Il costo di un fisco confuso

ECONOMIA & ANALISI – All'incertezza sul quadro politico oggi si somma quella sulla fiscalità che non accenna a dipanarsi (da MARKUP 224)

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Bisogna stigmatizzare il brutto episodio dell'ultima settimana di settembre: fino alla sera di mercoledì 25 c'era l'unanimità dei soggetti politici nel rinviare l'aumento dell'Iva. Una settimana dopo quell'aumento scattava. In mezzo tante mancate decisioni intorno alle quali l'opinione pubblica non ha avuto spiegazioni di sostanza. Gossip socio-politico e dietrologia hanno immediatamente preso il sopravvento e quindi, via talk show e audaci ricostruzioni giornalistiche, la cittadinanza è stata spinta, piuttosto controvoglia, a formulare giudizi sulle responsabilità di quell'incremento d'imposta. Impegnati dunque nello stabilire di chi sia stata la colpa rischiamo di perdere di vista la questione fondamentale (che ha a che fare con le nostre tasche): perché non si è riusciti a evitare l'aumento.

Le coperture mancanti
La mia idea è che mancassero le coperture (e, altra cosa grave, non è stato detto con chiarezza agli italiani). A conferma di questa congettura, due fatti. Alcuni giorni dopo, per rientrare sotto il 3% di deficit, oltre ad alcuni tagli di spesa - che vanno confermati dal Parlamento - sono stati "venduti" alla Cassa Depositi e Prestiti immobili pubblici per 500 milioni di euro. Ma siccome la CdP è detenuta per oltre l'80% dal Tesoro, in sostanza si tratta di una partita di giro per fare emergere liquidità (la CdP ha davvero il risparmio postale). Eurostat ammetterà questo tipo di operazioni ai fini della riduzione del deficit? Lo spero ma non lo credo, perchè le vendite di patrimonio - vere o fasulle - vanno a riduzione del debito e non del deficit corrente. Si tenterà, allora, di incrementare gli acconti IRES e IRAP oltre il 100%? Lo credo ma non lo spero. Un fisco immaginifico sposterebbe gettito dal futuro al presente, secondo procedure surreali che la Commissione europea non permette (viceversa, potremmo chiedere acconti anche sui redditi del 2022). L'altra circostanza la desumo dalla confessione di autorevoli esponenti del Governo: per eliminare la seconda rata dell'Imu sull'abitazione principale è necessario alzare altre imposte. In sintesi, non ci sono risorse: i vari commissari e le varie spending review non hanno portato risparmi o tagli agli sprechi della spesa pubblica.

Ci sono o non ci sono?
Questione chiusa? Per niente. Perché questa mia argomentata congettura sembrerebbe proprio da buttar via, visto che il Governo si appresta, con la legge di stabilità, a mettere "sul piatto" 5-6 miliardi di euro per tagliare il cuneo fiscale sul lavoro. Dunque, non c'era un miliardo per rinviare di tre mesi l'aumento dell'Iva e allo stesso tempo ce ne sono 6 per mettere "un po' di soldi nelle buste paga dei lavoratori".
Sarà proprio così? Per adesso registriamo: aumento dell'Iva da ottobre 2013 che per il 2014 vale 4 miliardi di euro; aumento delle accise sugli alcolici dal 10 ottobre 2013 che per il 2014 vale 130 milioni; aumento dell'Iva dal 4 al 10% sui prodotti venduti tramite distributori automatici, che per il 2014 vale 104 milioni; aumento dell'Iva dal 4 al 22% per alcuni prodotti editoriali che nel 2014 dovrebbe portare 125 milioni di euro. Totale: 4,36 miliardi di euro. Rispetto a questi conteggi, l'Istituto Bruno Leoni valuta altri 640 milioni di euro di gettito aggiuntivo, sempre per il 2014.
Ora, se ricordiamo che accanto al taglio del cuneo c'è la rimodulazione della struttura dell'Iva, vengono nuovi sospetti. Perché, per legge comunitaria, lo spostamento di beni e servizi da una fascia all'altra di aliquota, può avvenire soltanto verso l'alto: cioè un bene con Iva al 4% può passare al 10 o al 22 ma non viceversa. Questo equivarrebbe a un nuovo incremento d'imposta. Per evitarlo, sarebbe possibile ridurre solo l'aliquota massima, visto che l'Europa impone che sia non minore del 15% (le altre non si possono modificare). Ma a quel punto non si spiegherebbe il recente incremento al 22%. E meno male che in ballo c'è la delega fiscale che dovrebbe portare a un sistema di tributi equo, stabile e trasparente.

Allegati

224_Incertezza-fiscalita

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