Sette grandi cambiamenti del mercato che tutti vorremmo, ma che il 2017 non porterà

Anche se in fondo un po’ ci speriamo! Come esseri umani la nostra intelligenza lavora per
mantenere lo status quo, ma questo meccanismo non è più premiante sul mercato, nè adatto ai tempi. È ora di spingersi fuori dalla comfort zone e ricominciare a dubitare delle nostre certezze, tornando a guardare i consumatori e i loro bisogni, non solo come  fonte  di  guadagno,  ma  anche  come  fonte  di  risposte  nuove e ispirazioni inedite. In una sorta di previsione al contrario, abbiamo quindi cercato di immaginare una lista di cose che, pur essendo già nei desiderata della gente comune, probabilmente il 2017 non ci porterà per elaborare una base da cui partire per iniziare a seminare i cambiamenti che
ci piacerebbe vedere negli anni a venire.

Più  valore  meno  volumi.
La  nostra  è  una  società  satura quasi sotto ogni punto di vista. Davvero le persone potranno mangiare di più, comprare di più, consumare di più? Per continuare a generare volumi, dobbiamo riuscire a pensare fuori dalla logica dei volumi e tornare a creare un valore fatto di una nuova qualità. Possibile? Forse, ma si tratta di un salto che richiede grande coraggio.

Più specializzazione.
Negli anni è diventato sempre più facile per le imprese allargare il proprio mercato con i cosiddetti Brand stretching: una modalità che ha abituato i consumatori ad aspettarsi tutto da tutti. Un ritorno alla specializzazione aiuterebbe i produttori a ricostruire un asset fondamentale, che rappresenta uno dei grandi temi di oggi: la credibilità. Un cambiamento che forse non tutti hanno voglia di affrontare: essere specializzati richiede la fatica del “Fare”.

Piccolo  e  vicino.
Abbiamo  costruito  grandi  superfici  commerciali che in fondo ai consumatori non piacciono più. Eppure, già che ci sono, è necessario farle funzionare, mentre la gente cerca sempre di più negozi più piccoli e vicini per una spesa frequente e un minore investimento di tempo. Un cambiamento difficile nel breve periodo, con aziende strutturate per riempire interminabili lineari di ipermercati.

Fresco è bello.
Quando la distribuzione funziona bene e l’assortimento non è esagerato, la rotazione a scaffale è veloce e non serve una shelf-life troppo lunga. Questo semplice fatto, già consentirebbe di garantire ai consumatori maggior freschezza e genuinità. Sarebbe bello immaginare soluzioni nuove per fuggire dalle scelte che servono a rendere comoda e sicura più l’industria che la dispensa delle famiglie.

Il tempo per l’innovazione.
Tutti parlano di innovazione, ma quella vera ha bisogno di tempo, di convinzioni forti, di visioni lungimiranti, di non essere testata sui consumatori. Le aziende hanno la responsabilità della crescita culturale delle persone, nei consumi e nelle abitudini. Non possono aspettarsi risposte, le devono dare. Un grande imprenditore italiano diceva: “tutto è fatto per il futuro, andate avanti con coraggio”. Di tanto in tanto dovremmo forse ripetercelo.

Meno parole e più fatti.
La comunicazione ci ha abituati  a  lavorare  sulle  emozioni.  Le  emozioni  sono  ancora
importanti ma hanno bisogno di essere sostenute da solide ragioni in cui credere. La gente ha ancora voglia di sognare, ma  vorrebbe  “sognare  tranquilla”.  Bisogna  saper  tornare  a  parlare di cose fatte, oltre che fare cose per poterne parlare.

Esprimersi con semplicità.
Le cose semplici sono sempre le più buone; le informazioni date con semplicità sono le più vere. La gente sogna soluzioni semplici. Schiettezza, semplicità e trasparenza potrebbero tornare a dare valore a ciò che diciamo. Tutto questo sembra difficile da raggiungere, ma è forse più vicino di quanto pensiamo. Ogni giorno di più vediamo che, in questa nostra società in crisi, chi deve decidere non sembra più in grado di farlo, ma a volte sono proprio le persone a sorprendere, con svolte inaspettate che imprimono una nuova direzione al presente.

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