L’inatteso, l’inusuale e l’ideale: l’unicità

Gli opinionisti di Mark Up (da Mark Up n. 261)

Un recente report di Credit Suisse prevede una riduzione dello stock di shopping centre statunitensi nell’ordine del 20/25% su un orizzonte quinquennale; oltre alla chiusura di 8.640 negozi entro fine anno, a fronte dei 2.056 del 2016 e del picco di 6.163 del 2008: per effetto del combinato disposto di dinamiche dei (l’eCommerce seguita a crescere) e metriche finanziario-immobiliari (eccessivo indebitamento e canoni troppo elevati).  Una catastrofe psicocosmica, d’acchito: benché per gli osservatori tetragoni alle suggestioni apocalittiche ciò non rappresenti la certificazione della morte del “retailing as we know it”; trattandosi piuttosto d’intensificazione di un processo di selezione naturale da cui sortiranno equilibri più avanzati. Non è necessario soffrire di sindrome ipertimesica per ricordare la celeberrima copertina di Time del 3 agosto 1998 (Kiss Your Mall Goodbye. Online shopping is faster, cheaper and better): che ha superato la maggiore età, in uno scenario omnichannel ben più complesso di quello prefigurato all’epoca, all’insegna delle convergenze parallele sull’asse fisico-digitale. Resistiamo dunque alla tentazione di indulgere a un virtuoso connubio apotropaico, svolgendo qualche rapida considerazione a proposito del Belpaese. Al 31 dicembre 2016 le strutture con una Gla superiore a 5.000 mq censite dal Cncc ammontavano a 1.178, con una netta prevalenza dei centri di dimensioni contenute (cioè sotto la soglia dei 20.000 mq, tipicamente a trazione iper-food), per un totale di 18.865.652 mq, ovvero 311 mq ogni 1.000 abitanti: dato di sintesi, che non può però dare la misura delle peculiarità dei singoli contesti. L’obsolescenza funzionale di molte periclitanti realtà è acclarata: e talune meriterebbero una pietosa eutanasia, essendo ormai irredimibili. Al netto dell’influsso contingente di un quadro congiunturale chiaroscurale e dei plurimi condizionamenti esogeni, è di palmare evidenza che le incessanti metamorfosi dei consumatori richiedono un rinnovamento palingenetico. Aperture, ampliamenti e iniziative di restyling dell’ultimo biennio (realizzati e in itinere) offrono utili spunti. Servono poi pensieri lunghi, che sostanzino un salto culturale in termini di approccio strategico, ridefinendo l’oggetto sociale in chiave di experience sui generis (rispetto sia ai format, sia ai brand). Ci sovviene in coda una riflessione di Buster Keaton: “L’inatteso era la nostra materia prima, l’inusuale il nostro obiettivo e l’unicità l’ideale che cercavamo sempre di ottenere”.

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