Nel mercato della carne il margine è compromesso

I MERCATI – Prezzi di produzione in crescita, domanda in calo e inadeguato aggiornamento della filiera del valore a valle minano la capacità d'impresa (da MARKUP 216)

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Il 2012 ha rappresentato un
anno particolarmente difficile
per il settore agroalimentare.
Nel comparto carne,
in particolare, è venuto a delinearsi
un quadro di stagflazione: a
fronte, infatti, di una domanda -
pur con le dovute differenziazioni-
complessivamente recessiva,
i prezzi dei fattori produttivi sono
cresciuti, spesso senza adeguato
riconoscimento negli stadi
a valle. Ne è derivata un'erosione
del margine medio spuntato
dai player attivi sul mercato, che
ha minato fortemente, specie per
le realtà meno strutturate, la capacità
di fare business.

L'evoluzione
Tutti gli operatori coinvolti nel
dibattito hanno etichettato il
2012 come anno caratterizzato
da un rilevante aumento dei costi
di produzione del "vivo", a prescindere
dalla famiglia zootecnica
di riferimento. In forte rialzo
sia le materie prime impiegate
per i mangimi che le voci "energia"
e "logistica", con un trend destinato
a perdurare, secondo alcuni,
anche nel 2013.
Nel comparto bovino, in particolare,
secondo Montana, l'aspetto
"alimentazione" è arrivato ad
incidere, durante l'anno passato,
per circa il 35% sul costo totale
dell'animale, a fronte del 30% registrato,
invece, nel 2011. Come
conferma anche Azove, allevatori
e macelli, soprattutto le realtà
medio-piccole, sono, dunque,
attualmente costretti ad operare
con forti incrementi di prezzo
(+10%, ad esempio, la maggiorazione
del prezzo medio alla
stalla per vitelloni e scottone,
a detta di Unipeg), da assorbire
senza riuscire a trasferirne pienamente
gli effetti sui livelli successivi
della supply chain. Ciò, in
alcuni casi, si è tradotto in una
contrazione del patrimonio bovino,
maggiormente accentuata
nel secondo semestre, con conseguente
minor produzione e diminuzione
delle macellazioni.


Prezzi al dettaglio

La Gdo stessa non è riuscita a riversare
sui consumatori finali gli
aumenti, tanto che solo nell'ultima
parte dell'anno si è registrato
un riposizionamento verso l'alto
dei prezzi al dettaglio, trasversale
ai diversi format distributivi
(discount incluso), con conseguente
f lessione della marginalità
espressa dal segmento bovino
all'interno del reparto carne.
Pur in un contesto di costi produttivi
crescenti, più disteso appare
il quadro rilevabile nella filiera
suina su cui insiste Soalca,
grazie anche a un'efficace politica
di gestione del previsionale
di vendita, volta ad eliminare le
eccedenze ed i relativi differenziali
di prezzo: a darne dimostrazione,
secondo l'operatore, il recupero
con curva piuttosto uniforme
delle quotazioni dalla stalla
al macello.

I canali distributivi
La maggioranza degli operatori
coinvolti nella discussione attribuisce
le migliori performance
di vendita, nel 2012, ai canali
Normal Trade e Gdo, sottolineando,
al contempo, le forti difficoltà
registrate dal canale Horeca.
Risulta, ad ogni modo, inopportuno
parlare di canalizzazioni
di successo in termini assoluti,
in quanto il pesante momento
economico sembra non aver
risparmiato -pur con differente
intensità- alcuna formula distributiva.
In area Gdo - fa presente Montana-
sono gli iper ed i supermercati,
in particolare, a soffrire oggi
maggiormente, mentre il format
discount cresce sia a parità
di rete, che per le numerose aperture,
raggiungendo una quota a
volume, sulle complessive vendite
retail di carne, superiore al
7% (fonte: Ismea-GfK-Eurisko).
La Moderna Distribuzione nazionale
rimane, comunque, nel
complesso, il veicolo commerciale
più efficace per elaborati e
porzionati; il saldo positivo misurato,
invece, dal Dettaglio Tradizionale
è originato, secondo
Azove, sulla spinta di quei consumatori
che, anche nell'attuale
contesto economico, ricercano
il prodotto qualitativamente
migliore e non orientano gli acquisti
sulla base del mero prezzo.
Come anticipato, il canale distributivo
meno dinamico, per l'industria
carnea, durante lo scorso
anno, è stato, invece, il Foodservice
nazionale, fortemente influenzato
dalla crisi della ristorazione.
Nello specifico, il format
cash&carry ha evidenziato cali
fino al 10%.

