Lotta continua al tetano neonatale

P&G e Unicef fanno il punto su un progetto che dura da più di 10 anni e che ha risotto pesantemente la mortalità: da 128 mila bambini l'anno a 34 mila
Paolo Grue, Direttore Commerciale Procter & Gamble in Italia

Con la Guinea Equatoriale nel 2017, sono 20 i paesi che P&G ha contribuito a liberare dal tetano neonatale. Un lavoro svolto in più di 10 anni con la collaborazione dell'Unicef e dei tanti consumatori che hanno comprato i loro prodotti. Anche quest'anno dal 22 novembre al 31 dicembre P&G ha sostenuto l’Unicef in questa lotta con l'operazione 1pacco=1 vaccino. Ha donato 0,078 euro per ogni confezione dei suoi prodotti. È la somma che equivale a una dose di vaccino contro il tetano neonatale. La cifra raccolta è poi anche usata per organizzare la somministrazione anche nei villaggi più sperduti. In Italia a essere coinvolti sono i prodotti venduti nei supermercati Coop e Ipercoop, storico partner in questa operazione, che coinvolge quasi tutti i marchi del gruppo: Dash, Lenor, Lenor Unstoppable, Mastrolindo, Swiffer, Viakal, Fairy, Ambi Pur, Gillette, Gillette Pantene, Olaz, Oral B, Az, Venus, Head&Shoulders, Braun (solo prodotti per la cura del corpo maschile e femminile). “Siamo riusciti in questo modo proteggere milioni di mamme e i loro bambini", dice Paolo Rozera Direttore generale di Unicef Italia. "Nonostante questa malattia sia facilmente prevenibile con un vaccino, molte famiglie spesso vivono in comunità povere e difficili da raggiungere. Con il sostegno di partner come P&G il nostro impegno per portare aiuti a tante mamme e bambini, può continuare. Bastano pochi centesimi per acquistare un ciclo completo di vaccini che prevengono la trasmissione del tetano e salvano la vita di mamma e figlio”.

Un'operazione win win
Semplicità, consistenza e durata sono questi gli ingredienti di una partnership che ha funzionato per tutti: per le mamme e i bambini africani che hanno sconfitto una malattia che li decimava, per l'Unicef che ha deciso come impiegare i soldi e tutto sommato anche per P&G. "La strategia del gruppo è stata quella di scegliere un obiettivo unico, il tetano neonatale, e sostenerlo nel tempo", spiega Emanuele Biraghi, private sector specialist presso l'ufficio dell’Unicef in Costa d'Avorio. "In questo modo il suo impegno è diventato molto riconoscibile anche per i consumatori, che anno dopo anno sono stati partner, semplicemente acquistando i soliti prodotti, di un'impresa vincente e rendicontabile". Perché ogni anno sono stati aggiornati sui risultati raggiunti. Sanno per esempio che nel 2006, quando la partnership ha avuto inizio, morivano di questa malattia 128 mila bambini ogni anno, nel 2016 erano 34 mila.

“Siamo fieri di aver contribuito a questo importante risultato insieme alle famiglie italiane e non vogliamo fermarci", dichiara Paolo Grue, Direttore Commerciale Procter & Gamble in Italia. "Per questo P&G ha deciso di proseguire in Italia il suo impegno nella lotta contro il tetano materno e neonatale a fianco dell’Unicef con l’obiettivo di coinvolgere un numero ancora maggiore di persone e contribuire all'eliminazione della malattia nei paesi dove è ancora presente".

Ci sono ancora 18 nazioni nel mondo dove si muore ancora per questa causa. Dopotutto 34 mila casi l'anno significa
che ogni 15 minuti
un bambino muore

La durata della partnership fra Unicef e azienda ha fatto sì che i rapporti si siano approfonditi e ramificati anche a livello professionale. Per esempio ai dipendenti si dà la possibilità di fare stage trimestrali presso l'associazione. "Io stesso una volta lavoravo in P&G a Ginevra - rivela Biraghi - e dopo un periodo sabbatico di 3 mesi in Cambogia, ho deciso di passare a Unicef".

Accanto a questo impegno che rappresenta un cardine della csr del gruppo, si affiancano le iniziative tutte italiane. Per esempio la partnership con Fondazione Abio Italia Onlus (Associazione per il Bambino in Ospedale), sempre focalizzate sulla tutela dei bambini. Anche questa è una collaborazione storica che in oltre 15 anni ha dato vita a oltre 50 sale gioco in altrettanti ospedali italiani per il gioco del bambini ricoverati.

Parallelamente c'è stato un impegno per
la formazione di migliaia
di nuovi volontari
che seguono
i piccoli pazienti

Il Mercatino di Natale è invece un'iniziativa realizzata dai dipendenti e per i dipendenti di P&G, Fater e Fameccanica, che prevede la vendita di prodotti e merchandising aziendale. In pochi anni sono stati raccolti oltre 3 milioni di euro ad associazioni onlus ai quali si aggiungono i quasi 10 milioni di euro in prodotti donati da P&G e Fater e che hanno consentito ai dipendenti l’acquisto e dunque la donazione. I soldi sono andati a finanziare progetti importanti come il Centro Nemo del Policlinico Gemelli a Roma e l’ampliamento del Centro Nemo nell’ospedale Niguarda di Milano. Strutture che si occupano di ricerca clinica e assistono le persone affette da patologie neuromuscolari, come la SLA, SMA e sclerosi multipla.

Tanti modi di collaborare con Unicef

Quello scelto da P&G è sicuramente un metodo vincente, ma non è l'unico modo per collaborare con Unicef. "Abbiamo messo a punto delle linee guida, Children rights for business principles, che permettano alle aziende di collaborare in molti modi con noi", continua Biraghi. Il primo e più semplice può essere l'impegno di evitare il lavoro minorile all'interno della propria filiera, sia che acquistino prodotti in paesi terzi sia che li producano. Un impegno spot può essere quello di proteggere i bambini durante le emergenze. Un altro grande tema è quello dell'acqua potabile: più del 30% delle persone in Africa non ha accesso a fonti di qualità, incorrendo così in diarrea, infezioni, malaria. "Insomma non necessariamente deve trattarsi di un progetto a lungo termine o con obiettivi ambiziosi. Ci si incontra, si concorda il tipo di azione e la finalità, e poi ci si aggiorna periodicamente sui risultati e sulle strategie".

Gli obiettivi non mancano, e non riguardano solo la salute o l'alimentazione. Molto si sta facendo anche per garantire un'educazione e proteggere i minorenni dagli abusi. Paradossalmente questi obiettivi passano anche da progetti impensabili come fornire ai bambini un documento d'identità o fare in modo che siano registrati all'anagrafe. "L'anno scorso in Costa d'Avorio abbiamo dato la carta d'identità a 1 milione di ragazzi -conclude Biraghi - solo così potranno proseguire gli studi ed entrare a far parte dei piani sanitari".

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