Mark Up 20 anni: intervista esclusiva a Andrea Illy

di Barbara Trigari

“Occorre saper intercettare il mondo che verrà”

Nel 1933, Francesco Illy, nato a Timisoara, allora Ungheria e oggi Romania, fonda a Trieste l’azienda di famiglia dedicandosi a cacao e caffè, per concentrarsi nel dopoguerra esclusivamente sul progetto di realizzare il miglior caffè al mondo e offrirlo in tutto il pianeta, che è ancora oggi la missione di Illycaffè. L’innovazione segna la storia dell’azienda: l’espresso ad alta pressione, la pressurizzazione e, poi pochi anni fa, il primo sistema monoporzione. Il figlio Ernesto Illy con uno spirito da scienziato fonda un laboratorio di ricerca, che è diventato in seguito una vera fucina di brevetti. Ernesto ha quattro figli che oggi sono a vario modo ai vertici dell’azienda: Riccardo, Francesco, Anna ed Andrea. L’azienda si caratterizza per l’offerta di un unico blend di caffè in 140 Paesi e per tutte le occasioni di consumo, a casa, in ufficio, al bar, on the go. Il fatturato consolidato nel 2013 è di 373,9 milioni di euro; l’export conta per il 60% delle vendite. Illy controlla tutta la filiera del caffè, prima al mondo ad aver ottenuto la certificazione Responsible Supply Chain Process, ed è partner  ufficiale di Expo 2015 per l’ideazione e la gestione di contenuti, esposizioni ed eventi dedicati al caffè nell’area comune del cluster tematico. Ne parliamo con Andrea Illy, presidente e Ad dell’azienda di famiglia.

Cosa l’aiuta maggiormente a capire l’oggi e interpretare il futuro?
La storia economica si ripete, viviamo una fase di consolidamento in attesa del prossimo boom tecnologico previsto tra 10-15 anni, cui seguirà una fase di crescita di 25-30 anni che sarà molto interessante. Bisogna saper intercettare il mondo che verrà, preparare l’azienda ai microcicli e ai macrocicli. Con la digitalizzazione, bisogna attrezzarsi per mettere in rete qualsiasi risorsa del modello di business, e per il prossimo macrociclo economico, bisogna preparare un mondo più sostenibile, pensando a un’unica soluzione che funzioni a livello economico, sociale e ambientale: quella che chiamiamo la green economy.

La scelta che non rifareste?
Quella di concentrare la maggior parte degli asset aziendali in un unico Paese, nonostante il grandissimo amore per l’Italia e la consapevolezza dell’importanza di essere made in Italy. Illycaffè è un’azienda globale, farei quindi una delocalizzazione di più aspetti produttivi.
Quali sono le decisioni storiche che hanno cambiato il percorso personale e aziendale?
Senz’altro quella di avere un unico blend e di essere globali, in tutte le aree strategiche di mercato. E poi quella importantissima di sviluppare anche il canale diretto ai consumatori. Perché è un fattore critico di successo sia per il posizionamento di alta gamma che per il livello di servizio necessario con i nuovi sistemi porzionati. Infine, perché come azienda globale abbiamo bisogno di una distribuzione in grado di costruire il brand, e non solo di vendere.

Quali le sfide più significative?
Quelle di ieri indubbiamente sono state l’internazionalizzazione e il posizionamento superpremium; oggi le sfide più significative sono la globalizzazione e i modelli di business, in particolare quelli di business to consumer.

E in questo contesto come vede i rapporti industria-distribuzione?
Può essere solo quella che mio padre, Ernesto Illy, allora presidente di Centromarca, chiamava la “coevoluzione”. Il consumatore è uno solo, sempre più informato ed esigente, e per soddisfarlo dobbiamo unire le forze, non contrapporci. Questa è la incessante tensione che deve animare i rapporti tra industria e distribuzione, due elementi fondamentali della catena del valore, e non la guerra dei prezzi che erode i margini e la capacità di innovazione, e porta un vantaggio effimero al consumatore. L’unica soluzione consiste nell’intensificare i rapporti e stemperare queste guerre dei prezzi tra le insegne.

Il futuro
ll futuro sarà sempre più un mercato di sistemi. Saranno dei nuovi entranti, perché è difficile che l’industria del passato possa diventare altrettanto competitiva con i sistemi del futuro, ovvero i porzionati. L’innovazione è il tema chiave, il fattore di sopravvivenza. Bisognerà essere unici come value proposition, fare innovazione sia nella preparazione che nella materia prima, per rispondere alla domanda di una differenziazione nel gusto e nella coffee security. I consumi di caffè sono in costante crescita: da qui al 2030 occorrerà produrre circa il 50% in più della produzione odierna, mentrela caffeicoltura è flagellata dagli effetti del cambiamento climatico. La sfida si può vincere solo investendo nelle tecniche agronomiche e varietali.

 

 

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