Onestà e trasparenza la ricetta per il futuro

Maura Latini, direttore generale della gestione di Coop Italia, una carriera tutta in Coop. Adesso si occupa di far funzionare “la macchina” per e con le cooperative. Ecco come ... (da Mark Up n. 268)

Maura Latini è una donna schiva, difficile da intervistare, non ama le chiacchiere, preferisce l’azione, come ammette lei stessa: “Mi si vede poco perché non mi piace il protagonismo, preferisco lavorare con le cooperative, per le cooperative”. È entrata in Coop ancora ragazzina, faceva la cassiera d’estate, durante le vacanze dal liceo artistico, sognava di fare l’artista e all’università si era iscritta ma non è riuscita a terminarla, era necessario mettersi a lavorare. E l’ha fatto, sorridente, competente ... stakanovista. Ma lasciamo che sia lei a raccontarlo ... “Sì, sono entrata alla Coop come cassiera e ho fatto tutto un percorso interno, salendo tutti i gradini della scala organizzativa di un punto di vendita, poi mi sono occupata dello sviluppo degli ipermercati. Sono stata selezionata in una fase particolare della vita della Coop in Italia, quando le cooperative decisero di entrare nel business degli ipermercati e quindi ho avuto la fortuna di occuparmene in un momento di grande sviluppo. Per aprirli venivano attivate ampie deleghe organizzative che permettevano di giocarsi in prima persona tutto quello che serviva per costruire un business e portare a casa il risultato. Feci uno stage all’estero di diversi mesi per occuparmi di ipermercati, in un’azienda straniera. Non fui io sola: la Cooperazione all’epoca coinvolse diversi dirigenti dell’ambito cooperativo. Fu una grande scuola: in quella fase si vendeva tutto, bastava aprire punti di vendita per vendere, cresce l’Italia e crescevano i consumi, poi è diventato tutto molto più complesso. Eravamo alla fine degli anni ‘80”.

Dopo?

All’inizio degli anni 2000 ho avuto l’opportunità di occuparmi della direzione commerciale di Unicoop Firenze, seguendo i tre canali che ai tempi la cooperativa gestiva: supermercati, ipermercati e minimercati.

Arriviamo ad oggi da poco sei diventata Direttore Generale di Coop Italia, prima eri vicepresidente che cosa è cambiato?

Mi occupo di fare funzionare la macchina, ricevere gli indirizzi strategici dalle cooperative e, insieme alla presidenza di Coop Italia, operare per tradurli in contenuti coerenti con la Mission di Coop, stabilire la politica di negoziazione con i fornitori, gli indirizzi strategici per i prodotti a marchio e il loro sviluppo, i grandi temi strategici che da sempre caratterizzano l’attività di Coop. Un esempio solo ultimo in ordine di tempo, il progetto “Alleviamo la salute” per la riduzione e se possibile l’eliminazione dell’uso degli antibiotici dagli allevamenti di tutte le filiere di carne a marchio Coop, piuttosto che il progetto “Buoni e Giusti” per la legalità e per l’etica nella raccolta e nella trasformazione dei prodotti agricoli. Questi sono i grandi temi su cui, fatte le scelte insieme alle cooperative, Coop Italia sta lavorando. Diciamo che la mia prima fase di vita professionale in Cooperativa si è svolta con un focus sulle vendite mentre questa fase nazionale a servizio delle cooperative, si svolge più in ottica di contributo a costruire l’offerta, soprattutto attraverso sourcing verso le marche nazionale e internazionali, offerta per il prodotto a marchio, contenuti valoriali per la parte qualità e per i grandi progetti che vedono Coop Italia con un ruolo particolarmente significativo.

Coop da alcuni anni, in maniera importante molto aperta e trasparente sta cercando di modificarli su alcuni punti essenziali: contratti più chiari, più lineari, meno barocchi, secondo quelle che sono le tipiche relazioni tra industria e distribuzione italiana, per altro piuttosto diverse da quanto avviene in altri Paesi europei. Volete europeizzarle?

Vogliamo casomai internazionalizzarle. Noi italiani siamo rimasti abbastanza solitari in questa modalità di relazione che vede una forte differenza tra il prezzo di listino e il prezzo finale; abbiamo una quantità rilevante di sconti che non rendono molto chiara la conoscenza diretta del prezzo di un prodotto. E questo è un punto rilevante.

