Riscopriamo le prossimità

Il territorio diventa hub sociale per ritrovare gli scambi quotidiani. In questa dimensione, l’atto del vendere torna a essere arte della relazione (da Mark Up n. 256)

Tutti i dati e segnali che ci arrivano dal mercato e dal consumo nel 2016, dimostrano una grande vitalità negli scambi di prossimità. Il commercio sta riscoprendo protagonisti dimenticati, puntando sul vis-a-vis, il porta a porta, la fiducia interpersonale tra soggetti che si muovono incessantemente sui territori, indicando una strada rigenerata e umanamente rigenerante. Possiamo definire questo scenario come la dimensione del piccolo commercio con “carattere”. Un tempo lo avremmo definito con il termine quasi dispregiativo di “ambulantato”, oggi merita l’appellativo nobile di “commercio nomade e di prossimità”. Appellativo nobile perché con un ruolo socialmente rilevante: ricucire un tessuto di scambi e relazioni semplici e dirette, tenendo vivo il riconoscimento e la riconoscenza per i territori. Non solo per un Natale come quello che abbiamo appena vissuto, con il calo dei regali tecnologici e il ritorno dei mercatini che ripropongono prodotti e ritualità antiche (prodotti enogastronici, piccoli oggetti di artigianato) che riportano il senso di umanità e di comunità. Ma anche in tutte le occasioni in cui il territorio diventa hub sociale: dati recenti di Coldiretti/Ixè evidenziano l’apprezzamento crescente degli italiani per le sagre di paese estive, che con l’81% di presenze hanno fatto registrare un aumento del 10% su una presenza già molto alta. Si possono così ritrovare e rivalutare la qualità delle relazioni quotidiane, la semplicità degli scambi: in questa dimensione gli atti del vendere e del comprare tornano a essere vera e propria arte della relazione, trasformando i venditori in cantastorie al di là dei social network, che in alcuni casi ne amplificano la presenza attraverso foto dei prodotti e dei luoghi “urbani” di vendita che rimbalzano su Instagram e Facebook. Emerge in questo modo il bisogno di essere riconosciuti e raccontati: come nel caso del libraio che diventa consulente porta-a-porta. Luca Santini è un libraio di Milano che si è reinventato la sua professione dopo esser stato costretto a chiudere la sua Libreria Mahler, dietro l’Auditorium a Milano. Deciso a valorizzare la sua esperienza più che decennale nell’editoria, ha puntato tutto sulla convinzione che “chi legge, chi ama l’oggetto libro, si nutre anche della relazione che si crea fra libraio e lettore”. Appassionato di bicicletta oltre che di lettura, ha così inventato l’attività di “libraio a domicilio” e con una cargo bike a pedalata assistita, propone e consegna a casa i libri, partecipando anche a eventi e feste di strada in giro per la città. Presa la licenza per il commercio itinerante, ha creato i suoi itinerari di Milano e avviato nel 2015 la sua nuova avventura, anche grazie alla relazione che è riuscito a consolidare con i clienti affezionati, creando nuove alleanze virtuose con una rete di librerie che sostiene il suo progetto. In molte esperienze di scambio si cerca -e si trova- un’alternativa alla tecnologia smart, per guardarsi direttamente negli occhi. In queste occasioni l’identità di ciascuno torna a essere modellata nell’incontro in strada, nelle piazze, attraverso un sorriso, una chiacchiera, una disponibilità generosa che viene sollecitata dallo scambio frugale. La rivincita del “commerciante nomade” ruota attorno a questo bisogno di prossimità, dispiegando una presenza umana che permetta di trovare nell’altro il proprio riconoscimento. Andando a caccia non tanto -o non solo- del prodotto industriale, ma dell’oggetto tipico e artigianale, da acquistare  direttamente dalle mani di chi lo propone. Naturalmente il mondo alimentare della ristorazione di prossimità (dal finger food allo street food) la fa da padrone in questa dimensione. Sono questi casi in cui la prossimità si sposa con la qualità unica dell’esperienza e spesso anche della fattura e degli ingredienti. Ecco che lo street food definisce nuove eccellenze locali. Un’ultima dimensione che propone una logica di prossimità meno nomade e più comunitaria, riguarda tutti quei progetti che si dipanano tra innovazione sostenibile e coinvolgimento delle comunità sul territorio. In questo caso la prossimità si trasforma in impegno civile e ideale, ponendo al centro il circolo virtuoso tra genius loci e valore sociale dell’impresa.

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