Pratiche sleali: finalmente l’accordo dopo anni di trattative

"Bene lo stop Ue alle speculazioni contro gli agricoltori da parte dei poteri forti dell’industria e della distribuzione grazie all’accordo raggiunto dal Parlamento Europeo, dal Consiglio e dalla Commissione europea per mettere al bando le pratiche commerciali sleali lungo la catena agroalimentare." Lo afferma Coldiretti commentando la nuova direttiva europea contro le azioni commerciali inique e immorali seguita fin dall’inizio dal relatore del provvedimento, il vicepresidente della Commissione Agricoltura dell’Europarlamento, Paolo De Castro. "Si tratta – sottolinea l'associazione dei coltivatori diretti– di un passaggio fondamentale per il futuro del settore agroalimentare europeo che riconosce l’esistenza di un squilibrio commerciale che favorisce le speculazioni lungo la filiera e la necessità di intervenire per garantire un trattamento più equo alle piccole e medie imprese agroalimentari.” “È necessario sanare una ingiustizia profonda rendendo più equa la catena di distribuzione degli alimenti che vede oggi sottopagati i prodotti agricoli spesso al di sotto dei costi di produzione senza alcun beneficio per i consumatori -precisa il presidente di Coldiretti Ettore Prandini-. Infatti per ogni euro di spesa in prodotti agroalimentari freschi come frutta e verdura solo 22 centesimi arrivano al produttore agricolo ma il valore scende addirittura a 2 centesimi nel caso di quelli trasformati dal pane ai salumi fino ai formaggi, secondo Ismea".

Anche Agrinsieme, il coordinamento che riunisce Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, ha espresso soddisfazione per l’atteso accordo, raggiunto dopo anni di trattative, grazie al quale verranno tutelati tutti gli agricoltori dell’Unione Europea. “Manca solo l’ok formale del Parlamento Europeo e del Consiglio per il via libera definitivo alla direttiva sulle pratiche commerciali sleali, che dopo l’accordo raggiunto prevede un significativo aumento del numero di pratiche riconosciute, le quali passano da 8 a 16. Nel dettaglio, le pratiche aggiunte sono: il pagamento per servizi non resi; l’obbligatorietà di un contratto scritto se richiesto dal fornitore; l’abuso di informazioni confidenziali da parte dell’acquirente; le ritorsioni commerciali; il pagamento per la gestione del prodotto alla consegna; il pagamento per la gestione dei reclami dei clienti; l’estensione del pagamento a 30 giorni per i prodotti deperibile e a 60 per quelli non deperibili; il divieto di trasmettere al fornitore i costi di advertising”, precisa Agrinsieme, esprimendo rammarico la mancata aggiunta nell’elenco della vendita sottocosto anche tramite il ricorso ad aste a doppio ribasso, pratica che da tempo Agrinsieme aveva segnalato come fortemente distorsiva.

“Oltre alla rafforzata protezione per gli agricoltori, viene fissato a 350 milioni di euro la soglia di fatturato globale delle imprese fornitrici per poter rientrare nel campo di applicazione della direttiva", sottolinea il coordinamento, per il quale "si tratta di un sicuro passo in avanti rispetto all’approccio iniziale, che tuttavia si pone in contraddizione rispetto all’obiettivo comunitario di aumentare la concentrazione dell’offerta dei produttori: resta un forte sbilanciamento tra potere della distribuzione organizzata e produzione agricola che avrebbe potuto giustificare un limite di fatturato ben superiore per le imprese agricole. Auspichiamo che tale soglia venga aumentata a livello nazionale”.

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