In cerca di uno scatto culturale per vincere le ansie commerciali

Intervista alla senatrice Leana Pignedoli, vice presidente della Commissione Agricoltura del Senato e capogruppo Pd nella commissione (da Mark Up n. 263)

Senatrice Pignedoli,  l’agroalimentare italiano non riesce a penetrare alcuni mercati primari come quello cinese. Lei ritiene che le piattaforme agroindustriali siano sufficienti a superare il problema della mancanza di un grande retailer italiano nel mondo?
È un problema  che stiamo discutendo da tempo. Il grande limite del processo di internazionalizzazione delle aziende italiane  deriva dal fatto che c’è una frammentazione di piccole-medie imprese e la mancanza di grandi piattaforme distributive. I nostri distributori hanno lavorato forse meglio nel mercato interno, ma mancano in ambito internazionale.
Il rilancio di un brand Made in Italy sembra fermo su un binario morto. Perché?
La proposta di un brand era figlia di una esigenza di tutela dei nostri marchi all’estero. A mio avviso  dobbiamo rilanciare un “marchio ombrello” senza, però, standardizzare il significato che questo può esprimere e, come capirete, non è facilissimo. Infatti dobbiamo ricordare che siamo il Paese dalle tante eccellenze e delle biodiversità.  Dobbiamo in ogni caso  riprovarci perché ci aiuterebbe a combattere il fenomeno dell’Italian Sounding e della contraffazione dei prodotti italiani.
Quali gli obiettivi raggiunti tramite l’approvazione del decreto legislativo sulle etichette?
Noi abbiamo recepito un’indicazione europea che in ogni caso va nella direzione auspicata dall’Italia. Il nostro Paese infatti, da sempre sostiene l’idea che il consumatore debba essere informato nel miglior modo possibile. Da oggi sarà obbligatorio inserire nell’etichetta l’indicazione della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento del prodotto.
Qual è la legge approvata in questa legislatura che ritiene maggiormente utile al comparto?
Non c’è una legge specifica. La soddisfazione maggiore è quella di aver fatto in una sola legislatura provvedimenti che riguardano più cose: interventi sulla qualità delle produzioni, sull’agricoltura sociale, gli interventi sul settore del vino, l’abbassamento delle tasse in agricoltura e, soprattutto, in tema di semplificazione, aver ridotto da 13 a 4 il numero di enti del ministero delle politiche agricole.
I fronti ancora aperti?
Ci sono ancora problemi in materia di assicurazioni delle imprese. Poi c’è la questione delle emergenze climatiche e fitosanitarie.
All’esame della commissione agricoltura del Senato c’è il ddl sulle produzioni biologiche.
È un provvedimento importante perché va a regolare il settore a partire dalla ricerca. Sarebbe forse opportuno fare qualche modifica, ma l’impostazione generale è soddisfacente e quindi l’intenzione della commissione sarebbe quella di approvarlo in tempi rapidi anche perché ha avuto una gestazione molto lunga.
Quali modifiche apporterebbe se non fossimo a fine legislatura?
Manca la parte relativa  ai controlli, ma molto probabilmente arriverà un decreto ad hoc per colmare questa lacuna.

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