Nonostante la crisi produttiva, sugli scaffali ci saranno oli di qualità

L’Italia com'è noto non è un Paese autosufficiente dal punto di vista dell'olio di oliva: il fabbisogno annuale di consumo degli italiani (circa 600mila tonnellate) è da sempre più elevato della produzione nazionale, e a questo deve aggiungersi quello necessario a garantire l’esportazione dei nostri prodotti in tutto il mondo (circa 400mila tonnellate).
La soluzione sta nell’arte del “blending”: una fase del processo di produzione, che si fonda sulla capacità di unire oli extravergine di provenienza e cultivar diverse - e dunque con caratteristiche tra loro differenti (amaro, piccante, dolce, fruttato) - per creare accostamenti che esaltino i pregi delle diverse componenti, ottenendo un prodotto equilibrato sotto il profilo organolettico e nel complesso superiore rispetto alle singole componenti.

Origine e trasparenza
Questa competenza delle aziende olearie, tipicamente italiana, continuerà dunque a garantire la presenza sulle tavole degli italiani di extravergine di qualità. Con la stessa forza con cui si impegnano a difesa della qualità e della sicurezza dei consumatori, Assitol e Federolio sono allo stesso tempo profondamente convinte della necessità di fronteggiare, con interventi strutturali di lungo periodo, la situazione in cui da tempo versa ormai il comparto della produzione olivicola nazionale, che rischia di ridurre sempre di più la capacità produttiva del nostro Paese. Sul tema della tracciabilità Assitol e Federolio ricordano comunque che la garanzia di trasparenza sull’origine del prodotto mirata all’informazione e alla consapevolezza del consumatore è stata ancor più rafforzata con l’entrata in vigore, dal 13 dicembre scorso, dell’obbligo di mettere l’indicazione di origine nel fronte principale delle bottiglie di extra vergine di oliva (indicazione peraltro già precedentemente prevista seppur in forme diverse).

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