Rosaria, come trasformare un’arancia in un brand

Un percorso che in soli 10 anni ha dato vita a un marchio altamente distintivo e riconoscibile presso i consumatori. Qualità e marketing il binomio vincente.

Era il 2005 quando Rosaria sbarcò per la prima volta in comunicazione, partecipando all’annuale Milano City Marathon. Da allora, il brand dell’arancia rossa commercializzata dall’omonima organizzazione siciliana di produttori e creato dai fratelli Salvatore e Aurelio Pannitteri, ha sviluppato un awareness che lo colloca ai vertici del settore frutticolo italiano.

Tra le marche di frutta citate spontaneamente dai consumatori, Rosaria si colloca in 6° posizione dopo Chiquita, Melinda, Marlene, Val Venosta e Pink Lady. Questo quanto confermato della ricerca realizzata da Management Solutions e presentata dal Prof. Fabio Ancarani, direttore area marketing SDA Bocconi, che segnala parimenti una performance di notorietà analoga a livello di citazione guidata.

RosariaUn risultato che si realizza concretamente grazie ad una strategia di marketing capace di comunicarne il valore distintivo con efficacia. La coerenza tra immagine veicolata e percepita è confermata dai principi e dagli elementi che gli intervistati associano spontaneamente al marchio: rosso, Sicilia, cultura e tradizione, origine, territorialità ed Etna.

Driver. Il 78,4% dei consumatori dichiara di scegliere il prodotto perché contiene vitamina C e fa bene alla salute, il 40,5% perché ha un gusto che li soddisfa e il 37,8% perché Rosaria è un brand di cui si fida. Seguono la provenienza italiana (32,4%) la qualità (29,7%), la filiera controllata (13,5%) e l’attenzione all’ambiente (8,1%).

Il patto di fiducia instaurato con i consumatori risulta in tal senso particolarmente significativo, con la maggioranza di questi ultimi (51,4%), che garantisce lo step dell’advocacy, raccomandando Rosaria ad amici e parenti.

La frequenza di consumo preponderante è quella delle 2-3 volte a settimana (29,7%) o di più volte al giorno (24,3%), mentre il canale di acquisto prediletto è quello di supermercati ed ipermercati (75,7% contro il 57% dell’arancia rossa in genere).

Se è vero infine che oltre il 50% del campione è disposto a pagare un prezzo leggermente più alto per i prodotti ortofrutticoli di marca, la trasformazione dell’arancia Rosaria in un brand ad alta riconoscibilità riconfermerebbe doppiamente il ritorno di marketing e comunicazione per il comparto frutta.

 

 

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