La pasta secca parla di sé e della tradizione nazionale

I MERCATI – La naturalità e il richiamo ai valori sono un messaggio irrinunciabile anche se i produttori hanno spazio per pensare a messaggi innovativi (da MARKUP 211)

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Chi dice pasta, dice Italia. Il nostro Paese infatti è da sempre e di gran lunga il principale produttore mondiale di pasta di semola di grano duro con 2,9 milioni di tonnellate annue e anche il maggiore consumatore (in media 28 chilogrammi pro-capite). Caratteristica del primo piatto nazionale è la versatilità: vi sono paste fresche, paste secche, paste speciali (quelle con ingredienti aggiunti) in una molteplicità di varianti e formati che danno luogo ad altrettante referenze. Il leit-motiv di tutti i produttori dalle grandi marche industriali ai pastifici artigianali è "passione e tradizione". Tutto dipende dalla selezione dei migliori grani, ma anche dalle componenti ambientali come purezza dell'acqua o la macinazione a freddo. Colore dorato, fragranza e gusto sono garantiti anche dal metodo della trafilatura a bronzo, necessaria a dare la giusta rugosità/porosità per trattenere il sugo, nonché dalla lenta essiccazione. Al centro del target della pubblicità c'è la famiglia ("la gioia di stare insieme" di Barilla docet), la coppia che a tavola ritrova ogni giorno unione e armonia (Buitoni) senza dimenticare la gola del singolo ("Smetto quando voglio", il payoff per le gustose ricette dei tortelloni Fini). La comunicazione tende sempre più a coinvolgere il pubblico nell'assaggio del prodotto con degustazioni, lezioni di gastronomia, concorsi e gare culinarie: una scelta di comunicare in modo interattivo per dare risalto all'esperienza diretta.

Naturali
Consumatori attenti ricercano la qualità, possibilmente abbinata alla sicurezza della filiera. Il centenario Pastificio La Molisana vanta in proposito "la prerogativa che accomuna solo il 10% delle aziende del settore agroalimentare: gestire l'intera filiera della pasta dal chicco di grano alla tavola". Pasta biologica non significa semplicemente garanzia che gli sfarinati provengano da coltivazioni dove sono banditi concimi chimici, antiparassitari e pesticidi, occorre aggiungere che la qualità (potere nutrizionale superiore, migliore digeribilità, gusto e aroma) non proviene solo dalla materia prima ma anche dalla lavorazione: trafilatura a filiere di bronzo, basse temperature, tempi lunghi e soft di essiccazione. Naturalità vuol dire anche riconoscere a un marchio storico la capacità di mantenere immutata la migliore tradizione per generazioni dagli autentici pizzoccheri di Valtellina (Moro) fatti con grano saraceno e semola di grano duro alla "caccavella" campana della Fabbrica della Pasta di Gragnano.

Salutisti e sportivi
La pasta è un alimento sano che entra anche nella dieta dello sportivo. La pasta abruzzese Delverde, fatta con la purissima acqua della Majella, per bocca di cinque campioni italiani di varie specialità olimpiche, quest'anno ricordava sui quotidiani che la principale fonte d'energia dell'organismo sono i carboidrati, ma occorre che siano di qualità. La pasta con semola di grano duro e orzo CuoreMio Granoro, "il Primo di tutti i giorni", si è affidata a uno chef, Antonella Ricci, per ricordarci come sia ricca di betaglucani, le fibre vegetali solubili che aiutano mantenere normale il livello di colesterolo nel sangue.

Culturali
La cultura del cibo sta facendo proseliti presso un target sempre più trasversale. Le piccole realtà che ancora mantengono in vita prodotti dimenticati e il sud del mondo, inteso non solo geograficamente ma anche economicamente, sono un patrimonio meritevole di essere valorizzato, sostenuto e aiutato a riemergere. Ciò vale naturalmente anche per la pasta, come dimostra la filosofia del pastificio campano Garofalo che, seguendo l'equazione Fud = Food+Sud, ha promosso "Gente del fud", un "social fud network" dove trovare prodotti e produttori di qualità delle regioni d'Italia grazie alla collaborazione e all'aiuto dei migliori food blogger italiani e di Slow food, una community attiva anche sui principali social network.

Advertising: un popolo di pasta
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Allegati

211_Pastasecca

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