Sarà un 2013 da paura: urgono progetti e condivisione

I CONSUMI – Dimenticare i trend e concentrarsi su condizioni di vita e di pensiero: una bussola per seguire i nuovi modi di vivere nel mondo oggi (da MARKUP 216)

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Rispetto all'impegno che abitualmente gli osservatori degli scenari mettono per definire, ogni anno, le nuove tendenze che spesso finiscono per essere proiezioni accettabili di situazioni o speranze discusse a tavolino oggi, più che mai è utile capire quali siano le condizioni di vita e di pensiero del qui e ora. È, quindi, volutamente che Caterina Schiavon, sociosemiologa ed esperta di trend di consumo, nella sua collaborazione con Mark Up, nell'intento di delineare uno scenario del 2013, preferisce non parlare di tendenze, bensì di
modi di "stare al mondo": un insieme di modus percipiendi/modus
pensandi/modus operandi.
"Mai, come in un momento di recessione,
quale è quello che stiamo
vivendo spiega, non è sufficiente
costruire messaggi in grado
di raggiungere gli individui,
è, invece, necessario che questi
messaggi si mescolino intimamente
alla lingua e ai pensieri
dei singoli, che siano fatti della
loro stessa natura. Per questo, è
necessario mettersi a fianco, vi-cino, molto vicino, ascoltare e immedesimarsi
negli stati psicologici
dell'altro. Per comprenderne
paure, speranze e delusioni".
Di qui, l'individuazione di tre mood
(riportati nella tavola sinottica)
che determinano scelte, rifiuti,
consensi, fughe, avvicinamenti.
Tre mood cui gli individui non
necessariamente aderiscono in
modo esclusivo, ma che aiutano,
in relazione al grado con cui un
individuo aderisce a ogni singolo
mood, a comprendere i suoi comportamenti
e quindi a elaborare
un linguaggio comunicazionale
in grado di arrivare sì alla testa,
ma anche al cuore.

Effetto up and down
Se è evidente che senza empatia
non è più possibile costruire
messaggi credibili, secondo
Schiavon è soltanto attraverso
un bagno di realismo ragionato
che sarà possibile costruire ciò
che oggi manca a tutti: il sogno.
"Per colpire il cuore di ognuno
di questi moodspiega- e conseguentemente
per colpire le emozioni
di chi al mood aderisce, è
necessario che tutti gli attori della
comunicazione siano caratterizzati
da passione, emozione,
generosità. Ovvero le caratteristiche
che attengono all'atto
del donare. Il dono fatto con generosità
genera emozione e appassiona
il donatore e il donante.
Un dono fatto all'intelligenza
di un destinatario consapevole
che non vuole essere preso in giro
e desidera rispetto".
Ma non basta ancora … per essere
credibili parola chiave, l'unica
in grado di predisporre un utente/
consumatore all'attenzione,
all'ascolto, al convincimento, alla
fidelizzazione- è necessario,
all'interno di uno scenario stremato
dall'attuale congiuntura e
in crisi di credibilità, essere realisti.
"Oggi più che mai, in un contesto
caratterizzato da profonde
fratture, il realismo non si oppone
ad atteggiamenti quali passione,
emozione e generosità, ma rappresenta
il controcanto in grado
di trasformare tre concetti astratti
in valori veri e credibili".
Infatti, il sogno cui tutti oggi, chi
più o chi meno consapevolmente,
vorrebbero credere è quello
possibile, plausibile, non quello
impossibile e talmente lontano
da essere recepito come una presa
in giro, un insulto.
"A causa delle profonde fratture
che minano lo scenario socioculturale
continua Schiavon-, spesso
si genera un effetto surreale,
dato da un'alternanza di eccesso
di convinzione ed eccesso di
delusione. Un effetto destabilizzante
che aumenta il rischio di
insuccesso di qualsiasi voglia,
azione/comunicazione. Un up e
down tra depressione ed eccitazione,
riscontrabile tanto nei destinatari
quanto nei mittenti della
comunicazione. Si tratta di un
effetto da tenere sotto controllo
perché stanca, fiacca e debilita una realtà/individuo già profondamente offesa".

Progetti? Realizzabili

Come fare ad intercettare l'impegno
di chi continua a credere
nel futuro e ce la mette tutta (speranza);
ripescare coloro che si allontanano
sempre più (distacco);
riuscire ad avere l'attenzione di
chi è occupato a sopravvivere e
non alza mai lo sguardo (sopravvivenza)?
Chiaro che il primo mood appare
come la reazione più positiva
e coinvolta, ma attenzione … se è vero che chi aderisce a questo
atteggiamento non alza un muro
davanti alle possibilità e alle
proposte, è vero anche che è
molto più severo e attento rispetto
al passato e non si accontenta
più della frase "noi abbiamo un
sogno", bensì del sogno mantiene
la parte poetica e passionale,
ma poi pretende anche realismo
e concretezza, insomma un fare
e un essere capaci di lavorare in
sinergia.
D'altro canto, è evidente che chi
è distaccato o costretto a pensare
solo alla sopravvivenza risulta
ben più difficile da intercettare.
Chi è distaccato ha bisogno di ritrovare
"un posto", di sentirsi nuovamente
coinvolto nelle decisioni,
di avere la sensazione di contare
ancora qualcosa, di sentire
che qualcuno lo ascolta, di percepire
che qualcuno lo ritiene
importante.
Da parte sua, chi sopravvive ha
bisogno innanzitutto di "riposare"
rispetto al suo affanno quotidiano,
ma anche di uscire dal suo
isolamento autistico, dalla sensazione
di essere solo a combattere
la sua battaglia. Ma soprattutto
ha bisogno di mettere insieme
mille esperienze frammentarie
e dispersive, faticose e spesso inconcludenti,
dando loro un senso.
"In ultima analisi commenta
Schiavon-, quando si ha la sensazione
di essere dei sopravvissuti,
si ha bisogno innanzitutto di
un progetto, anche piccolo. Anzi,
meglio se, inizialmente, piccolo,
purché dia l'idea della immediata
fattibilità. Il grande progetto è
talmente lontano da questo mood
da non essere letto, perché mancano
i parametri, o meglio, sono
stati distrutti".

Allegati

216_Sentiment_futuro

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