Le lettere non bastano, il mercato chiede fatti

Editoriale – In attesa dei prossimi appuntamenti che attendono il Governo, qualche riflessione su quanto è necessario fare per il Paese.

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A giornale ormai chiuso - resta solo la possibilità di intervenire con queste poche righe - e dopo due giorni di passione per le Borse (lunedì 31 ottobre e martedì 1 novembre) sale l'attesa per la traduzione in fatti concreti degli impegni contenuti nella lettera italiana indirizzata a Bruxelles con un lungo elenco di azioni destinate a ridare fiato e slancio all'economia del nostro Paese. Il timore di presentare un giornale "vecchio" si stempera rapidamente nella consapevolezza che, per ora, nulla è cambiato. E che le pagine che troverete poco più avanti sono del tutto attuali, senza correggere una virgola.
Questo per almeno due buoni motivi: il primo è che resta da vedere quanto la politica sarà davvero in grado di fare, nonstante la conclamata tendenza degli ultimi mesi ad annunciare, più che a intervenire. Atteggiamento che, ai mercati, piace pochissimo. Anche perché in buona parte (dismissioni, infrastrutture e project financing, delega fiscale, utilizzo dei fondi strutturali, per citarne alcuni) nel caso dell'Italia si tratta di intenti nemmeno nuovi.
Insomma, per dirla con le parole di Mario Draghi, la lettera "è un piano di riforme organiche per lo sviluppo dell'economa italiana. Ora, però, bisogna farle, le riforme".
Il secondo motivo è che, se davvero tutti gli impegni fossero tradotti in interventi concreti, l'impatto sui consumi (tema centrale per chi come Mark Up si occupa del mondo della distribuzione) rischia di essere pesante. Per l'ennesima volta.
Tra le non molte novità, infatti, spicca la possibile riforma del mercato del lavoro, con probabili licenziamenti più facili e tutele post licenziamento tutte da ideare, scrivere e - di nuovo - da trasformare in legge. E il senso di precarietà non aiuta a spendere.
Non può sfuggire, a un osservatore attento, che la gran parte delle misure insiste sulle imprese e sul lavoro dipendente (produttivo), lasciando per l'ennesima volta indisturbato chi vive grazie a proprietà e rendite (improduttive) e soprattutto chi evade. Non a caso si parla di un ennesimo condono, o quantomeno di un concordato. Così come non si può fingere di non vedere che uno dei capitoli più vaghi nell'enunciazione degli interventi è quello che riguarda le liberalizzazioni.
Il plauso dell'Europa è importante, ma occorre dire che era scontato. La Grecia, più volte, ha ricevuto apprezzamenti pubblici. Ora occorre ricevere un plauso per i fatti: e le cose da realizzare per dare un vero slancio al Paese e ai consumi, al di là di quelle indicate nella lettera di impegno, sono tantissime.
Si tratta di mettere mano alla più grande riforma strutturale mai attuata in Italia, e si tratta di farlo in tempi rapidi. Possibilmente senza penalizzare sempre la stessa parte del Paese, quella che lavora.

P.S. Nel momento in cui questo articoo è stato chiuso (mercoledì 2 novembre, ore 10) le Borse tentano un rimbalzo e il differenziale tra Titoli di Stato italiani e tedeschi, dopo il record di ieri a quota 459, è sceso intorno ai 430 punti. Un livello comunque altissimo e insostenibile nel medio e lungo periodo. Tanto per chiarire, la media nel corso del 2010 è stata di 114 punti. Ed è sullo spread, non sull'andamento delle Borse, che si misura la solidità di un Paese. La festa per l'Italia inizierà quando il differenziale tornerà sotto quota 200.

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