Salumi, la spinta decisa dell’export

Un settore in sorprendente crescita nel 2015, ma le performance dell'ultimo esercizio potrebbero essere difficilmente ripetibili (da Mark Up n. 254)

Nel  settore  dei  salumi  il  database  Junto  si  compone  di  139  società  di  capitali  con  un  valore  della  produzione minimo di 10 milioni di euro rilevato nel 2015. Le aziende oggetto dell’analisi  sono  quelle  che  svolgono  come  attività  prevalente  la  produzione  e  commercializzazione  dei  salumi,  definiti  dalle  seguenti  categorie  merceologiche: affettati e confezionati, arrosti  e  precotti, bresaola,  coppa,  mortadella,  pancetta, prosciutto  cotto,  prosciutto  crudo,  speck,  salami,  würstel.  Sono  pertanto  escluse  quelle  poche  realtà che appartengono a grandi gruppi industriali con interessi estesi su più settori produttivi.Nell’analisi che riportiamo in questo articolo, Junto ha avuto la possibilità di raccogliere ed analizzare in dettaglio i dati di bilancio 2015 disponibili  alla  data  del  10  ottobre  2016  di 126 aziende, che rappresentano oltre il 90% delle aziende del settore.
Il  fatturato sviluppato  da  queste  aziende è risultato pari a 6 mld di euro ed ha evidenziato un buon tasso di crescita (+2,3%) rispetto al 2014. Tale crescita è principalmente connessa  all’importante  sviluppo  dell’export delle aziende del settore, che è passato dal 15,5% del 2014 al 17,9% del 2015, quando le esportazioni di salumi italiani hanno superato il miliardo di euro. Confrontando tale dato con la media delle  esportazioni  del  food  “made  in  Italy”,  che sfiora il 30%, l’export potrebbe anche  nei  prossimi  anni  essere  il  principale driver della crescita, nonostante le attuali barriere extra daziarie, in prevalenza  connesse  alle  normative  restringenti esistenti in alcuni paesi.
La marginalità operativa è in significativa crescita rispetto agli anni precedenti. In particolare il margine operativo lordo (EBITDA) è passato dal 5,9% del 2014 al 7,2% del fatturato nel 2015, tendenzialmente  in  linea  con  l’intero  settore  del  Food  & Beverage.  Il  margine  operativo  netto  (EBIT)  è  passato  nello stesso periodo dal 2,5% al 3,8%.


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L'intero articolo su Mark Up n. 254

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