato e, quindi, maggiore è la possibilità che le sostanze estranee contenute nell’alimento possano essere assorbite con maggiore rapidità e quantità rispetto all’adulto. Inoltre la capacità di detossicazione è ridotta.

Quali sono le sostanze inquinanti che interferiscono con l’alimentazione e con quali problematiche?
Il problema nel bambino è quello di introdurre sostanze inquinanti o comunque tossiche in piccole quantità per tempi prolungati e poter dimostrare gli effetti dannosi di queste sostanze. Il decreto ministeriale fa riferimento a 4 grosse categorie: i pesticidi, che negli alimenti per l’infanzia non devono superare lo 0,01 milligrammi per kg di prodotto ovvero non devono essere presenti; gli additivi, coloranti e conservanti, che in questi cibi sono vietati; i nitrati, presenti naturalmente nelle verdure; le micotossine, metaboliti secondari prodotti dalle muffe che possono colonizzare gli alimenti.

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Allegati

202-Alimenti infanzia.pdf
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