Ripresa in difficile consolidamento e l’Italia deve rincorrere di più

PREVISIONI 2011 – Isae: un periodo di recupero del terreno perduto nel corso della recessione vera e propria. (Da MARK UP 195)

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1. Non si è ancora entrati in una autentica fase di espansione
2. Una risalita nella fiducia che poi si è stabilizzata
3. Mancano automatismi sicuri fra fiducia e comportamenti di consumo immediati

Secondo il National Bureau of Economic Research (Nber) la recessione americana è cominciata nel quarto trimestre del 2007, a dicembre (punto di massimo del precedente ciclo), e si è conclusa con il minimo toccato nel secondo trimestre del 2009, a giugno. Con una durata di 18 mesi, il periodo di contrazione dell'attività economica americana è stato nettamente più lungo rispetto alla media dei cicli del periodo 1945-2009 (durata media delle recessioni 11 mesi); in assoluto, quella del 2007-2009 si configura negli Stati Uniti come la recessione più lunga del dopoguerra. Secondo l'Isae, in Italia la recessione è iniziata nell'agosto del 2007 (con un anticipo dunque di circa 4 mesi rispetto al ciclo americano) ed è terminata nel maggio 2009, quasi in coincidenza con il ciclo Usa. Per il nostro paese, la durata della contrazione è stata pari a 21 mesi, ben superiore rispetto alla media dei cicli italiani del periodo 1945-2010 (16 mesi); in questo caso, inoltre, si tratta della terza recessione più lunga del dopoguerra, dopo quelle dell'80-'83 (durata ben 36 mesi) e del 2000-2003 (29 mesi).

Gli effetti in Italia
Da un punto di vista dell'analisi del ciclo, comunque, le economie americana e italiana, e quelle industriali in generale, si trovano ora in un periodo di ripresa dell'attività economica: stanno cioè recuperando il terreno perduto nel corso della recessione, senza tuttavia ancora essere entrate in una fase di vera e propria espansione, ossia di crescita del prodotto oltre i livelli massimi del precedente ciclo. Una dimostrazione di quanto detto viene dall'esame del grafico 1, che riporta l'andamento del Pil americano, di quello dell'area euro e di quello di Francia, Germania e Italia, ponendo uguale a 100 il livello del prodotto di ciascun paese nel punto d'inizio della recessione, convenzionalmente identificato nel primo trimestre del 2008.
Per tutti i paesi, gli attuali livelli del Pil risultano ancora oggi (l'ultimo dato disponibile si riferisce al secondo trimestre 2010) nettamente inferiori rispetto a quelli di inizio 2008. Tra i principali paesi europei la crisi ha avuto un effetto maggiore in Italia (-6,8% nel punto di minimo) e in Germania (-6,3%) rispetto alla Francia (-2,2%). Occorre inoltre considerare che la crisi per il nostro paese ha seguito un periodo di crescita del prodotto in media inferiore rispetto a quanto conseguito nel resto d'Europa: di conseguenza, il passo indietro compiuto a causa della recessione è stato nel nostro paese maggiore rispetto alla media europea. Il differente impatto della crisi tra Italia e area dell'euro può essere ulteriormente apprezzato dall'esame del grafico 2, in cui si mostra il livello del Pil italiano ed europeo per il periodo 2000-2010: con la crisi, il Pil italiano è in effetti tornato sui livelli di quasi 10 anni prima.

Le prospettive a breve
È chiaro dunque che l'Italia si trova nella necessità di accelerare i propri ritmi di crescita per cercare di recuperare il terreno perduto. Ma a che punto è oggi l'evoluzione del ciclo economico? Indicazioni importanti da questo punto di vista possono venire dalle indagini congiunturali che l'Isae conduce mensilmente sulle imprese e i consumatori italiani, nel quadro del Programma Armonizzato della Comunità europea.
La fiducia dei consumatori aveva raggiunto un punto di massimo con anticipo rispetto alla tempistica ufficiale della crisi, nel marzo del 2007: considerando uguale a 100 il livello raggiunto dall'indicatore nel punto di massimo, a partire da allora l'indice ha iniziato a declinare, registrando all'apice della recessione un calo di circa 12 punti, tutto sommato inferiore rispetto a quello che era lecito immaginare data l'intensità e la durata della recessione sopra documentate.
Disaggregando l'indicatore nelle sue due principali componenti, si osserva in effetti come a cadere sia soprattutto la fiducia sulla situazione personale del paese, mentre l'indice relativo alla situazione economica degli intervistati registra una flessione più modesta, pari a poco più di 5 punti nel punto di minimo. L'indice aggregato raggiunge peraltro un punto di minimo con netto anticipo rispetto al ciclo di riferimento, iniziando la risalita già nel dicembre del 2008. La ripresa si protrae quindi per tutto il 2009 e consente di recuperare interamente la perdita registrata durante la fase di recessione.

