Pagamenti digitali sempre più intangibili

La barriera casse nel punto di vendita è destinata a contrarsi e lasciare il posto a varchi di uscita. Ma altri sistemi stanno emergendo anche presso lo scaffale (da Mark Up n. 278)

Uscire dal punto di vendita senza check-out sarà la normalità. Soprattutto i millennials sono pronti per questa nuova fase per la quale la tecnologia è matura. Ciò che manca è la cultura della moneta elettronica come prevalente e sistemi di gestione della spesa del consumatore, univoci, facili e agganciati ad assistenti digitali. Vi sono due fattispecie nel retail in cui il pagamento gioca un ruolo distinto. Il mass market con numerosi prodotti nel carrello nel quale il check-out è uno stop-and-go sempre più veloce; le categorie merceologiche ad alto valore aggiunto, dove il pagamento è il commiato (vissuto fastidiosamente) di una brand experience in cui il consumatore giunge all’acquisto con una convinzione crescente. In entrambi i casi il pagamento è ostativo alla qualità della shopping experience, nel primo caso perché rappresenta un processo che consuma tempo, nel secondo perché “sporca” un’esperienza che è parte della customer experience. Ecco che i pagamenti tendono a diventare intangibili. La questione è però complessa in quanto al consumatore si presentano una molteplicità di circuiti e di sistemi di pagamento spesso interconnessi. In Cina, paese sicuramente da studiare, sono già in sperimentazione e uso sistemi di pagamento basati sulla biometria. Anche in Europa si sta lavorando in questa direzione: un esempio sono le carte contactless con chip biometrico presentate da Mastercard e Intesa San Paolo nel 2018. Si tratta di carte contactless che avvicinate al lettore attivano il chip biometrico delle impronte digitali presenti nella carta stessa. In questo caso si è in presenza di una soluzione one-click payment che potrebbe diventare anche “zero click” con sistemi di riconoscimento facciali. Come? In Cina alcune catene di ristorazione mettono a disposizione dei clienti dei totem per l’ordine. Al termine dello stesso, un sistema di riconoscimento facciale individua il soggetto e automaticamente effettua il pagamento. Un sistema inattuabile in Europa a causa della normativa che prevede un approccio alla privacy completamente differente (per fortuna!). Tuttavia vi sono sistemi più semplici nell’utilizzo e con un impatto zero sul tema privacy, in grado di cambiarne totalmente l’experience del check-out come afferma Alessio Guffré di Ses-imagotag: “I consumatori sono tutti iper connessi. E, con l’opportuno sistema nel punto di vendita, possono interrogare il database referenze esattamente come una cassa. E su questa modalità che si basato le etichette elettroniche Imagotag: lo smartphone gestisce da una pagina web l’elenco dei prodotti che il consumatore vuole acquistare, previa lettura dallo scaffale delle etichette, Quindi consente il pagamento e invia uno scontrino elettronico con il codice a barre necessario a lasciare il punto di vendita”. Una tecnologia di immediato utilizzo precisa Guffré: “Il pagamento con etichetta è stato implementato in Bio c’Bon a Parigi e vi sono in essere alcuni progetti pilota”.

Nexi sviluppa l’invisible payment

Nexi è una società italiana, player di riferimento per servizi e infrastrutture per i pagamenti digitali.

Caratterizzata da una forte impronta innovativa, sta sviluppando da tempo metodologie che rendono il pagamento facile e immediato. Mark Up ha incontrato Dirk Pinamonti, head of eCommerce di Nexi.

Cosa intendete per invisible payment?

Il vasto mondo che ruota attorno all’invisible payment ha delle definizioni non nette e univoche. Il primo caso famoso che possiamo citare in questo ambito è quello di Uber.

Un esempio di sharing economy dove l’utente, utilizzando l’app, prenota e usufruisce del servizio e non estrae neppure il portafoglio o lo smartphone per effettuare il pagamento. Che avviene in zero clic.

Cosa comprende il concetto di invisible payment?

Vi sono altre esperienze di pagamento in cui non siamo di fronte a un processo con “zero clic” ma ugualmente si può considerare un pagamento invisibile. Per esempio, lo “one clic payment” è un pagamento invisibile e, in linea di massima, possono essere considerati tali tutti i pagamenti “tokenizzati”, in cui l’elemento transante è salvato in modo sicuro in cloud o crittografato. Su questo versante Nexi è il partner tecnologico per i servizi di Eni, Eni Enjoy, Eni Station Plus ma anche altri player come MiMoto, Sharengo e altri.

Quali vantaggi possono essere colti dagli esercenti?

Sicuramente la riduzione delle code che per gli esercenti sono un fattore che disincentiva il cliente a ritornare nel punto di vendita. Inoltre, vi sono grandi vantaggi dall’analisi dei dati che si possono effettuare grazie al processo interamente digitale, di cui beneficia anche la gestione dello stock. Dal riordino alla programmazione delle stagionalità: oggi la gdo si basa ancora sullo storico che, a causa di un qualsiasi evento imprevisto, può determinare rotture, oppure over stock che impattano sui costi.

Mentre i consumatori guadagnano in velocità?

Esatto, saltano le code. Possiamo fare un esempio. Decathlon utilizza i tag rfid per i propri capi consentendo la lettura automatica in fase di check out. In futuro, Decathlon prevede di consentire al proprio cliente, di lasciare il punto di vendita senza passare dalle casse.

E per il controllo dei costi?

Il mobile payment via smartphone offre al consumatore la chiave per gestire in modo univoco i pagamenti. Con la nostra app, per esempio, notifichiamo immediatamente la transazione e, mediante l’accesso ai sistemi di pagamento di terze parti come Apple Pay, Google Pay ecc., riusciamo a dare una visione di insieme delle spese. Inoltre, con Nexi Pay è possibile ottenere dei report giornalieri, settimanali e mensili. Rispetto a un consumatore che paga cash, il controllo è più puntuale e preciso.

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