Sono questi i lavori legati alla trasformazione digitale e all’innovazione che nei prossimi anni garantiranno le migliori opportunità. Esiste però un gap da colmare a livello di domanda-offerta, genere e competenze.

Ne abbiamo già parlato: ad oggi ben il 22% delle posizioni aperte in ambito digitale non trova candidati all’altezza. Il problema è europeo, ma ancor più accentuato nel nostro Paese, e destinato ad aggravarsi senza le dovute misure cautelari.

Un divario tra domanda ed offerta che aumenta se si considera la variabile di genere. In Italia sono pochissime le donne che nelle strutture informatiche ricoprono i ruoli tecnici più innovativi, come conferma l'indagine "Donne e digital transformation: binomio vincente” condotta da NetConsulting Cube per conto di CA Technologies.

I risultati emersi invitano con forza a promuovere maggiori attività di informazione e formazione sia da parte delle scuole che delle aziende, per consentire ai giovani di guardare a nuovi orizzonti e avere un’ampia visibilità sul loro futuro occupazionale. Secondo lo studio, sono in particolare queste le 8 professioni destinate a crescere e a dare quindi migliori garanzie:

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Intervistando gli studenti, è emerso come siano pochi quelli che hanno sentito parlare di questi ruoli, soprattutto nel caso delle ragazze. Il più noto è quello dell’Esperto in Intelligenza Artificiale e Robotica, citato dall'86% del campione maschile e dal 74% di quello femminile.

Ai responsabili delle risorse umane è stato poi chiesto di individuare le soft skill più richieste per le professioni e i modelli lavorativi del futuro, mettendole a confronto con quelli che, nella loro opinione, caratterizzano maggiormente le donne.

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Le attitudini fondamentali sono soprattutto cinque: apertura al cambiamento, collaborazione e teamworking, creatività, capacità di problem solving e orientamento al cliente. Secondo gli intervistati, tuttavia, alcune di queste caratteristiche contraddistinguono meno le donne. Infatti, solo il 23% le ritiene predisposte ai cambiamenti e solo il 26,3% riconosce loro una dose sufficiente di creatività, mentre superano le aspettative sui fronti del problem solving e del multitasking.

Un riscontro che va comunque mediato con la preponderanza di rispondenti maschili rispetto a quelli femminili (62% uomini e 38% donne) e che apre a un più ampio discorso di diversity. Le aziende coinvolte nella ricerca stanno infatti dimostrando di aver compreso l’esistenza di un significativo gender gap e i responsabili delle risorse umane interpellati confermano di aver già avviato programmi mirati a indirizzare in modo corretto le necessità espresse dalle donne: infatti, il 52,8% ha sviluppato una politica di pari opportunità di carriera, iniziativa caldeggiata anche dal 45,2% dei direttori dei sistemi informativi intervistati; il 33,3% ha reso disponibili soluzioni lavorative a tempo parziale e flessibile; il 27,8% ha creato condizioni e strutture di lavoro più adeguate e il 25% ha promosso l’utilizzo di soluzioni di smart working.

 

 

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