La rendicontazione non finanziaria delle imprese

Nello scenario futuro, il valore aziendale sarà sempre più valutato in modo complessivo, sociale ed economico. L'impatto della compliance (da Mark Up n. 265)

L’entrata in vigore nel 2017 del decreto legge 254/2016 ha introdotto per le imprese di grandi dimensioni la rendicontazione non finanziaria con la quale si misurano e comunicano le performance ambientali e sociali. Si tratta di un passo importante nel percorso di trasformazione dell’economia dei Paesi avanzati in cui la compliance fa da traino alla sviluppo. A fine ottobre 2017, Deloitte ha organizzato un convegno straordinario a cui hanno partecipato gli attori più importanti dell’enviroment coinvolto: da Consob a Borsa Italiana. Il convegno ha ospitato l’Iirc, un organismo globale per la definizione delle linee guida della rendicontazione non finanziaria che ha in essere un accordo formale di
collaborazione con il Network Italiano Business Reporting (Nibr). Quest’ultimo raggruppa diverse associazioni compresa Borsa Italiana. L’obbligo di rendicontazione non finanziaria
definito dal decreto legislativo 256/2016 assegna alla Consob i poteri di vigilanza (ispezioni), anche in fase preventiva, estendibili anche alle società di revisione e dovrà inoltre redigere un elenco di tutti i soggetti che ricadono in questo regime. Le modalità con cui la Consob procederà alla vigilanza sarà quella del campionamento delle informazioni non-finanziarie, in linea con quanto già si fa con le informazioni finanziarie, definendo annualmente i criteri di campionamento. Come di consueto, la compliance apre uno scenario in cui si palesano rischi e opportunità che spesso, dividono i pareri sull’opportunità. Una considerazione di partenza è che la definizione di Nfi (Non-Financial Information) in realtà non possa essere completamente sganciata dalla sfera finanziaria in quanto coinvolge informazioni afferenti alla sfera del finance, che impattano sull’ambito “material” del business. La Nfi rappresenta un nodo di informazioni precise, concise ed efficaci, non-standardizzate ma da identificare caso per caso, che sono simultaneamente strategiche e previsionali per il futuro dell’impresa. In questo contesto, la sostenibilità gioca un importante ruolo, sia sul lato degli investitori che sul lato degli emittenti. Facilmente è possibile obiettare che il rischio correlato alla Nfi è che si introduca nelle imprese un nuovo costo ma in realtà i ritorni sul business possono essere tangibili e gli investitori devono incalzare l’azienda sulla sostenibilità (e nei casi più virtuosi sull’eticità) delle sue scelte, in un ottica di medio-lungo termine. La definizione di Reporting Integrato è inquadrata all’interno di un framework internazionale presidiato dall’International Integrated Reporting Council (Iirc) con sede a Londra, un organismo con diversi compiti in materia di cui Richard Howitt è l’attuale Ceo. È stato Europarlamentare nel Pes fino al 2016 e in questa veste è stato il fautore della Direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo sulle cosiddette “NonFinancial Information”, recepita in Italia con il D.Lgs. 254/2016 entrato in vigore lo
scorso 25 gennaio 2017.Mark Up lo ha incontrato durante la sua visita in Italia al convegno sul tema organizzato da Deloitte.
Mr. Howitt, che cosa è l’International Integrated Reporting Council (Iirc) e di cosa si occupa nello specifico?
Il Consiglio internazionale di reporting integrato (Iirc) rappresenta una coalizione globale di regolatori, investitori, società, definitori di standard, contabili e Ong. La coalizione promuove la comunicazione sulla creazione di valore come prossimo e decisivo passo nell’evoluzione del reporting aziendale. Più nello specifico, l’Iirc mira a diffondere un ciclo di reporting e di riflessione integrati, allineando l’allocazione del capitale e il comportamento aziendale a obiettivi più ampi della stabilità finanziaria e dello sviluppo sostenibile.
Perché vi è la necessità di adottare un tale approccio al reporting?
Il nostro tempo è caratterizzato da una mancanza di trust, di fiducia. La creazione del valore di un’azienda è multi-direzionale, vale a dire che non si limita ai confini dell’organizzazione, ma si rivolge anche all’esterno considerando le interazioni e relazioni con altre entità come gli stakeholder e la società in generale; pertanto è necessario fare emergere i casi in cui tali interazioni e relazioni risultino significative tramite il reporting integrato, anche come elemento di affidabilità.
Le aziende italiane hanno già adottato questo tipo di reportistica e con che risultati?
Il reporting integrato non è un corpo estraneo all’azienda. È qualcosa che arriva dall’interno del suo stesso business e alcune aziende italiane hanno capito e assimilato questo concetto con molta perspicacia. Non è un caso che ben otto imprese italiane abbiano lanciato un progetto pilota sull’integrated reporting, tra cui Eni e Generali. Inoltre, molte Pmi italiane sono parimenti interessate e già al lavoro per utilizzare al meglio questo tipo di reportistica.
Quali settori i più adatti al reporting?
Il reporting integrato è valido per qualsiasi settore d’attività: dalla produzione ai servizi al retailing.
Dal 2010 ad oggi il lavoro dell’Iirc è nella sua “Breakthrough Phase”.A che punto siamo arrivati in termini di diffusione e adozione dell’Integrated Reporting?
A oggi circa 1.600 imprese in 62 Paesi (inclusi l’Unione europea a 28, i Paesi del G20 e i Brics) hanno adottato l’integrated reporting. La Direttiva europea sulla Non-financial information, che ha ufficialmente aperto la questione relativa all’Integrated Reporting, non è un semplice atto legislativo ma vuole diffondere una nuova filosofia all’interno del campo della reportistica: non più valutare come un peso, un dovere aggiuntivo che incrementa i costi, il dover fornire dati e informazioni legate alla sostenibilità e ai criteri Esg (Environmental, Social e Governance), ma un nuovo approccio di creazione di valore per il futuro, in positiva discontinuità dal passato. Si tratta di fare del reporting integrato uno strumento di sense-making in linea con le esigenze attuali e future.

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