In calo la fiducia delle imprese

Gli opinionisti di Mark Up (da Mark Up n. 277)

Lasciamo perdere la recessione. Il vero problema strutturale è la fiducia del mondo produttivo. Che cosa può pensare infatti un imprenditore dei riflessi mediatici che gli arrivano dal fronte istituzionale?
Il premier, da Nuova Delhi, il 30 ottobre scorso a commento della (prima) riduzione del Pil sosteneva: “è uno stop congiunturale. Lo avevamo previsto” confermando un Pil a +1,2% nel 2018 e deficit al 2,4% nel 2019 (numeri entrambi poi rivisti). L’11 gennaio: “mi attendevo e temevo un dato negativo” a proposito del crollo della produzione industriale, salvo poi, il 23 gennaio a Davos, prospettare una crescita fino all’1,5% nell’anno in corso (mentre un importante ministro ipotizzava un nuovo boom economico stile anni 60). Fino alla previsione (azzeccata il 30 gennaio) della ”ulteriore contrazione del Pil nell’ultimo quarto del 2018” (ko tecnico). Oggi, ormai, le previsioni sono attorno al mezzo punto percentuale di crescita, la cui realizzazione farebbe saltare tutta la finanza pubblica concordata con la Ue. Ma, niente: due giorni dopo (1° febbraio), il capo del Governo affermava che “ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019. L’Italia ha un programma di ripresa incredibile”. Incredibile. Appunto.
Come reagiscono gli imprenditori di fronte alla nuova marea di norme di cui si devono (pre-)occupare con il supporto di commercialisti, tributaristi, consulenti del lavoro? Non credo più al modello del capo-azienda che lavora a prescindere, cioè nonostante i vincoli che il contesto esterno gli impone. Se lavora lo farà peggio; se può, lavorerà di meno. Urgono soluzioni. Intanto, la fiducia delle imprese si sta sgretolando: -6% a gennaio 2019 rispetto a un anno prima.

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