Mark Up 20 anni: intervista esclusiva a Lorenzo Sassoli de Bianchi

Non ha dubbi Lorenzo Sassoli de Bianchi. “Penso che un aspetto essenziale per capire la contemporaneità e, tanto più, l’avvenire sia il passaggio dall’analogico al digitale. Si tratta -dice- di un fenomeno che ha abbracciato tutte le dimensioni dell’innovazione. Mi riferisco, ovviamente, al sistema dei media ma non solo! Basti pensare ai nuovi device, alle reti domestiche, agli smartphone o, ancora, ai mondi ormai contigui del gaming e dell’eCommerce. Questa trasformazione tecnologica, avvenuta negli ultimi 20 anni, consente di fare cose di cui, a mio avviso, nella nostra cultura ancora non vi è ancora completa coscienza”.

Che cosa intende?
Voglio dire che la distanza tra tecnologie disponibili e consapevolezza culturale del loro impiego si ridurrà progressivamente nei prossimi anni. Metaforicamente parlando, possiamo dire che la galassia Gutenberg è stata schiantata dalla cometa Zuckerberg: un esteso universo con le sue costellazioni sconosciute popolate da miliardi di stelle senza nome, da satelliti autori e da buchi neri. Attenzione, però: in questa nebulosa non dobbiamo perderci e, soprattutto, non dobbiamo perdere il cittadino-consumatore.

C’è una scelta che, da imprenditore e uomo di comunicazione, non rifarebbe?
Direi di no! Sinceramente mi pare di aver imbroccato, forse anche per circostanze fortunate, la strada giusta quando, oltre 20 anni fa, fondai Valsoia. All’epoca nessuno pensava che l’alimentazione avrebbe virato in maniera così decisa verso la salute. Quella scelta, che allora sembrava azzardata, si è invece rivelata lungimirante.

Quali sono le decisioni importanti, storiche che hanno cambiato il suo percorso sia come imprenditore sia come presidente Upa?
Credo che la decisione più importante che un imprenditore e un uomo di comunicazione possa prendere è avere coraggio. Non farsi intimorire dalla crisi, dalle crisi e, anzi, proprio nei momenti difficili aumentare gli investimenti in ricerca e in comunicazione. Alla base di questo atteggiamento, e del comportamento che ne consegue, vi è la ferma convinzione che l’indebolimento del sistema competitivo può rappresentare una grande opportunità per chi ha il coraggio di navigare contro corrente.

Pensiamo al mondo del largo consumo ieri e di oggi. Come è cambiato?
Dal mio punto di vista possiamo identificare tre grandi aree di cambiamento. In primo luogo, oggi, rispetto al passato, c’è una conoscenza decisamente maggiore del consumatore e delle sue dinamiche psicologiche. Il motivo è semplice: in questi anni lo studio degli atteggiamenti e dei comportamenti di consumo è diventato una prassi abituale e consolidata. In seconda battuta è molto aumentata l’aggressività commerciale: la frequenza e l’entità di promozioni, tagli prezzo, couponing è cresciuta in maniera esponenziale. Infine, anche se non meno importante, si sono sviluppate in modo massiccio le marche di insegna, a scapito delle marche commerciali.

Come sono cambiati i protagonisti del largo consumo?
Il cambiamento non riguarda i nomi, che non sono variati in maniera significativa, pur con alcuni ingressi e alcune uscite che potremmo definire fisiologici. Il grande cambiamento riguarda, piuttosto, la competizione tra i protagonisti che è molto più accentuata. Mi riferisco, in particolare, alla competitività tra le insegne della distribuzione.

Quali saranno, secondo lei, i protagonisti del largo consumo di domani?
Penso che saranno sempre più centrali le imprese che, a vari livelli, operano nell’eCommerce. In questo comparto, nel nostro paese, siamo ancora indietro rispetto al mondo occidentale, ma lo sviluppo della banda larga e la progressiva educazione al digitale sposteranno una fetta importante di acquisti sul web. Ciò implicherà una totale ridefinizione dei modelli di business e dei paradigmi organizzativi che segnano l’attuale situazione del largo consumo.

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