Per Confimprese il private equity decolla nel retail: 2016 anno record

Investiti oltre 1,8 miliardi di euro: il settore retail&consumer product italiano ha incrementato la sua appetibilità per gli investitori di private equity e di private debt. Aumentano le acquisizioni da parte di player internazionali

Con 28 operazioni (acquisizioni), 14 delle quali nel mercato dei beni di largo consumo 10 nel food & beverage e 4 nell'ambito "retail&wholesale" cioè commercio al dettaglio e all'ingrosso, il 2016 verrà ricordato dagli analisti di settore come anno record per il private equity (di seguito PE), ossia il mercato degli investimenti privati diretti all'acquisizione di imprese industriali.
Il valore complessivo delle operazioni è triplicato: la media degli investimenti per operazione è di 88 milioni di euro rispetto ai 38 del 2015. Il valore della transazioni, per le quali è stato reso pubblico il prezzo, ha così toccato quota 1,8 miliardi di euro.
Sono dati che provengono dalla ricerca sui "consumer products", condatta da EY per Confimprese, un’analisi specifica sul mondo del PE.


Il valore del retail in Italia
"Il private equity – dettaglia Mario Resca, presidente Confimprese – segue con crescente attenzione il mondo del retail, a riprova della forza attrattiva esercitata dalle catene italiane. Il PE ha dimostrato di valutare a multipli crescenti le prospettive di sviluppo del retail, che vale in totale in Italia circa 900 miliardi di euro stimato in crescita del 2,3% entro il 2020, mentre i sotto settori analizzati (beni di consumo, food&beverage e retail& wholesale), ammontano a 400 miliardi con un incremento dell’1,4%".

Come si evince dalla lettura del grafico in figura, i multipli medi hanno raggiunto 11,2 nel 2016 contro i 10,8 del 2015 e i 10,5 del 2014.
Ricordiamo che il valore di acquisizione, ossia il prezzo a cui viene acquisita un'azienda, è il risultato della moltiplicazione di questi multipli per il margine operativo lordo o Ebitda dell'azienda in questione.
"Il retail attira le società PE - aggiunge Resca - perché offre la possibilità di fatturati e utili attraverso la valorizzazione degli asset principali. Le operazioni di PE massimizzano il valore della quota venduta e permettono la crescita di valore di quella residua".
"In considerazione delle recenti transazioni di private equity e di private debt eseguite in Italia negli ultimi due anni – commenta Stefano Vittucci di EY – il settore retail & consumer product ha dimostrato di attirare l’interesse sia di investitori italiani che stranieri, con multipli sull’ebitda frequentemente superiori al sette e un numero crescente di operazioni di finanziamento tramite strumenti di debito".

Ma c’è di più. Considerando il quadriennio 2013-2016 i fondi italiani non guidano più la top list dal 2012, anno in cui la forbice tra italiani e stranieri era piuttosto ampia: sul totale di 28 deal nei sotto-settori analizzati, gli investitori italiani ne avevano portati a termine ben 21, mentre i fondi esteri solo 7. Oggi c’è stata un’inversione di tendenza e ad avere la meglio sulle nostre imprese sono gli stranieri, che hanno chiuso 15 transazioni sulle 28 totali. Qualche nome? Thom Europe, detenuto tramite partecipazione maggioritaria da Bridgetpoint, ha acquisito Stroili Oro nel 2016; Taste of Italy è entrato nel 2015 nel capitale di La Piadineria; Lion Capital nel 2014 si è aggiudicato il gruppo di calzature Pittarosso.
"Se da un lato l’arrivo di investitori esteri può essere visto come un impoverimento del tessuto economico nazionale - precisa Resca - dall’altro apportano capitali freschi e un sostegno all’internazionalizzazione, un trend che negli ultimi anni procede a doppia cifra".

 

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