Libertà d’impresa e concorrenza: dove siete?

gli opinionisti di Mark Up (da Mark Up n. 277)

Concorrenza e libertà d’impresa non sono più di moda. Qualcuno di voi ricorda se negli ultimi mesi esponenti del mondo istituzionale e politico hanno pronunciato queste parole?
Sono principi scomparsi dai ragionamenti sul futuro del Paese, come dimostra il silenzio sepolcrale che vige sulla legge annuale sulla concorrenza. Mentre all’estero si lavora per offrire al sistema d’imprese opportunità per trovare efficienza, produttività e competitività per giocare su scacchieri sempre più internazionali e capacità di offrire vantaggi alle famiglie, in Italia si va al rallentatore o addirittura si torna indietro, costruendo gabbie e vincoli che penalizzano aziende e consumatori.
Libertà d’impresa e più concorrenza non significa assenza di regole e liberalizzazione selvaggia dove inevitabilmente vince il più grande e il più forte, come spesso si è detto a proposito delle aperture domenicali e festive.
Un quadro normativo ci deve essere, per garantire comportamenti corretti e per tutelare chi si trova in difficoltà. Ma deve essere un quadro di stimolo all’imprenditoria, di incentivo allo sviluppo di nuove idee e di talenti, di sostegno all’innovazione e alla creatività. Come la tutela per i più deboli, danneggiati nei processi di cambiamento, non deve essere assistenzialismo ma deve favorire riconversione verso i nuovi modelli vincenti e reinserimento nel sistema lavorativo e produttivo. La strada da fare è lunga, ma  realizzabile, purché vi sia la volontà di intraprenderla. È su questo che dobbiamo continuare a richiamare la politica, tutti insieme.

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