Tenuta della GD
Anche Fileni concorda sul quadro
poc'anzi descritto, ma aggiunge
come ulteriore elemento
di rif lessione la dinamica puntualmente
rilevata sulla propria
realtà: riscontri positivi nei canali
DO e Normal Trade, sostanziale
tenuta nella GD e nell'Horeca.
Nel caso della Distribuzione
Organizzata a far la differenza
una strategia marketing-commerciale
costruita ad hoc, mentre
i buoni andamenti di vendita
conseguiti negli esercizi al dettaglio
sono da ricondurre ad un
percorso di espansione intrapreso
attraverso un presidio capillare
e un progetto dedicato, da cui
è scaturita, nel tempo, una crescente
collaborazione con le macellerie
tradizionali. Diversa prospettiva
di analisi, in tema di canali
distributivi, è offerta da Soalca,
che, focalizzando il ragionamento
sulla Gdo, distingue i
differenti gruppi strategici: migliori
per performance e reattività
le aziende padronali, a cui
sembrano far seguito, nell'ordine,
le cooperative e le multinazionali
di matrice francofona.

Le relazioni industria-distribuzione

A detta dei player carnei intervistati,
l'asse della discussione industria-
distribuzione verte oggi
sempre più sul prezzo, con spazi
per la trattativa e l'inserimento
di prodotti a marchio d'insegna,
in particolare sugli elaborati
freschi. Nonostante questo -conferma
Montana-, non si rinuncia
alla qualità dell'offerta. Si evidenzia,
infatti, una "rinnovata" attenzione
da parte della Gdo alle caratteristiche
degli item proposti,
con richieste specifiche di certificazioni
qualitative a garanzia dei
prodotti e dei processi produttivi.
Ne deriva un indiscusso vantaggio
in capo agli operatori capaci
di gestire un'offerta equilibrata
sul piano del rapporto qualità
/ prezzo, opportunamente declinata
sulle necessità dei differenti
format distributivi. È d'altro canto
innegabile, il ruolo centrale assunto
dalla leva promozionale in
questo momento di crisi economica.
Sia in termini di pressione
e, quindi, di riduzione di prezzo,
sia in termini di frequenza annuale,
le iniziative promozionali
rappresentano, infatti, per l'operatore,
un indiscusso elemento
di valore riconosciuto dal consumatore
finale e ricercato dalla distribuzione.
Lo conferma anche Martini Alimentare, sottolineando
l'accresciuta richiesta, da parte
della Gdo nell'ultimo anno, di
azioni promozionali e, specularmente,
di contribuzioni. Un'esigenza
condizionata anche dagli
aumenti di listino spesso chiesti
dall'industria, in considerazione
dei pesanti rialzi nei costi di
produzione. Come rimarca anche
Unipeg, tali tendenze nulla
tolgono, comunque, all'importanza
focale dell'innovazione di
prodotto, che continua a rappresentare
un desiderata chiave della
Moderna Distribuzione nazionale.

     
 

Contributi
SG Marketing, in collaborazione con alcuni importanti attori del comparto
carne, ha analizzato l'attuale stato dell'arte della filiera zootecnica in rapporto
ai prodotti carnei freschi, illustrando, al contempo, le possibili traiettorie di
sviluppo per la nuova annata commerciale.
Si ringraziano per il contributo fornito:
• Giuseppe Borin - Direttore Azove;
• Marina Cabassi - Responsabile Marketing Unipeg;
• Roberta Fileni - Direttore Marketing Fileni Simar;
• Fabrizio Goracci - Direttore Commerciale Martini Alimentare;
• Francesco Iubatti - Responsabile Commerciale Soalca;
• Luca Scandola - Direttore Divisioni Montana Carni in Scatola,
Elaborati Freschi e Surgelati, Carni Porzionate.

 
     

Allegati

216_Speciale_Carne

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