La moda perde la fascia bassa dei consumatori

Ricerche – I ceti più abbienti continuano a spendere nei capi di vestiario, ma la grande massa dei consumatori ci rinuncia, trascinando al ribasso i numeri dell'intero settore

La stagnazione dell'economia e il rallentamento dei consumi non risparmiano il settore tessile-moda italiano che, secondo le ultime analisi del Centro studi di Sistema Moda Italia, deve fare i conti con un quadro nazionale decisamente negativo, con una preoccupante flessione soprattutto nella fascia bassa di consumo. In generale, i consumi delle famiglie italiane per capi di tessile-moda nel 2007 sono diminuiti dello 0,6% in termini reali (senza cioè considerare l'inflazione) rispetto al 2006, con una tiepida crescita dell'1,2 % in termini nominali. A causa di questa frenata, il peso relativo del tessile-moda nel paniere di consumo degli italiani è diminuito, attestandosi sotto la soglia dell'8% (mentre nel 2000 si avvicinava al 9%).

L'autunno-inverno 2007-08
In particolare, dopo una prima parte del 2007 caratterizzata da buone accelerazioni (+ 0,7% maggio-giugno e + 1,3% luglio-agosto), la stagione autunno-inverno 2007-08 si è chiusa con un calo quantitativo dell'1,2% dei consumi degli italiani (dati a spesa costante), e con un minimo + 0,2% a valore (spesa corrente). Eppure la stagione autunno-inverno era partita in maniera positiva, con un +1,6% nel bimestre settembre-ottobre; successivamente, nonostante la coincidenza con le festività natalizie e il periodo dei saldi, si è avuta una netta inversione di tendenza, con un meno 2,2% nel periodo novembre-dicembre e un'ulteriore flessione del 2,4% nel bimestre gennaio-febbraio.

Autunno-inverno 07/08, le tabelle
(file. Pdf)

Una crisi diffusa
La crisi invernale ha riguardato quasi tutti gli ambiti del settore moda, ad eccezione di tre sottocomparti: il segmento scialli/sciarpe/foulard ha osservato la crescita maggiore (+ 5,6% in volume rispetto allo stesso periodo del 2006), seguito dall'abbigliamento junior (+3,6%) e dalla camiceria femminile (+2,7%). L'andamento peggiore è stato invece del comparto cravatte, che ha registrato un calo dei volumi venduti del 12%; male anche le confezioni in pelle (-4,1%), la calzetteria femminile (-3,1%) e il vestiario esterno sia maschile (-2,9%) che femminile (-2,5%). Sul fronte della distribuzione, a pagare il dazio maggiore per la diminuzione dei consumi invernali è stata la categoria del dettaglio indipendente, che pur mantenendo la fetta più ampia del mercato tessile moda (38% del sell-out), ha scontato una riduzione delle vendite in quantità dell'8%. La stagione è stata invece un successo per le grandi superfici (+10,6%), le catene monomarca/franchising (+5,8%) e gli ambulanti (+5,1%).

La primavera 2008
Ma se l'autunno-inverno 2007-2008 è stato difficile, la primavera 2008 è stata addirittura una delle peggiori degli ultimi anni: secondo uno studio SitaRicerca per Sistema Moda Italia, nei mesi di marzo e aprile i consumi di abbigliamento e calzature sono calati del 6,4% rispetto allo stesso periodo del 2007. Anche un comparto come l'abbigliamento per l'infanzia, che ancora nella stagione autunno-inverno era stato caratterizzato da una buona vitalità, ha segnato in primavera un netto meno 1,9%. Su questi dati ha pesato la cattiva congiuntura economica e anche un clima meteorologico non troppo favorevole, ma secondo SitaRicerca esiste ormai una consolidata tendenza dei consumatori alla riduzione degli acquisti di mezza stagione: per il quarto anno consecutivo i dati relativi ai mesi di marzo-aprile hanno infatti registrato segno negativo.

Crescono i consumi di fascia alta
Analizzando i dati più nel dettaglio, si scopre però che la stagione primaverile presenta anche qualche elemento positivo: in particolare i consumi di prodotti fuori stagione (capi coprenti, maglieria pesante, ecc.) hanno sostanzialmente tenuto (+0,5%), complici appunto le temperature stagionali non particolarmente miti. L'analisi sulla tipologia dei consumatori evidenzia invece come la crisi delle vendite del settore sia imputabile soprattutto all'allontanamento dei consumatori con reddito medio-basso, che in tempi di recessione economica hanno preferito dirottare le loro risorse economiche verso altri beni di consumo. Le fasce sociali più benestanti, in particolare le donne sino ai 44 anni, hanno al contrario mantenuto un certo interesse verso l'abbigliamento: nell'abbigliamento femminile è aumentata infatti in maniera consistente la fascia alta (+8% in quantità) e si è assistito anche a un recupero del segmento di distribuzione più adatto a questo tipo di consumi, ovvero il dettaglio indipendente (+1,6%), mentre sono andati male outlet e grandi superfici. Risultati simili anche per l'abbigliamento maschile, anche se in questo caso si è verificata una riduzione del peso della componente “giovani”, complice anche l'incremento di vendite degli abiti da cerimonia.

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