Mark Up 20 anni: intervista esclusiva a Guido Barilla

Il contesto internazionale da metà anni Novanta è diventato via via sempre più importante anche per Barilla. Dovendovi proiettare verso il prossimo decennio, ritenete che i paesi Brics prenderanno decisamente il sopravvento rispetto ai paesi Ocse come vostri mercati di riferimento?
L’America è sempre stato il grande sogno,  di mio padre prima e mio e dei miei fratelli poi. A metà degli anni Novanta, l’Europa si trovava in un momento molto delicato, di profonda crisi, che ci portò a ritenere fosse giunta l’ora di provare ad entrare in un nuovo Continente. Ci dedicammo all’America in un modo molto serio e strutturato, aprendo due stabilimenti produttivi. Oggi  deteniamo la leadership sul mercato americano, con una quota di circa il 30%.
Certamente negli ultimi anni i BRICS hanno assunto e stanno assumendo sempre più importanza nel panorama mondiale e noi vogliamo esserci, in particolare in Brasile, Russia e Cina (in questo ordine di priorità temporale). Dopo attenti studi e valutazioni, nel 2013 abbiamo lanciato una linea ad hoc di pasta, specificatamente pensata per il mercato brasiliano, fatta con grano tenero e uovo. Il Brasile, infatti, rappresenta un nuovo obiettivo su cui abbiamo deciso di puntare con decisione. Si tratta di una realtà con una tradizione della pasta già consolidata. Rappresenta un mercato in crescita, dove si respira grande entusiasmo, elemento che manca da alcuni anni in altre economie.  L’obiettivo è quello di avere, nei prossimi dieci anni, una presenza sempre più importante. In Russia stiamo lavorando per aprire uno stabilimento di pasta entro il 2015, mentre in Cina, dopo aver aperto un ufficio commerciale a Shanghai, abbiamo di recente lanciato una pasta per il mercato locale: Pasta Pronto.
La strategia aziendale per i prossimi anni sarà quindi da una parte mantenere le quote di mercato nei mercati europei e nordamericani, dall’altra studiare in maniera approfondita le nuove economie emergenti, individuando l’offerta migliore per inserirsi in quel mercato; un’offerta che non deve tradire la nostra italianità, ma deve essere anche in grado di adattarsi ai bisogni e alle culture locali.

Con la Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition Barilla ha dato base in modo evidente, alla propria prospettiva di fiducia verso le possibilità della scienza umana di autoriformarsi per porre rimedio ai suoi stessi errori anche da un punto di vista sistemico. Come vede gli altri grandi stakeholder su questo cammino?
Dalla sua fondazione nel 2009, il Barilla Center for Food & Nutrition ha lavorato per elaborare e diffondere i grandi paradossi mondiali sul cibo:
1. Di fronte a quasi un miliardo di persone al mondo che soffrono la fame o sono malnutrite, circa un miliardo e mezzo soffrono le conseguenze del mangiare troppo, aumentando il rischio di diabete, tumore e patologie cardiovascolari.
2. Da un lato ci sono milioni di persone che non hanno accesso al cibo; dall’altro destiniamo un terzo della produzione di cibo per dare da mangiare agli animali, mentre una quota crescente dei terreni agricoli è dedicata alla produzione di biocarburanti per alimentare le auto.
3. Ogni anno nel mondo viene sprecato un terzo della produzione alimentare globale, che sarebbe sufficiente a nutrire le persone nel mondo che soffrono la fame o sono malnutrite.
L’anno scorso, durante i lavori del Quinto Forum BCFN, è stato lanciato il Protocollo di Milano che nel corso di quest’anno, è stato arricchito grazie al contributo di oltre 500 esperti di tutto il mondo. Il documento continua a ricevere consensi in Italia e all’estero: dalle istituzioni ai parlamentari europei, dal WWF, a Legambiente e Coldiretti sono diventati sostenitori del Protocollo, a dimostrazione del fatto che -se chiamati a fare sistema per risolvere tematiche così globali e urgenti- gli stakeholder hanno risposto positivamente, segno che c’è una crescente consapevolezza sulla gravità e l’urgenza di queste tematiche, e solo un’azione coesa e congiunta potrà fornire soluzioni durature e sostenibili.

Expo 2015 con il suo focus sul Nutrire il pianeta probabilmente va proprio nella direzione di chiamata a raccolta degli attori di buona volontà, ritiene però che possa davvero rappresentare una inversione di tendenza della nostra economia?
L’agroalimentare -comprendendo in questa definizione la produzione agricola, l’indotto e la distribuzione- è per grandezza il secondo motore dell’economia italiana. In questi ultimi anni,  grazie alla forza dell’export, l’agroalimentare ha saputo trainare l’economia italiana in un momento particolarmente difficile.
Expo 2015 è uno strumento unico e irripetibile per l’Italia in generale e per l’agroalimentare in particolare, una grandissima opportunità per rilanciare il Paese e per porre l’attenzione del mondo su un Protocollo in grado di dare risposte alle tematiche su cibo e nutrizione. In questo momento di difficoltà economica, sociale e politica, dobbiamo far leva sulle nostre eccellenze per contribuire a ridare lustro all’Italia. Il Protocollo di Milano rappresenta un’occasione per dare all’Italia la leadership che merita nel food.

Per concludere, mi potrebbe dire in buona sintesi cos’era Barilla vent’anni fa, cos’è in questa fase e cosa sarà domani?
L’unico modo che conosciamo per lavorare e che ha caratterizzato le nostre azioni in passato, nel presente e ci contraddistinguerà nel futuro è riassumibile in “Buono per te, Buono per il Pianeta”. Si tratta del modo di fare impresa che abbiamo scelto per lavorare ogni giorno e contribuire allo sviluppo sostenibile delle generazioni presenti e di quelle future, con la speranza di poter lasciare loro il mondo migliore rispetto a quello che abbiamo trovato. Tutto questo si concretizza in una speciale cura per il benessere delle persone, del pianeta e delle comunità in qualsiasi cosa sia fatta, dal campo alla tavola.
L’aspirazione del Gruppo è stimolare e incrementare collaborazioni aperte, trasparenti e attente con le comunità in cui è presente: la nostra convinzione è che solo lavorando insieme e confrontandosi con gli altri potremo costruire un domani che sia inclusivo e contribuisca a valorizzare le esigenze e le diversità di ogni paese in cui operiamo.

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Sono un giornalista cui piacciono i punti di vista originali e un po' fuori dal coro, dove si possa trovare qualcosa di nuovo e stimolante. Attento alla tendenze di consumo, mi considero un foodie sempre alla ricerca di novità in campo alimentare, arrivino dalla produzione o dalla tradizione.

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