Inalca, la filiera si amplia e si fa integrata

Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare

di Elena Giordano

Tutti parlano e puntano sulla filiera, qualcuno la realizza concretamente. È il caso di Inalca, Gruppo Cremonini, che si sta posizionando in modo tale da gestire allevamento di animali, nutrizione, macellazione degli animali all’interno della propria filiera, e di crescere nel numero dei capi. E sta allargando la filiera stessa, attraverso la partecipazione societaria in Bonifiche Ferraresi.
Andiamo con ordine: Inalca – che trasforma e commercializzata 500 mila tonnellate di carne l’anno - punta a realizzare una filiera “integrata”, ossia a macellare bovini in numero sempre più elevato all’anno, che fanno parte del proprio allevamento (con maggiori garanzie in termini di sicurezza per il consumatore finale). Filiera integrata significa anche allevamenti sempre più numerosi di vitelloni, perché questa è la tendenza del mercato: l’accorpamento. Già oggi Inalca (nella foto: l'amministratore delegato Luigi Scordamaglia) vanta 50 mila posti stalla, cui si aggiungono i 5 mila posti dell’azienda agricola Corticella, che verranno raddoppiati a breve.
Per quanto riguarda Bonifiche Ferraresi, anche in questo caso la strategia è sempre nell’ottica dell’ampliamento della filiera: oggi Inalca possiede il 3,6% dell’azienda agricola, che ha tra i propri obiettivi proprio l’ampliamento al settore della zootecnia, con la creazione di un allevamento di 8.000 capi l’anno. Un movimento virtuoso, dunque, che dalla produzione del mais, all’allevamento, al macello, alle biomasse, diventa sempre più “in house”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here