Fiducia e comportamenti
Cercare di inferire i possibili comportamenti di consumo a partire dai dati della fiducia non è sempre agevole: la correlazione tra fiducia e spesa non è in genere particolarmente elevata, anche se l'indice è in genere considerato come un indicatore anticipatore della propensione al consumo delle famiglie. Da questo punto di vista, è comunque interessante notare che alla sostanziale “tenuta” della fiducia dei consumatori durante la recessione è corrisposto un calo dei consumi delle famiglie che ha raggiunto i tre punti percentuali rispetto al massimo della fine del 2007. Dato che la caduta del Pil è stata invece superiore ai 6 punti percentuali, i consumi sono dunque calati molto meno rispetto al prodotto, probabilmente a causa dell'operare di un tradizionale meccanismo di consumption smoothing, generalmente favorito dall'operare di stabilizzatori automatici e politiche discrezionali di supporto al reddito. Da questo punto di vista, la sostanziale stabilità, o il lieve calo, della fiducia registrato nel corso del 2010 non consente di essere particolarmente ottimisti circa la possibilità di una accelerazione della spesa per consumi nella fase attuale.

Info complementari
Informazioni complementari sulla ripresa produttiva in atto sono dunque necessarie; esse possono venire dalle indagini Isae presso le imprese. Nel settore manifatturiero, la fiducia ha raggiunto un massimo nel marzo 2007, perdendo all'apice della recessione (marzo 2009) ben 37 punti e portandosi sui minimi del decennio. A oggi (ottobre 2010) l'indice ha recuperato buona parte della caduta (circa 26 punti) attestandosi però ancora di circa 11 punti al di sotto dei valori precedenti la crisi.
L'attuale fase di ripresa ciclica è stata piuttosto “tradizionale”, caratterizzata da un iniziale processo di decumulo di scorte, seguito da un aumento dei giudizi sulla domanda e delle aspettative di produzione (cosiddetto ciclo delle scorte). Da questo punto di vista, quindi, una volta concluso il ciclo delle scorte, la sostenibilità della ripresa dipenderà dal consolidamento delle tendenze positive della domanda: le ultime informazioni disponibili in tal senso (ottobre 2010) confermano che gli ordini stanno crescendo, pur restando complessivamente nella valutazione degli imprenditori su livelli storicamente bassi; la ripresa è più intensa per la componente estera della domanda relativamente a quella interna. Inoltre, la domanda appare negli ultimi mesi relativamente stagnante tra i produttori di beni di consumo (a conferma delle indicazioni che emergono dal lato dell'indagine sui consumatori) e più vivace nei beni d'investimento e, soprattutto, negli intermedi, che in genere sono considerati anticipatori degli andamenti aggregati.
La crisi ha riguardato tutti i principali settori, con una caduta della fiducia particolarmente marcata nel settore dei servizi, più legato agli andamenti della domanda interna: prendendo come riferimento il punto di massimo dell'inizio del 2007, l'indice di fiducia dei servizi ha perso nel punto di minimo (primavera 2009) quasi 40 punti, mostrando poi segni di ripresa sino ai primi mesi del 2010, data a partire dalla quale l'indice si è sostanzialmente stabilizzato su livelli inferiori di circa 20 punti rispetto a quelli del 2007. Nel commercio, la caduta è stata meno drammatica (circa 23 punti nel minimo in questo caso del dicembre 2008) ed è stata seguita da una ripresa marcata per tutto il 2009, seguita ancora una volta da una sostanziale stagnazione nel 2010: un risultato proveniente dal lato dell'offerta, che sembra coerente con i segnali che emergono invece dal lato della domanda con l'inchiesta sui consumatori sopra analizzata.

Una valutazione finale
In conclusione, dall'analisi dei dati di contabilità nazionale è emerso come la recessione abbia colpito l'economia italiana in modo particolarmente severo; anche i tassi di ripresa registrati nel corso del 2009 e nel primo scorcio del 2010 sono stati mediamente inferiori rispetto a quelli dei principali paesi europei e degli Stati Uniti.
Le indagini congiunturali hanno però puntato sino alla fine del 2009/inizio del 2010 nella direzione di una progressiva accelerazione della ripresa, che nel settore industriale si è via via consolidata dopo una prima fase guidata soprattutto dal ciclo delle scorte. A partire dai primi mesi del 2010, però, gli indicatori (con l'eccezione di quello relativo al settore delle costruzioni) mostrano una progressiva stabilizzazione della fiducia, che potrebbe preludere a un attenuarsi dei tassi di crescita sino a ora registrati a partire dalla seconda metà dell'anno in corso. Gli indicatori più recenti, aggregati trimestralmente dall'Isae per la costruzione di un indice di economic sentiment sembrano comunque puntare complessivamente verso un rafforzamento del ciclo, anche se con qualche ombra dal lato della domanda interna (indice dei consumatori e soprattutto del commercio).

*Isae

Allegati

195-MKUP-Isae
di Alberto Majocchi / dicembre 2010

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