Liberalizzazione del commercio: i motivi di chi le vuole, e di chi no

Le misure di politica economica degli ultimi 24 mesi hanno inciso poco sull'andamento del Pil. Oppure hanno inciso molto ma non se ne ha la controprova a causa di una crisi in grado di travolgere tutto. Sugli orari di apertura delle attività commerciali Mark Up ha raccolto il parere di sei voci autorevoli. Eccole (da Mark Up 232 - settembre 2014)

Contro le liberalizzazioni del commercio

Susanna Camusso Segretario generale di Cgil

Convegno Confassociazioni – ANPIB 'Il futuro possibile: scenar

Non si può affrontare il tema delle liberalizzazioni nel commercio senza capire che la società reale è cambiata, i consumi si sono ridotti, le condizioni di lavoro degli addetti sono peggiorate. Non vorremmo che la libertà si limitasse a quella delle imprese a discapito della libertà dei lavoratori. Non siamo contrari agli orari differenziati e non consideriamo tabù le aperture domenicali, ma siamo contro il pensiero unico. Il risultato al quale potremmo andare incontro con la libertà d’impresa potrebbe essere lo stesso di anni di libertà di finanza, caratterizzati dalla mancanza di regole, che hanno prodotto gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti. Le regole servono, perché senza regole c’è cannibalismo e a farne le spese sono sempre i più deboli cioè i lavoratori del settore e i consumatori. C’è bisogno di scelte territoriali e programmazioni urbanistiche adeguate.

 

 Lino Enrico Stoppani Vicepresidente di Confcommercio e resp. politiche del commercio

stoppani

Il sistema italiano della distribuzione commerciale assicura ai consumatori livelli di servizio fra i più elevati in Europa e gli esercizi commerciali italiani risultano mediamente più aperti. In questo quadro, il nuovo testo unificato presentato dalla Commissione attività produttive della Camera va certamente nella giusta direzione e risponde alle richieste più volte avanzate da Confcommercio perché coglie l’obiettivo di avere deroghe certe dentro leggi chiare. Infatti, un minimo di regolamentazione certamente contribuisce a consolidare il modello distributivo italiano consentendo ai territori di valorizzare la propria vocazione turistica e commerciale, anche in particolari periodi dell’anno, e alle imprese di contenere i costi e di avere una corretta e certa attività di gestione garantendo, al tempo stesso, un adeguato livello nell’offerta dei servizi ai consumatori.

 

 Mauro Bussoni Segretario generale di Confesercenti

bussoni

A due anni dalla sua introduzione, l’intervento sulla liberalizzazione delle aperture del commercio non ha raggiunto nessun obiettivo. Avrebbe dovuto stimolare la concorrenza, favorire nuova occupazione e rilanciare i consumi attraverso l’incremento delle occasioni di acquisto delle famiglie italiane, ma nulla di tutto questo è stato realizzato. Ha avuto effetti controproducenti per i piccoli esercizi che si sono visti erodere quote di mercato a favore della grande distribuzione. I piccoli non sono preparati, non possono sostenere l’aggravio dei costi, sia diretti sia indiretti, dovuti a un regime di apertura domenicale. Noi, in ogni caso, non abbiamo nessun pregiudizio laddove ci sono le esigenze di aprire. Occorre tornare alla regolamentazione degli orari dei negozi per garantire un’equa concorrenza fra le diverse forme distributive.

A favore delle liberalizzazioni del commercio

 Mario Resca Presidente di Confimprese

MiBAC_La Forza della Comunicazione

Un ritorno a un contesto pre-decreto Monti non è auspicabile. Vorrebbe dire fare un passo indietro. In un momento di recessione bisogna stimolare i consumi: venerdì pomeriggio, sabato e domenica rappresentano mediamente il 50% delle vendite di ogni dettagliante. La domenica, da sola, concorre al 23% delle vendite. Chiudere durante questi giorni significa “uccidere” ulteriormente l’economia del nostro Paese. Coloro che si manifestano contrari alle chiusure domenicali e festive mettono in atto una difesa corporativa. Dobbiamo ricordarci che è il consumatore a decidere: è finita l’epoca in cui il commercio può permettersi orari circoscritti. Prendiamo esempio dai centri commerciali: fanno orario continuato, chiudono tardi e in più offrono il parcheggio. Il commercio deve avvalersi della liberalizzazione per incontrare le esigenze dei consumatori.

 

Giovanni Cobolli Gigli Presidente di Federdistribuzione

cobolli

Il percorso di progressiva liberalizzazione che ha seguito il commercio negli ultimi vent’anni è stato positivo per il non-food. L’e-commerce e le tecnologie applicabili a smartphone, non solo stanno mutando i processi di formazione delle intenzioni d’acquisto, ma stanno creando nuovi sistemi di relazione tra negozio fisico e internet e ridisegnando i tempi di vita delle persone. Le liberalizzazioni introdotte dal “Salva Italia” sono coerenti con questo nuovo quadro. Come sarebbe possibile per le imprese del non-food rispondere ai nuovi bisogni e pensare a una strategia di sviluppo e di integrazione con il mondo di internet senza poter godere della libertà di gestire orari e sviluppo dei propri negozi? Per questo riteniamo che sia indispensabile non fare alcun passo indietro sulle liberalizzazioni, come invece si sta valutando a livello parlamentare.

    

Mario Maiocchi Amministratore delegato di Mondadori Retail

Mario Maiocchi x sito

Commercio significa esserci quando il cliente lo desidera e lo apprezza e non il contrario. I consumatori non possono essere regolamentati con delle leggi, ma acquistano quando hanno del tempo libero. Se trovano tutti i negozi chiusi e hanno necessità o voglia di fare shopping non gli resta che dirigersi verso il canale internet. Siamo noi retailer a dovergli dare la scelta di poter acquistare sul web oppure nei punti di vendita fisici. Se successivamente si scopre che le aperture domenicali non raccolgono i consensi del pubblico, si potrà decidere di chiudere anziché proseguire con la liberalizzazione degli orari. Inoltre, le leggi non possono essere uguali per tutto il territorio italiano perché le abitudini di shopping sono differenti da regione a regione. L’attuale decreto al vaglio del Parlamento rappresenta un pesante passo indietro che rischia di non favorire nessuno.

mappa-nonfood2mappa-nonfood3

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome