Italia Zuccheri reagisce alla liberalizzazione

Valorizzare la filiera saccarifera nazionale, come ultima azineda 100% italiana: Coprob Italia Zuccheri punta sull'ultimo nato, il Nostrano (da Mark Up n. 264)

Creare valore aggiunto e contrastare la concorrenza sul mero prezzo, anche in un settore maturo come quello dello zucchero: con questo obiettivo la cooperativa Italia Zuccheri, oggi unica significativa realtà saccarifera italiana a potersi fregiare dell’etichetta di 100% Made in Italy, accoglie la liberalizzazione del mercato europeo dello zucchero e la fine del sistema delle quote, spingendo in fondo sul pedale dell’innovazione, in particolare facendo leva su territorialità e vicinanza e mantenendo uno stretto legame con il mondo agricolo e con la produzione nazionale di barbabietola da zucchero.
“Riuniamo 7.000 aziende agricole per un totale di 5.648 soci conferenti -dichiara Stefano Dozio, direttore generale Italia Zuccheri- che gestiscono oltre 32.300 ettari seminati a bietole tra Emilia Romagna e Veneto. Nel 2016 i soci hanno prodotto 2,2 milioni di tonnellate di bietole, la cui lavorazione ha dato origine a 255.000 tonnellate di zucchero per un fatturato consolidato di 233 milioni di euro”. Quella disegnata dai numeri è un’organizzazione importante senza la quale l’Italia sarebbe uno dei pochi Paesi al mondo con un consumo di zucchero di 1.700.000 tonnellate a non disporre di una produzione nazionale, pur essendo il terzo mercato di consumo in Europa. “Copriamo il 16% del fabbisogno, ma la nostra è una presenza importante per tutto il comparto”.
Quali sono i segmenti più performanti e perché?
Il mercato dello zucchero complessivamente vede nell’anno terminante a agosto 2017 una flessione a volume (-3,2%) ed una sostanziale tenuta a valore (-0,3%). Sono in calo tutti i segmenti ad eccezione dello zucchero di canna, trainato da una crescente richiesta di zuccheri grezzi o integrali, percepiti come migliori dal punto di vista nutrizionale. Lo zucchero extrafine subisce la flessione più pronunciata, un -11,1% a volume e -9,9% a valore, in continuità con un analogo trend negli ultimi anni. Si tratta di una tipologia di offerta che riteniamo vada ripensata, perché la responsabile acquisti non riconosce al plus extrafine un valore pari all’extra costo richiesto. Per questo abbiamo riposizionato
i nostri Zuccherissimo, creando un’offerta di zuccheri speciali per dolci, col risultato di recuperare punti di quota nel segmento.
I moderni trend impattano sul modo di consumare zucchero?
La crescente consapevolezza di dover ridurre l’assunzione di zuccheri ha portato ad una diminuzione dei consumi diretti di zuccheri. Il calo dei volumi non è dovuto ad una riduzione del parco famiglie consumanti (la penetrazione rimane intorno al 90% delle famiglie) ma ad una riduzione della frequenza d’acquisto (in media 8 acquisti/anno). Anche il trend che prevede il ritorno in auge della preparazione di dolci in casa non è così  intenso da invertire il trend generale di contenimento dei consumi.
Colpa dei social network?
In questo momento i social network sono uno strumento importante per intercettare le community che si aggregano intorno alle diverse sensibilità in termini di alimentazione, promuovendo la conoscenza di zuccheri con caratteristiche specifiche.
Zucchero e dolcificanti: due segmenti per target distinti o in sovrapposizione?
Lo zucchero viene consumato da circa il 90% degli italiani, quindi è inevitabile che ci sia una certa sovrapposizione di target tra zucchero e dolcificanti. C’è da dire che in Italia i dolcificanti sono rimasti un fenomeno di nicchia e anche il nuovo fenomeno della Stevia, pur in crescita, muove ancora volumi e fatturati molto piccoli.
Ritiene che territorio e km 0 siano valori importanti?
Assolutamente sì e lo dimostrano i risultati che stiamo ottenendo con il nostro zucchero da filiera integrata 100% italiana. Questa scelta strategica ha richiesto ingenti investimenti in R&D e una revisione completa dei processi tecnologici e industriali. Un percorso che si interseca con l’innovazione: alla caduta delle quote abbiamo infatti reagito con il lancio di Nostrano, uno zucchero grezzo ricavato dalla barbabietola e non come abitualmente dalla canna da zucchero. Nostrano soddisfa i nuovi trend di consumo alimentari sempre più salutistici e orientati verso cibi genuini e poco raffinati. Le sue caratteristiche tattili e organolettiche non differiscono da quelle dello zucchero di canna, con in più la garanzia del made in Italy.

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