Il secondo punto riguarda il peso importante che giocano le promozioni e anche questa modalità non offre un valore chiaro e diretto, soprattutto nella fase attuale nella quale le promozioni spesso sono solo un trasferimento di quote da scaffale verso altri spazi del negozio. Questo è davvero un altro aspetto molto significativo da considerare.

Anche un cambio di passo importante...

Necessario, in un panorama che sta ulteriormente cambiando e l’ultima evoluzione, ancora tutta da scoprire, riguarda l’ingresso di Aldi che al suo interno, oltre ad avere i prodotti di marca propria, vende anche, come già fanno altri discount, prodotti di grandi marche.

I discount negli ultimi 10 anni sono cresciuti in maniera importante, con una quota attuale intorno al 15%. All’inizio della crisi, nel 2008, erano sotto il 10%. Si tratta dunque di un cambiamento molto significativo e sostanziale di fronte al quale credo sia necessario, nell’interesse di tutti i distributori, guardare bene come rimodulare la propria offerta, per dare risposte, non tanto ai discount ma ai consumatori che hanno dimostrato di privilegiare la semplificazione, sia in termini di assortimento sia di layout. Coop pensa che la risposta vada cercata nella nostra marca privata e infatti ci stiamo investendo, non da ora, non solo in termini marketing ma come nella nostra storia soprattutto sui contenuti valoriali dell’offerta; penso alla sicurezza, la qualità, l’attenzione all’ambiente, la convenienza, stabilendo una relazione privilegiata con i nostri soci e consumatori fatta di trasparenza, di chiarezza dell’informazione, di trasmissione di contenuti che permetta loro di poter scegliere meglio. Inoltre, pensiamo che sia necessario fare una ulteriore evoluzione su questo fronte, non a caso abbiamo cambiato anche tutto il nostro sistema di packaging, credendo così di rispondere meglio a nuove esigenze e a una migliore lettura delle informazioni specifiche dei prodotti.

Le Cooop sembrano concentrarsi, mentre il resto del retail cerca declinazioni sempre più territoriali, come lo spieghi?

Non è un controsenso perché la Cooperazione vive e si sviluppa nei territori. Le aggregazioni realizzate, importanti come quella di Alleanza 3.0, hanno posto un’attenzione particolare proprio ai territori, attraverso un’organizzazione articolata per la parte sociale con aree specifiche di presidio locale, privilegiando invece una concentrazione forte nelle relazioni con i grandi marchi. Quindi, pur nelle aggregazioni, la cooperativa cerca di mantenere questa forza e pregnanza dei territori.

E per quanto riguarda la relazione con Coop Italia, io credo che le scelte che abbiamo fatto vadano proprio nella direzione giusta ovvero valorizzare la forza delle cooperative nella conoscenza specifica delle aree in cui operano, e valorizzare in Coop Italia quegli ambiti comuni che trovano un volano aggiuntivo nel fare le cose tutti insieme. E mentre le multinazionali cercano di avvicinarsi più possibile ai territori in cui operano, la Cooperazione non ha bisogno di farlo perché vive di questa conoscenza specifica, di questa relazione con le collettività.

C’è solo la necessità di trovare una sintesi, e credo che le scelte fatte non più di due anni fa siano state corrette e condivise, tra ciò che aggiunge valore se è locale e ciò che aggiunge valore se ha un forte presidio nazionale.

Inclusione e diversità, come sono affrontate in Coop?

La diversità di genere in Coop è vissuta esattamente come nel resto della società italiana, né più né meno, e parlo di percorsi di carriera. Se invece guardo il genere dal punto di vista del sostegno, dell’aiuto alla maternità, nel dare risposte alle necessità delle donne nel mondo del lavoro, credo che le nostre cooperative abbiano una attenzione particolare che si concretizza nei contratti integrativi, ma non solo; il tutto a supporto del genere femminile. Anche se su questi aspetti il lavoro da fare non finisce mai.

Hai tempo libero?

Ne vorrei avere di più, cerco di farne tesoro leggendo, frequentando cinema e teatro. La passione per la pittura c’è ancora, al momento non riesco a soddisfarla ma verrà il tempo anche per questo.

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